Work in Progress recensione: l'emozionante cammino di Abby

Disponibile on demand su NOW e Sky, Work in Progress ci porta a seguire la vita di Abby, lungo un percorso coinvolgente ed emozionante.

Work in Progress recensione: l'emozionante cammino di Abby
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Le serie legate alla comunità LGBTQ stanno attraversando un crocevia importante, regalando punti di vista e storie che mettono in pratica approcci diversi tra loro. Dal mondo di The L Word, Generation Q alla sorprendente Sense 8 di qualche anno fa, gli autori sempre più spesso cercano di unire tematiche di grande rilevanza a intrecci narrativi convincenti, mettendo sotto i riflettori personaggi sfaccettati e ben caratterizzati.

In questa categoria s'inserisce anche Work in Progress, serie realizzata da Abby McEnany e Tim Mason che è stata da poco resa disponibile on Demand su Sky e NOW (non perdetevi le uscite Sky e NOW di settembre!). Un titolo che regala uno sguardo dall'interno sincero, schietto, e diviso tra risate e problemi legati alla vita di tutti i giorni.

180 mandorle

Un racconto semi-autobiografico può venire alla luce sotto diverse forme, e Abby McEnany ha scelto di raccontare la sua storia attraverso questa serie, interpretando se stessa in Work in Progress. Un titolo che è tutto tranne che casuale, mostrando un'identità in costruzione che si trova spesso a dover combattere una società che spesso elargisce giudizi portando a galla una mentalità poco aperta verso chi compie scelte diverse.

E in tutto questo qual è il ruolo delle mandorle? Beh, le 180 mandorle non sono altro che un "regalo" verso Abby seguito da una battuta sul peso. La classica goccia che fa traboccare il vaso e porta la nostra protagonista a riflettere sulla sua vita. Ogni mandorla rappresenta infatti 1 giorno nel quale la felicità sembra una meta irraggiungibile e, una volta terminate, Abby è decisa a porre fine alla sua vita. Il tempo non è quindi scandito dalle ore o da un calendario, ma da ciò che la protagonista vive, in un percorso condizionato dalla depressione e da un disturbo ossessivo compulsivo.

Dalle premesse potrebbe sembrare che quello che vi aspetta è una serie cupa senza la minima luce, ma la realtà è ben più variegata e sorprendente. Work in Progress, pur affrontando tematiche attuali di grande importanza, ci porta a conoscere una persona vera che non risparmia battute sagaci e frecciatine mirate, portandovi sì a riflettere ma anche a sorridere.

Abby stessa si definisce una "fat, queer dyke", giocando su alcuni dei suoi problemi ma anche mostrando un animo talvolta ferito che fatica a reagire, cercando di nascondere quello che non va. Dopo una relazione fallimentare, Abby è chiusa in se stessa da anni, ma grazie all'intervento della sorella Alison (Karin Anglin) ottiene un appuntamento con Chris (Theo Germaine), ragazzo trans di 22 anni.

I due si frequentano nel corso di questa prima season, ed è prooprio la relazione che farà emergere i limiti caratteriali della protagonsita, arrivando ad un finale toccante e sicuramernte non banale. Lo scorrere dei giorni (o delle mandorle) scandisce il susseguirsi degli episodi, e il conteggio segue l'umore di Abby, sempre sul filo del rasoio.

Frammenti di vita

Il punto di forza più evidente di Work in Progress sono i suoi protagonisti, ben riconoscibili e caratterizzati in modo fantastico. Ovviamente questo non sarebbe stato possibile senza dei dialoghi convincenti, e anche qui il lavoro fatto è encomiabile. Si passa da situazioni strazianti a scene tipiche delle commedie, riuscendo in ogni caso a dipingere situazioni realistiche e credibili.

Ed è proprio la sensazione di reale che regala una marcia in più alla serie, mostrando il vero volto dell'imperfezione umana che rappresenta due facce diverse della stessa medaglia. In generale la qualità c'è e contraddistingue i vari capitoli, anche se qualche fase sottotono è presente. Anche nelle scene quotidiane di tutti i giorni ci sono alcune situazioni che sembrano un po' costruite ad arte per evidenziare problematiche o contraddizioni, ma restano comunque dei casi limitati in confronto ai tanti aspetti positivi. Per quanto riguarda la comunità LGBTQ, ci sono alcune tematiche che vengono affrontate in rapporto al quotidiano, e le critiche verso la società che vengono alla luce sono abbastanza chiare.

Tornando ai personaggi, Abby, considerando anche che tratta la sua stessa storia, è convincete e appassionante, e sicuramente la sua vicenda personale non vi lascerà indifferenti. Gli altri comprimari al contrario spesso restano ai margini, compresa la sorella che, nonostante la posizione ricoperta, resta appena tratteggiata.

Visto il minutaggio, questo resta comunque un fattore che non pesa in modo significativo, perché gli 8 episodi di questa season hanno una durata che non raggiunge mai i 30 minuti, ed è quindi difficile chiedere di più per quanto riguarda approfondimenti nei confronti di altri personaggi al di fuori di Chris e Abby. Il minutaggio ridotto si riflette in modo positivo anche sul ritmo, per un racconto mai stancante nel quale ogni scena ha qualcosa da dire. Inoltre, sempre riguardo la scrittura, da segnalare la presenza di McEnany, Mason, e Lilly Wachowski, che hanno avuto sicuramente un ruolo fondamentale nella nascita di questa serie.

Il fatto che la vicenda principale prenda spunto dalla vita reale della protagonista è sicuramente un punto di partenza importante, che ha influito in modo positivo su quanto raccontato, e in particolare sulla credibilità di alcune situazioni apparentemente semplici che nascondono un sottotesto complesso e profondo. Inoltre, visto che parliamo di una dramedy, l'aver raggiunto un'amalgama pressoché perfetta tra dramma e commedia è un bel traguardo, e anche se non tutto convince, in assoluto la sensazione è che il livello complessivo sia alto. Infine, per quanto riguarda il finale, questo riesce sicuramente a coinvolgere ed emozionare. Non viene cercato chissà quale colpo di scena, ma è proprio nella sua semplicità e genuinità che il tutto funziona.

In conclusione il nostro parere è senz'altro positivo, e pur essendo una serie non adatta a tutti i palati, la storia principale è ben scritta e sviluppata, così come i protagonisti che la accompagnano. Considerando quanto detto, attendiamo l'arrivo della seconda stagione, che dovrebbe debuttare negli USA in queste settimane.

Work in Progress Viste le tematiche in gioco forse non tutti apprezzeranno le battute di Abby o il suo umorismo, ma è oggettiva la qualità di questa prima stagione che convince ed emoziona. La protagonista, dovendo mettere in scena la sua stessa vita, è credibile e sorretta da dialoghi di ottima fattura, per un risultato decisamente interessante. Come detto in precedenza forse Work in Progress potrebbe far storcere il naso a chi non apprezza il genere, ma per gli altri il nostro consiglio è di dargli una chance.

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