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WandaVision Recensione: il giudizio finale sulla prima serie TV del MCU

Tiriamo le somme sull'ottimo esperimento dei Marvel Studios, una delle opere più peculiari e bizzarre di tutta la produzione Marvel.

WandaVision Recensione: il giudizio finale sulla prima serie TV del MCU
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WandaVision è una scommessa vincente per i Marvel Studios, a prescindere da alcune flessioni in termini di ritmo e di qualità del racconto. Alla vigilia del 15 gennaio scorso, quando avevamo già sviscerato le nostre prime impressioni su WandaVision, mai avremmo detto che l'esperimento seriale targato MCU potesse metterci di fronte ad un racconto di tale intensità, che riesce pienamente nella duplice missione di riconsegnare a personaggi come Scarlet e Visione la dignità scenica che sembrava perduta e al tempo stesso riuscire a confezionare un prodotto soddisfacente. Dopo aver parlato della puntata finale di WandaVision, è adesso arrivato il momento di tirare le somme in un giudizio finale nel quale cercheremo di riepilogare cos'è stato, complessivamente, WandaVision nell'ambito del genere di riferimento e nell'economia del Marvel Cinematic Universe.

Una splendida sitcom

Arrivata a fine corsa, quel che ci sentiamo di sottolineare anzitutto è la struttura specifica e speculare dello show prodotto da Kevin Feige. Nei primi tre episodi WandaVision è a tutti gli effetti una celebrazione della sitcom americana, perché ripercorre con stile brillante e sagace tutti gli archetipi visivi, concettuali e narrativi della comedy statunitense dagli anni Cinquanta ai Settanta. La quarta puntata ha invece l'arduo compito di scoperchiare il vaso di Pandora sui misteri che legano Wanda Maximoff alla cittadina di Westview, ma al tempo stesso si impone come specchio riflesso di tutta la serie: fornire sempre più risposte ma lasciare addirittura più domande di prima. La scrittura camaleontica dello show di Jac Schaeffer e Matt Shakman è infatti composta a strati, ed è riuscita a tenerci col fiato sospeso fino alla fine dei titoli di coda, seppur il lavoro svolto sulla caratterizzazione di alcuni personaggi non può (a nostro parere) lasciare pienamente soddisfatti. Dopo il quarto episodio lo show continua il suo viaggio filologico nell'omaggiare tutto il meglio della sitcom d'oltreoceano, contaminando sempre più il contesto narrativo dello spettacolo messo in piedi dalla protagonista con il mondo reale, nel quale ha preso corpo pian piano un worldbuilding che cerca di tirare le somme della continuity post-Avengers Endgame.

Dobbiamo dire che la storyline situata al di fuori di Westview perde progressivamente mordente col passare delle puntate nel momento in cui ogni ruolo finisce con l'essere perfettamente definito, tra comprimari, antagonisti e futuri eroi costruiti per ritagliarsi uno spazio più sostanzioso nelle future opere del Marvel Cinematic Universe, una scelta narrativa in linea con la continuity degli Studios della Casa delle Idee.

Il vero "spettacolo" è infatti all'interno delle mura radioattive di Westview, nel quale i Marvel Studios hanno riversato tutto il proprio talento creativo. WandaVision è infatti un prodotto a suo modo autoriale pur confezionandosi come un'opera concepita per un pubblico di consumo. Si è già parlato a lungo della struttura metalinguistica della serie, che riesce a giocare sapientemente con ogni suo stilema narrativo (diegetico e non) per riempire il pubblico di easter egg, strizzatine d'occhio e riferimenti all'universo Marvel e al legame che il MCU ha stretto con il suo fandom.

La trasformazione da sitcom a cinecomic, progressiva e mai davvero invasiva, risulta invece funzionale al ritmo degli eventi, così come pure il formato di distribuzione: WandaVision, esattamente come The Mandalorian (o forse anche di più) ha permesso di riscoprire il valore dell'attesa, delle fan theories, del godersi un racconto senza divorarlo alla velocità della luce per metabolizzarne ogni singolo elemento. Una scelta che, in fin dei conti, possiamo reputare nel complesso vincente, ma che a lungo andare potrebbe aver rappresentato anche il principale limite di uno show che, arrivato al suo ultimo episodio, ha dovuto traghettare i personaggi verso alcuni epiloghi abbastanza prevedibili o insufficienti.

È il caso del personaggio di Monica, che non riceve abbastanza spazio nel finale, o di alcune spiegazioni in merito al più clamoroso ritorno di WandaVision che non ci hanno pienamente soddisfatti. Elementi che non mancheremo di approfondire in un'analisi dedicata agli elementi spoiler del finale dello show Marvel.

La Fase 4: un inizio scoppiettante

In ogni caso, WandaVision rimane un prodotto che ha stile da vendere. Nell'estetica, mai banale e in alcuni momenti persino ricercata grazie alla solidissima regia di Shakman, nella gestione tra riflessione e azione. La serie di DIsney+ è infatti un cinecomic che riesce ad intrattenere riducendo le classiche botte da supereroi all'osso, relegandole in una puntata finale che regala battaglie dal formato abbastanza inedito per il MCU.

Ma è soprattutto nei dialoghi che l'opera riesce a fare la differenza. Brillanti ed efficaci nella loro forma comedy, intensi e profondi nei momenti più drammatici e introspettivi. In tal senso le ultime puntate della serie sono un vero e proprio treno di emozioni, con linee di dialogo confezionate con una delicatezza estrema e supportate da un cast che è riuscito a superarsi. Dalla straordinaria prova attoriale di Elizabeth Olsen, che si dimostra versatile come non mai nel portare un scena una Wanda inedita e divertente, ma anche drammatica a sfaccettata, all'incredibile talento british di un Paul Bettany in forma smagliante, che nel series finale raggiunge vette di bravura recitativa a dir poco commoventi. Due personaggi che finalmente hanno ricevuto lo screen time che hanno sempre meritato, e il cui trampolino di lancio verso una Fase 4 in cui potrebbero avere un ruolo più centrale (Wanda su tutti, dopo le rivelazioni del series finale e la sua incursione futura in Doctor Strange in the Multiverse of Madness) promette un futuro davvero scoppiettante.

WandaVision WandaVision, la prima serie TV del Marvel Cinematic Universe, è un esperimento riuscito, un brillante esercizio di stile che unisce l'apologia della sitcom ad un efficace racconto drammatico che parla di solitudine e accettazione del dolore. Finalmente, insomma, un cinecomic davvero diverso dagli altri, divertente e profondo, con un cast stellare e una scrittura brillante. Com'era prevedibile, tuttavia, lo show mostra il fianco nell'episodio finale, che pur raggiungendo vette straordinarie di drammaturgia e buon fanservice chiude in maniera un po' troppo sbrigativa alcune storyline che avrebbero meritato maggior spazio. Se questo è però il biglietto da visita dei Marvel Studios per il piccolo schermo, la Fase 4 del MCU promette davvero spettacolo.

8.5