What We Do In The Shadows 2 Recensione: torna la serie comedy sui vampiri

Una famiglia di vampiri e un servo dalle origini pericolose. La ricetta per un disastro o per una serie piena di spassose ambiguità?

recensione What We Do In The Shadows 2 Recensione: torna la serie comedy sui vampiri
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What We Do in the Shadow ha già conquistato gli spettatori con una prima stagione spassosa e irresistibile, impossibile da non divorare in un binge watching compulsivo. Puntata dopo puntata ha messo in scena le assurde vicende di una famiglia di vampiri e del loro servo, costretti a convivere a Staten Island, tra difficoltà ad ambientarsi nel mondo umano, incidenti e ambiguità. What We Do in the Shadows, creata da Taika Waititi e Jemaine Clement, torna con una nuova stagione che fin dai suoi primi episodi conferma lo stile fresco e coinvolgente dei suoi esordi (trovate qui le nostre prime impressioni su What We Do in the Shadow 2), complicando però il rapporto tra i personaggi con un problema che tormenta proprio il famiglio Guillermo. Così, dopo la felice notizia della conferma di What We Do in the Shadows 3, non vi resta che scoprire i segreti di questa seconda stagione nella nostra recensione completa.

Quando il sangue non è acqua!

La prima stagione di What We Do in the Shadows ha sottolineato con entusiasmo la genialità del prodotto, la sua comicità brillante e l'eccellente costruzione di personaggi davvero spassosi, capaci di ironizzare sul mondo dei vampiri e sulle loro macabre abitudini. Ma come riproporre gli stessi concetti dimostrando al tempo stesso originalità? La risposta risiede proprio in Guillermo (Harvey Guillén), il membro in apparenza meno sorprendente del gruppo di protagonisti, ma che già nella scorsa stagione ha gettato le basi per delle interessanti novità. Da sempre grande fan dei vampiri e desideroso di diventare uno di loro, Guillermo, famiglio umano di Nandor (Kayvan Novak), scopre in realtà di essere il discendente di Abraham Van Helsing. Una serie di incidenti lo portano a capire di avere un certo talento nell'uccidere i vampiri e questo lo getta in uno stato di profonda preoccupazione: la sua linea di sangue lo porterà a diventare un cacciatore di vampiri? O il suo destino può essere diverso?

La seconda stagione segue questo spunto, moltiplicando le situazioni in cui Guillermo, anche senza volerlo, veste i panni dell'abile sterminatore di vampiri, dando vita a fraintendimenti e ambiguità. In appoggio ai singoli episodi spassosi che coinvolgono Nandor, Nadja (Natasia Demetriou), Laszlo (Matt Berry) e Colin Robinson (Mark Proksch), la storyline di Guillermo regala dinamismo alla serie e permette al prodotto di non essere mai uguale a se stesso. Man mano che il famiglio diventa sempre più esperto e consapevole delle proprie capacità, si gettano anche le basi per la già confermata terza stagione, che potrebbe approfondire il destino del ragazzo e il suo ruolo all'interno del divertente gruppetto di vampiri.

I dubbi di Guillermo complicano inoltre il rapporto con il padrone Nandor, antico vampiro che preferirebbe di certo essere impalato piuttosto che ammettere di provare dell'affetto per il famiglio. La seconda stagione di What We Do in the Shadows approfondisce ancora un po' il loro legame, regalandoci qualche istante di tenerezza (non senza la solita ironia). Tra i colpi di scena che vedono protagonista Guillermo e le simpatiche guest star a dare volto a nuovi personaggi (Mark Hamill, Benedict Wong, Haley Joel Osment e Nick Kroll), la serie si rivela ancora capace di coinvolgere e intrattenere con uno spirito fresco.

Una seconda stagione con meno verve, ma dallo stile che non tradisce mai!

Di rivisitazioni del secolare mito del vampiro ce ne sono state davvero tante, alcune horror, altre comiche, altre ancora romantiche. La mole di riscritture del tema è tale che non è facile decidere di basare un'intera comedy su mostri e vampiri senza mostrare talvolta una mancanza di originalità e innovazione. What We Do in the Shadows ha invece saputo sviare con determinazione questo rischio, imponendosi sulla scena con uno stile particolare e una sceneggiatura volta non solo a rivisitare il mondo soprannaturale, ma a ridicolizzarlo e a immergerlo nella realtà dei viventi, con risultati esilaranti. La particolarità del tono viene esaltata anche dalla scelta di fare di questa serie un mockumentary, ossia un finto documentario sulla vita di questi bizzarri succhiasangue. Il format permette l'elaborazione di battute e scene che sfondano la quarta parete, dando vita a istanti di brillante comicità. Il meccanismo funziona anche nella seconda stagione. I tecnici vengono spesso coinvolti nelle vicende dei soggetti del documentario e gli sguardi in camera sono spesso l'elemento che più suscita la risata, oltre alle battute e ai giochi di parole.

Complice forse la presenza limitata di Waititi e Clement nella gestione degli episodi, questa seconda stagione si rivela altrettanto geniale, ma di minor impatto. Sono forse i momenti di quotidianità umana a mancare nei nuovi episodi. Se nella prima stagione si puntava molto sulla volontà di sottolineare l'apparente incompatibilità tra mondo dei mortali e creature soprannaturali, le abitudini terrene diventano qui soggetto del mockumentary solo in pochi episodi (spassosa la puntata nella quale i vampiri vengono invitati a vedere il Super Bowl a casa di amici, con risultati decisamente imprevisti), concentrando la gran parte della stagione su figure e fenomeni misteriosi, come fantasmi, streghe e, ovviamente, altri vampiri.

Questo ci permette di dare uno sguardo a nuove forme di rivisitazione in chiave comica di creature ultraterrene, ma l'ironia arriva al massimo dei suoi risultati quando le interazioni avvengono soprattutto in un contesto umano. La seconda stagione di What We Do in the Shadows riesce tuttavia a dare vita a una trama che non si ripete e a confermare gli elementi vincenti della prima, sfruttando un team di protagonisti davvero spassoso e una comicità ben contestualizzata e mai stantia.

Vita da vampiro - What We Do in the Shadows What We Do in the Shadows conferma la genialità della prima stagione. Con un'ironia macabra e brillante continua a divertire il pubblico, rinnovando allo stesso tempo la propria trama, grazie all'aggiunta di complicazioni e di nuovi spunti. Il bizzarro inserimento di un gruppo di vampiri in una città popolata da esseri umani continua a regalare perle di comicità irresistibili, che evidenziano la qualità di questa serie e la rendono un prodotto immancabile per una serata leggera.

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