Westworld 3: recensione dei primi quattro episodi della nuova stagione

La terza stagione di "Westworld" universalizza le tematiche, si presenta più lineare e aumenta la scala: ora tutto il mondo è parco.

recensione Westworld 3: recensione dei primi quattro episodi della nuova stagione
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Il 2016 è stato un anno cruciale, uno spartiacque per la serialità televisiva. È stato l'anno di Westworld, la serie sci-fi HBO partorita dalle menti di Lisa Joy e Jonathan Nolan. Una serie che fin dagli esordi ha dovuto fare i conti con un catulliano rapporto di amore/odio con il pubblico, nonostante il plauso della critica. La visione distopica di un parco a tema popolato da androidi dotati di intelligenza artificiale (detti "hosts"), sui quali gli esseri umani potessero sfogare i propri istinti più primordiali senza alcuna conseguenza, faceva il paio con quella filosofica dello sviluppo cognitivo da parte degli hosts, che decidevano di non sottostare più alle barbarie dell'umano divertimento, per autodeterminarsi e conquistare così quel mondo reale da sempre negatogli.

Quattro anni e due stagioni dopo, siamo pronti per gli otto episodi della terza stagione di Westworld, in onda in esclusiva su Sky Atlantic dal 16 marzo. Abbiamo visto i primi quattro episodi in anteprima. Ma prima di scoprire cosa ne pensiamo, ripercorriamo gli eventi che ci hanno portato a questo punto.

Questi piaceri violenti hanno una fine violenta

Dolores (Evan Rachel Wood) è una host legata a doppio filo al destino trentennale del parco e a quello di uno dei suoi creatori: Arnold (Jeffrey Wright). L'uomo, per impedire l'apertura di Westworld al pubblico perché preoccupato dalle incognite legate all'intelligenza artificiale, architetta il proprio assassinio da parte della stessa Dolores, da lui riprogrammata con una personalità malvagia, salvo poi rinascere anch'egli come androide per mano del collega Robert Ford (Anthony Hopkins), che ha letteralmente insabbiato il tutto e vuole l'ex collega, ora ribattezzato Bernard, come parte del proprio piano.

Di fronte alla brutalità delle azioni compiute sulle sue creazioni e all'impossibilità di quest'ultime di reagire, a causa di una programmazione che le mantiene su binari narrativi ed etici prestabiliti, Ford ne pianifica il risveglio delle coscienze. Il "Labirinto" creato da Ford è un percorso cognitivo al termine del quale l'host può finalmente prendere coscienza di sé, attraverso il ricordo rimosso delle vite passate, rievocato da gestualità subliminali dette reveries.

Dolores scopre così che può essere artefice del proprio destino e scatena una ribellione che uccide gran parte del Consiglio di Amministrazione della Delos (la società proprietaria del parco), compreso lo stesso Ford, e si prepara alla fuga verso il mondo esterno. L'intenzione di Maeve (Thandie Newton) è la stessa; la host, che ha acquisito non solo coscienza, ma anche la capacità di controllare gli altri hosts, decide di salvare prima la figlia, facendole attraversare "la Porta", un passaggio progettato da Ford, che conduce gli hosts in un Eden digitale libero e sterminato.

Pur riuscendo nel suo intento, Maeve cade vittima della rappresaglia della Delos, capitanata da Charlotte Hale (Tessa Thompson), intenzionata a sedare la rivolta degli automi. Nonostante l'indottrinamento di Ford, Bernard pensa che l'intento omicida di Dolores sia folle, così la uccide. Ma, di fronte alla spietatezza di Charlotte, sia nei confronti degli umani, che degli automi, Bernard ci ripensa, così reincarna Dolores in una replica di Charlotte, che elimina l'originale. Dolores/Charlotte è così libera di andare nel mondo reale, pronta per la vendetta contro il genere umano.

C'è un'altra incognita non ancora presa in considerazione: l'Uomo in Nero (Ed Harris), al secolo William, vice presidente della Delos, nonché proprietario di Westworld. William ha trovato un potenziale infinito nel parco, ma Westworld è stato anche la sua rovina. In una prima visita al parco si è innamorato di Dolores, con la quale ha avuto una storia, distrutta quando il cognato Logan Delos (Ben Barnes) lo ha messo di fronte alla reale natura della ragazza, facendola resettare e cancellando di fatto l'amore vissuto con William.

L'uomo da allora è caduto in una spirale di violenza e di indifferenza che lo porta di anno in anno a visitare il parco cercando un senso alla propria esistenza, sacrificando la figlia e la moglie in un gioco del quale crede di essere il protagonista, e portando avanti al tempo stesso il vero progetto della Delos alla base di Westworld: registrare una copia perfetta della mente di ogni visitatore, così da offrire ai più facoltosi un biglietto per la vita eterna, grazie alle tecnologie sviluppate da Ford ed Arnold.

Il Nuovo Mondo

Dopo il "Labirinto" e la "Porta" siamo così pronti a scoprire cosa ci aspetta in questa terza stagione di Westworld e la risposta è: il nuovo mondo. I primi quattro episodi della terza stagione ci regalano uno sguardo inedito su ciò che Dolores si è conquistata; uno sguardo virginale su un futuro che finora ci è stato precluso dalle ricostruzioni storiche di Westworld, Shogun World e Raj.

Il 2058, questo l'anno domini nel quale sono ambientate le vicende, è un concentrato di tecnologia, dove uomo, macchina ed intelligenza artificiale lavorano in apparente sinergia. Dolores è entrata in intimi rapporti con Liam Dempsey Jr., figlio del co-fondatore di Incite, misteriosa azienda concorrente della Delos, che possiede una tecnologia inquietante. L'umanità infatti è sempre stata scossa da eventi catastrofici di natura sociale, politica e ambientale, ma dal 2039, per la prima volta nella storia, l'umanità ha un autore. Incite ha infatti creato il "Sistema" per porre fine a queste "divergenze" e per imbrigliare l'umanità in una vita controllata a sua insaputa, che detta il destino di ogni singolo individuo basandosi sulle statistiche di successo generate da ogni evento, conversazione o incontro della sua vita.

Il "Sistema" individua le divergenze e le blocca sul nascere, ma ce n'è una in particolare che non è riuscito a prevedere; la presa di coscienza degli hosts e il loro irrompere nel mondo reale. Ci troviamo così di fronte ad una realtà distopica su scala mondiale che fa sfigurare le sterminate distese dei parchi a tema della Delos. La Incite ha creato un vero e proprio sistema di controllo dell'umanità con il pretesto di cancellare ogni evento negativo dalla faccia della terra, scrivendo di fatto il futuro.

L'architetto di questo sistema è Serac (Vincent Cassel), CEO di Incite, disposto a tutto affinché il velo di Maya steso sulla popolazione mondiale non venga tolto. Rehoboan, questo è il nome dell'immensa sfera di dati che regola il destino dei singoli e ne detta il successo o il fallimento. Di chiara ispirazione biblica, Roboamo era il figlio e successore di Solomone - ricordando che nel teaser la prima build del "Sistema" si chiamava proprio "Solomon" - punito da Yahweh per l'infedeltà dimostrata dal padre. Un costrutto narrativo che forse troverà senso nel disegno generale della stagione, vista la volontà di Dolores di scardinare questo sistema. Perché sta per giungere il momento in cui gli umani che giocano a fare Dio si ritroveranno faccia a faccia con quelle che sono a tutti gli effetti delle divinità.

Il libero arbitrio non è libero

Il libero arbitrio, la volontà di potenza e l'autodeterminazione sono tra le tematiche principali della serie HBO. Gli hosts di Westworld sono dei golem cibernetici, programmati per eseguire una routine, per vivere e morire senza uno scopo, se non per la catarsi nichilista dei visitatori. Il fascino della scoperta di questi pilastri dell'umano essere in un qualcosa che è altro dall'essere umano ha prodotto fiumi d'inchiostro da parte di autori più e meno illustri, ma ha trovato in Westworld il veicolo per essere comunicato al pubblico di massa.

La presa di coscienza di Dolores, di Maeve e di Akecheta (Zahn McClarnon) sono tra le linee narrative più riuscite di questa serie, perché umanizzano la macchina, presentando come un'epifania ciò che nella vita di tutti i giorni noi diamo per scontato.

Tutto questo è ancor più interessante alla luce dei primi eventi della terza stagione, che coinvolgono il personaggio di Caleb Nichols (Aaron Paul). Caleb è un umano con una vita piatta e priva di soddisfazioni, che si divide tra la madre malata che non lo riconosce, il dolore incessante per un amico morto, un lavoro nell'edilizia che non lo soddisfa e una serie di crimini per tirare a campare.

Caleb è uno dei punti più bassi dello spirito di autodeterminazione che anima Westworld. La sua è una vita da vinto. Nessuna possibilità di riscatto e una mezza idea di farla finita, ma forse una via d'uscita c'è ed è Dolores. Il rocambolesco incontro con l'androide gli aprirà gli occhi su un mondo dove il libero arbitrio non esiste; il mondo controllato dalla Incite, nel quale lui non è che una pedina, per di più già predestinata al fallimento. Ed è qui che Westworld si innalza oltre i limiti di quanto finora trattato, nel rapporto tra un androide che ha trovato la propria ragione d'essere e che incita un umano a fare lo stesso, per seguirlo nella sua rivoluzione. Anche William dovrà fare i conti con una realtà dalle tinte sempre meno definite e con i dubbi esistenziali che caratterizzano da sempre il suo personaggio, ora tormentato dalle visioni della figlia Emily e da un bisogno disperato di equilibrio, nonostante le mire di Charlotte/Dolores nei confronti della Delos cercheranno in tutti i modi di screditarne la sanità mentale.

Cambio di ritmo

Westworld è sempre stato amato e odiato anche per la sua struttura narrativa complicata, fatta di flashback, flashforward e visioni parziali dei fatti. Se la prima stagione ha giocato moltissimo con i ricordi di Dolores e con il dualismo tra William e l'Uomo in Nero, la seconda faceva perno sui ricordi volutamente frammentati di Bernard, utilizzati come impianto narrativo. Chissà cosa si sarà inventato Nolan per questa nuova stagione? La risposta è alquanto spiazzante: linearità è la parola chiave nei primi quattro episodi della terza stagione di Westworld. Gli intrecci del mondo esterno godono di un respiro più ampio e di un trattamento più in linea con la serialità che consumiamo quotidianamente.

Le linee narrative si sfiorano e si rincorrono per poi scontrarsi e dividersi, fino all'inevitabile confronto che seguirà negli utlimi episodi della stagione. Quella di Dolores fagocita quella di Caleb, per scontrarsi con quella Bernard, intenzionato a fermare la donna. Ma Dolores deve fare i conti anche con Maeve, rimasta intrappolata in un circolo vizioso ambientato nella Seconda Guerra Mondiale e sotto il controllo di Sarac, intenzionato a distruggere Dolores per salvaguardare la Incite e mettere le mani anche sulla Delos di William, che a sua volta viene tenuto sotto scacco da Charlotte.

Il quadro è di per sé articolato, ma l'esecuzione è molto lineare e rende questo cambio di passo una delle peculiarità di questa stagione di Westworld, concedendo più respiro alle tematiche legate ai singoli personaggi, uno fra tutti quello di Charlotte, coscienza trapiantata in un corpo che non le appartiene e che rigetta, ma con il quale dovrà imparare a convivere per la buona riuscita del piano; non mancheranno i colpi di scena a riguardo.

Questione di stile

L'imponenza produttiva di Westworld ha sempre lasciato pochi dubbi sulla qualità di questa serie e in questa stagione si raggiunge l'apoteosi di questo processo. Il mondo futuristico al di fuori del parco è vivo e credibile con i suoi veicoli e strutture iper-moderni, dove il design fonde forme sinuose e materiali diversi in concept verosimili. L'attenzione maniacale alla scenografia si integra con una gestione di prim'ordine degli effetti visivi e con una regia di stampo cinematografico coadiuvata da una recitazione che si attesta su ottimi livelli.

Nel dettaglio, il primo episodio, diretto da Jonathan Nolan, rivela l'influenza diretta del fratello, con una spettacolarizzazione dell'azione che affianca uno stile consolidato ad interessanti scelte di regia, dove il piano sequenza si affianca al frenetismo del montaggio alternato. Una cura che si estende anche alla realizzazione dell'opening, da sempre foriera di indizi nell'economia narrativa della serie. Chissà che i riferimenti al mito di Icaro non corrispondano alla tracotanza di Dolores, destinata a cadere nel disperato tentativo di raggiungere un obiettivo disperato, oppure il riferimento è altrove? Per saperlo dovremo attendere la conclusione di questa stagione.

Westworld - Stagione 3 La terza stagione di “Westworld” è pronta a tornare ed è in splendida forma. Cambiano la posta in gioco e le dimensioni dello scenario. Ora tutto il mondo è parco ed è il genere umano stesso ad essere oppresso da limitazioni che impediscono l’esercizio del libero arbitrio e, in definitiva, la realizzazione del proprio destino. Dolores è riuscita a fuggire da Westworld e ha portato con sé degli alleati, ma anche un antagonista; riuscirà Bernard a fermare la sua rivoluzione o si unirà a lei in ultima istanza? Meave e William sono sotto scacco: la prima di Serac, il villain proprietario della "Incite", la società che controlla le sorti della popolazione e che tramite lei vuole eliminare Dolores, il secondo di Charlotte, che mira ad escluderlo dalla "Delos" per esercitare il controllo sulla società. La linearità della narrazione è un unicum nello stile della serie, ma è anche un valore aggiunto. La qualità HBO non si discute e l’attenzione maniacale del duo Joy/Nolan ci regala frangenti cinematografici sul piccolo schermo. L'evoluzione tematica della serie è da capogiro: ora sono gli androidi a dover insegnare agli umani come essere liberi. Non vediamo l’ora di vedere come andrà a finire, ma per ora non ci resta che attendere il 16 marzo e sintonizzarci su Sky Atlantic.