Watchmen 1x03 Recensione: al telefono con Dio

All'apice del suo primo atto, Watchmen (re)introduce un importante personaggio del fumetto originale e si avvicina come non mai ai temi di The Leftovers.

recensione Watchmen 1x03 Recensione: al telefono con Dio
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Con She Was Killed By Space Junk, terzo episodio del suo Watchmen, lo showrunner Damon Lindelof avvicina quanto mai finora il modus operandi della nuova serie HBO alla sua opera precedente, The Leftovers. Lo fa stremizzando i punti di contatto tra le due opere non solo dal punto di vista strutturale, ma soprattutto sul versante tematico. Se nelle precedenti due puntate (qui la recensione di Watchmen 1x01 e qui la recensione di Watchmen 1x02) l'autore aveva introdotto il suo mondo disegnando un 2019 alternativo rispetto alla storia originale di Alan Moore, in questo nuovo capitolo gli argomenti della trilogia di The Leftovers diventano preponderanti.

Pur permettendo alla trama di muoversi in avanti (anche se di un minimo, come accadeva del resto nel dramma spirituale sempre prodotto da HBO, che consisteva principalmente in episodi simil-autoconclusivi e focalizzati su un solo personaggio) Lindelof si concentra sulla ricerca di Dio da parte dell'uomo, mettendo al centro della trama un lungo monologo incentrato sulla figura di Dottor Manhattan, contattato tramite una cabina telefonica in linea diretta con Marte. A raccontarlo il personaggio di Laurie Jupiter, protagonista del fumetto originale che fa il suo esordio in questo sequel televisivo.

Il Giudice di tutta la Terra

Introdotta in una sequenza che paga pegno a quella di apertura de Il Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan (anche quella, pensata per presentare il Joker di Heath Ledger, era tutta basata sul ribaltamento dei ruoli coinvolti nella rapina), questa nuova Laurie Jupiter è molto diversa da quella che conoscono i lettori del fumetto e i fan del film di Zack Snyder.

Col volto di Jean Smart assomiglia non poco alla Carla Gugino con trucco e parrucco usati per sembrare più vecchia nel presente (1985) dell'adattamento cinematografico del 2009: lì, quando una giovane Laurie aveva il volto di Malin Akerman, la Cugino impersonava un'anziana (e una giovane) Sally Jupiter, madre di Laurie, e c'è una vaga somiglianza fra quella mamma quasi settantenne e questa figlia fra i cinquanta e i sessanta - ma ancora bella vispa - non solo a livello estetico ma anche emotivo (e sessuale).

Dopo essere stata Juspeczyk (il cognome originale della sua famiglia, di origini polacche), Jupiter e poi Sandra Hollis nelle pagine finali di Watchmen, oggi il personaggio ha cambiato il cognome in Blake, omaggio al suo vero padre Edward Blake, alias il Comico: frutto di una tormentata relazione fra Edward e sua madre Sally, che continuò ad amare il collega vigilante dei Minutemen anche dopo che questi provò a violentarla - lo stupro fu impedito dall'intervento di Giustizia Mascherata - questa nuova Laurie Blake creata da Lindelof incarna alla perfezione la commistione dei due genitori, mostrandosi sia crudelmente cinica come il padre, sia fortemente nostalgica come la madre.

Non è dato sapere che fine abbia fatto il suo compagno Dan Drieberg alias Gufo Notturno, che a sua volta cambiava nome in Sam Hollis alla fine della serie a fumetti e che nella vita di Laurie sembra essere perdurato nella forma di un gufo domestico di nome Who, ma è evidente di quanti danni emotivi la donna abbia dovuto sopportare il peso nel corso degli anni: non solo la mancanza del Dottor Manhattan, ma soprattutto i demoni rappresentati dallo scherzo giocato da Ozymandias all'umanità, una magia devastante della quale Laurie non ha mai potuto rivelare il trucco.

Guardate la mia opera, e disperate

Tutto il lungo monologo incentrato sulla figura di Dio che il personaggio recita nel corso della puntata - molto vicino a qualcosa su cui avrebbe potuto riflettere il Matt Jamison di Christopher Eccleston di The Leftovers - è impostato sulla dialettica Dio vs Uomo.

Curiosamente si tratta di una tematica molto cara anche a Zack Snyder (citato nella puntata tramite un dipinto dei Watchmen in stile Andy Warhol, chiaro riferimento ad una scena della sequenza dei titoli di testa del film del 2009), che Lindelof usa per farci entrare nella nuova psicologia di Laurie: il paradosso qui è che Dottor Manhattan è ovviamente un prodotto della scienza e quindi quanto di più lontano possibile dal concetto di Dio con valenza religiosa/spirituale. Eppure il racconto è piuttosto ambiguo, in quanto rappresenta sia il confronto fra Ozymandias e Manhattan, vinto incredibilmente dal primo nonostante il secondo fosse a dir poco avvantaggiato e che ancora ossessiona la protagonista, sia l'impotenza dell'umanità (ovvero lei) di fronte all'inevitabile.

E' interessante perché in questa storia le figure di Dio e dell'Uomo sono quasi interscambiabili, il mortale Ozymandias per Laurie rappresenta la volontà di Dio mentre l'onnipotente Manhattan le ricorda la fallacia dell'essere umano, pieno di difetti, privo di senso dell'umorismo e soprattutto di un cuore (l'ha abbandonata lasciando un vuoto gigantesco, che lei tenta di riempire con imberbi agenti federali appassionati alla storia dei Watchmen o con... vibratori blu dalle dimensioni spropositate).

La stessa risolutezza di Adrian che tanto tormenta Laurie viene riflessa in Angela Abar, che, nel corso della splendida sequenza del funerale - scandita da un montaggio alternato perfetto e dalle note ticchettanti della colonna sonora di Reznor/Ross - esattamente come Ozymandias risolve un problema apparentemente impossibile da risolvere attraverso una soluzione tanto pratica quanto assurda. È la tematica del Nodo Gordiano che rappresentava un leitmotiv nel Watchmen fumetto, e il lavoro di scrittura col quale Lindelof mette in relazione Laurie ed Angela è di una finezza incredibile.
Tra gli altri elementi da sottolineare, l'esordio del Millennium Clock - del quale sapremo di più nel prossimo episodio - e il proseguimento dei misteriosi esperimenti di Veidt, sempre più raccapriccianti.