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Warrior Nun 2 Recensione: le suore guerriere Netflix non fanno il miracolo

Un demone che si professa un Dio e delle suore guerriere che devono fermarlo: per quanto sembra promettente, Warrior Nun 2 non lo è affatto.

Warrior Nun 2 Recensione: le suore guerriere Netflix non fanno il miracolo
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Dopo l'annuncio del mancato rinnovo di Fate - The Winx Saga a seguito della seconda stagione, tra le serie di novembre 2022 di Netflix torna invece Warrior Nun. Sebbene non ci sia alcun collegamento diretto tra i due prodotti della piattaforma, è impossibile non notare come, in qualche maniera, il modo di confezionare i due lavori sia alquanto similare, ponendo al centro un gruppo di personaggi femminili con poteri e tecniche di combattimento incredibili, conditi da elementi soprannaturali. Da una parte è la magia più canonica quella al centro delle azioni e delle personalità delle protagoniste, mentre nella serie nata dai fumetti di Ben Dunn e arrivata per la prima volta sulla piattaforma nel 2020 (ne parlavamo nella nostra recensione di Warrior Nun) è la religione a fare da base per le azioni e i comportamenti dei personaggi, mettendo al centro un gruppo di suore guerriere e ponendo le loro capacità al servizio della fede.

Un demone sceso in Terra

Una dottrina che vede una vera e propria organizzazione formare alla lotta le sue discepole e di cui Ava (Alba Baptista), dopo aver acquisito la tanto venerata Aureola, diventa il cardine nella sfida contro un demone sceso in terra, che si spaccia per un angelo.

Una creatura, che vuole incarnare il prossimo Dio, catapultato nel mondo ordinario sul finire della prima stagione e che detta l'intero corso della narrazione di questo ritorno. Una finta (o reale?) divinità che cercherà di farsi accerchiare da un gruppo di fedeli e poter avviare un proprio culto, quello che le suore dovranno fermare, per una battaglia in cui Ava si metterà in prima linea. È un sentimento ambivalente quello che spinge la ragazza, salvata da quella Aureola che a volte vive come un fardello. Da una parte il senso di colpa di aver in qualche modo evocato lei stessa tale Adrian (William Miller) e avergli dato la possibilità di circondarsi di fanatici, dall'altra il bisogno di non mettere in pericolo le persone che, quando era in difficoltà, sono riuscite a salvarla, pur con tutte le contraddizioni e le responsabilità che l'hanno resa la colonna portante della coalizione delle suore guerriere. Se dunque la protagonista ha bene a mente i propri obiettivi e le emozioni che la sospingono, in Warrior Nun è un senso di ripetitività e non approfondimento di questi input che arresta presto la stagione, andando avanti tra complotti e scontri fisici, che hanno meno spirito di quanto le protagoniste vorranno far credere.

Questioni troppo alte per una serie mediocre

Anche la storia, seppure bene orchestrata, sembra avere una sola idea che cerca di stiracchiare per le intere otto puntate, in cui i colpi di scena sono abbastanza telefonati, pur essendo comunque in grado di portare avanti la narrazione.

È però un girare troppo attorno a un unico punto e aspettare di arrivare ad affrontarlo alla fine che rende scoraggiante la visione di Warrior Nun, costante e monotona fino alla chiusura. Una fine che, come si augura ogni serie, è solamente il principio di un prossimo racconto, quello che vorrebbe guardare ad una terza stagione, ma potrebbe invece condurre alla stessa sorte delle college fatate del The Winx Club. Perché, purtroppo, Warrior Nun non presenta nulla di talmente audace o accattivante che valga la pena approfondire. Sensazione che la visione delle puntate stesse palesa e che pone di fronte a un risultato magari stuzzicante la prima volta, ma presto reso privo di sostanza, nonostante voglia ribaltare i dogmi che conosciamo della Chiesa o si ponga come critica verso associazioni o partiti in cui un leader è portato a ritenersi superiore al genere umano.

Una mescolanza tra questioni che vertono attorno la religione, il credo, i metodi di persuasione e l'autorità che vengono trattati con coscienza, però spicciola, generando due fazioni in guerra tra loro in cui le suore devono tentare di vincere. Un interrogarsi sul ruolo e la figura di Dio per cui la serie non ha una presa abbastanza decisa da poterne discutere veramente, accennando solamente a questioni più grandi da poter contenere, in un contrapporsi tra scienza e fede, angelico e diabolico che rimane blando e superficiale.

Peccato perché in tutto questo Warrior Nun 2 si avvale anche di una rappresentazione dei suoi mostri e delle loro fattezze alquanto discreta, sicuramente riportabile a uno stile più vintage che contemporaneo, ma comunque ben realizzato per la messa a punto dei nemici delle protagoniste. Uno di quei prodotti che, negli effetti visivi e nella messinscena, ricorda molti di quei programmi visti tante volte sui canali in chiaro in cui pur non elogiandone la riuscita si era comunque disposti a passarci sopra, cosa che si tenta di fare anche con la serie Netflix, ma su cui va pesando purtroppo l'inconsistenza dell'intreccio.

Warrior Nun - Stagione 2 Se inizialmente Warrior Nun aveva incuriosito per il suo gruppo di suore protagoniste capaci di stendere chiunque a mani nude, per la seconda stagione ci si sarebbe aspettato di più, per non rendere così la serie semplicemente un altro prodotto con cui riempire i corridoi digitali di Netflix. Purtroppo, però, nonostante la fede, la narrazione che Warrior Nun 2 presenta è monotona e ripetitiva, diluita fino alla conclusione delle sue otto puntate, al netto di una messinscena che intriga, pur non facendo gridare al miracolo.

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