Warrior 2 Recensione: su Sky torna la lotta per il potere

Gli scontri mozzafiato tra clan rivali tornano protagonisti in Warrior 2, per una serie tanto adrenalinica quanto violenta.

Warrior 2 Recensione: su Sky torna la lotta per il potere
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Le serie Sky e NOW di maggio puntano a diversificare e arricchire un'offerta già di per sé abbastanza soddisfacente, che ha visto nel mese appena trascorso l'arrivo di alcune produzioni molto attese. Tra queste, Warrior 2 sembrava avere le giuste caratteristiche per stupire, mettendo in scena scontri all'insegna delle arti marziali senza trascurare tematiche importanti e attuali. Dopo aver visto i 10 episodi che compongono questa seconda stagione possiamo finalmente dare un giudizio su questo titolo, che si conferma dotato di grandi potenzialità che però vengono sfruttate solo in parte.

Enter the dragon

Per chi è cresciuto guardando i film di Bruce Lee e apprezzando le sue incredibili doti da artista marziale sarà naturale associare questa serie alle suddette pellicole. A rafforzare questa posizione, la presenza al timone di Warrior di Shannon Lee e la volontà dello showrunner Jonathan Tropper di prendere spunti da alcuni scritti del padre del Jeet Kune Do. Fatta questa premessa, Warrior ha una sua chiara identità che la contraddistingue, portando in scena tematiche importanti e attuali, che vanno di pari passo ai pirotecnici scontri che incendiano ogni episodio.

Come scrivevamo nella nostra anteprima di Warrior 2, ritroviamo Ah Sahm (interpretato da Andrew Koji) in una San Francisco dove il sangue scorre regolarmente per le strade, tra scazzottate nei bar, incontri clandestini e lotte fra gang. Uno scontro ampio che non coinvolge soltanto i criminali e le lotte di potere, ma anche la questione razziale e l'odio verso i cinesi che alberga nella città. La vicenda principale, ambientata a fine '800, vede infatti San Francisco divisa in quartieri controllati da gruppi diversi, e il flusso continuo di cinesi che sbarcano nella terra promessa non fa che alimentare queste divisioni, irritando gli irlandesi guidati da Dylan Leary (Dean Jagger) e inasprendo lo scontro interno tra le Tong (gruppi criminali) cinesi di Chinatown.

Quest'ultime vedono due famiglie al comando: da una parte i Long Zii comandati da Mai Ling (Dianne Doan) e dall'altra gli Hop Wei di Father Jun (Perry Yung) che vantano tra le loro fila Ah Sahm. Il nostro protagonista, dopo aver scalato le gerachie, in questa seconda season si trova in una posizione tale da poter influenzare in modo decisivo l'esplosivo Young Jun (Jason Tobin), ormai pronto a prendere il comando degli Hop Wei al posto del padre. La conseguenza delle azioni dei due li porterà ad alimentare un ulteriore scontro all'interno della stessa famiglia, in una storia nella quale il conflitto domina la narrazione; partendo dalla battaglia interna alla Tong per arrivare a quella con gli irlandesi e i Long Zii. E saranno proprio le animosità tra le diverse comunità etniche a portare a galla un altro tassello fondamentale di questa seconda stagione, ovvero la questione razziale.

La manodopera cinese prende infatti terreno a discapito di quella irlandese, e quest'ultimi sono decisi a rivendicare la loro priorità ritenendosi più americani dei cinesi. Un'idea che crescerà di episodio in episodio fino ad esplodere in una vera e propria guerra cittadina su larga scala, portando morti e gravi conseguenze, come realmente accaduto negli scontri razziali di San Francisco nel 1877. Le tante fazioni in gioco sono terreno fertile per alleanze e tradimenti che contagiano la polizia e anche le varie istituzioni politiche; il risultato è un massacro nel quale ci saranno solo sconfitti.

Sii come il fuoco

Se una delle famose citazioni di Bruce Lee richiama l'acqua e la sua capacità di adattarsi e farsi strada, in Warrior sembra che tra gli elementi quello dominante sia il fuoco. Non ci sono mediazioni o trattative che non contemplino corruzione o sangue, e spesso i leader delle fazioni in campo tendono ad affrontare di petto il proprio nemico, piuttosto che cercare un accordo. Uno spirito vulcanico che si riflette anche sulle azioni dei protagonisti, da Leary che preferisce far saltare in aria una fabbrica piuttosto che lasciarla in mano ai cinesi, all' impulsivo e irascibile Young Jun.

Questi tratti dominanti dei vari personaggi vengono ovviamente accompagnati dalle scene d'azione, vero motore dell'intera produzione. Gli scontri sono ben coreografati, violenti e spettacolari, e in uno degli ultimi episodi assistiamo a circa 40 minuti di pura adrenalina, portando in scena una vera e propria guerra che coinvolge gran parte della città. Una brutalità che ci viene ripresentata più volte senza filtri, in una spirale di violenza senza fine.

Purtroppo, anche questa seconda stagione non è però esente da difetti e soprattutto nella parte centrale c'è un calo evidente. Sono presenti alcune storyline secondarie, ma non sempre vengono sviluppate nel modo giusto. Anche lo stesso finale, pur godendo di un penultimo episodio di alto livello, vede una chiusura di stagione un po' sottotono, che non riesce a sigillare ogni storia nel migliore dei modi. Per quanto riguarda invece la caratterizzazione dei protagonisti, escluso Ah Sahm, sugli altri non sempre c'è l'approfondimento necessario. Vengono alla luce frammenti del passato di alcuni comprimari, ma restano episodi sporadici che emergono di tanto in tanto nel corso delle varie storyline secondarie.

Figure come Leary o Mai Ling, ad esempio, pur essendo importanti non vengono esplorate a sufficienza, lasciando soltanto alcuni dettagli. Passando invece alla gestione politica che fa da sfondo alle varie lotte, la questione razziale emerge in modo convincente, e ci dà l'opportunità di approfondire un capitolo della storia americana ancora poco trattato, mettendo in piedi diversi intrecci interessanti. Ottima anche la ricostruzione di San Francisco, per una città divisa che diventa teatro della lotta per l'identità e per il lavoro degli irlandesi e dei cinesi, mentre le classi sociali più benestanti cercano di ricavare il massimo sfruttando il più possibile i lavoratori.

Infine, da segnalare diversi omaggi a Bruce Lee: dal torneo di arti marziali, all'iconico utilizzo dei nunchaku, imitando le pose del grande maestro: tutte chicche che i fan del personaggio apprezzeranno sicuramente. Considerando quanto detto, Warrior 2 ha delle ottime carte da giocare, ma i suoi punti di forza sono anche i suoi limiti, impedendo alla serie di ampliare alcuni aspetti importanti e lasciando alcuni personaggi appena abbozzati.

Warrior - Bruce Lee inspired series Se cercate scene d'azione condite da violenza e arti marziali, Warrior fa sicuramente al caso vostro. In questa seconda stagione vengono portate alla luce anche alcune tematiche rilevanti, ma se in alcuni casi queste portano ad approfondimenti importanti, in altri restano solo accennate. In definitiva Warrior è sicuramente una serie interessante, ma restano diversi difetti da limare.

7.5