X-Files, recensione della stagione 11: dubbi sul futuro

Il ritorno di Mulder e Scully si è nuovamente concluso in modo frustrante, danneggiando in parte un'operazione non priva di pregi.

recensione X-Files, recensione della stagione 11: dubbi sul futuro
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Nel nostro commento al primo episodio dell'undicesima stagione di X-Files, la seconda del nuovo corso della serie inaugurato due anni fa, avevamo espresso i nostri dubbi sulla prosecuzione della trama orizzontale legata al complotto extraterrestre, che già nelle nove stagioni originali aveva finito col mettere in evidenza non pochi problemi. Due anni fa lo show si era congedato con un cliffhanger, che Chris Carter ha successivamente risolto nel peggiore dei modi (si trattava solo di una visione apocalittica, non una minaccia concreta), prima di andare oltre con le scelte creative discutibili svelando che il vero "padre" di William, figlio di Mulder e Scully, sarebbe il perfido Fumatore.
Un retcon che ha lasciato l'amaro in bocca e ulteriormente compromesso la componente mitologica della serie, che ormai procede con ripetizioni, minime variazioni della formula e colpi di scena che vorrebbero sorprendere e invece non fanno altro che irritare. Il lato positivo è che, come nella decima stagione, le puntate apertamente mitologiche sono solo all'inizio e alla fine, mentre le altre sono autoconclusive con occasionali rimandi minori alla storyline principale (in questo caso, la ricerca di William, lasciato in adozione quasi vent'anni fa). Ed è in quella parte "centrale", slegata dalla necessità di riesumare tematiche vetuste nel tentativo di riallacciarsi alla realtà americana (con tanto di ritorno in scena del conduttore televisivo interpretato da Joel McHale), che è possibile ritrovare la vera anima di X-Files: l'intenzione di spaventare, stupire e divertire con storie e personaggi che sfidano il concetto della normalità.

Indaga che ti passa

Tra i due estremi puramente carteriani (le parti III e IV di quello che sembra essere diventato il titolo ufficiale della storyline a lungo termine, My Struggle) c'è un frullato di materiale diverso che va dal divertimento discreto ai livelli altissimi degli episodi migliori della serie originale. Non a caso è qui che ritroviamo firme storiche come James Wong, Glen Morgan e Daryl Morgan, armati di quel miscuglio inconfondibile di humour, stramberia e orrore che ai tempi aveva reso X-Files un appuntamento imprescindibile. Streghe, rituali legati all'immortalità, creature bislacche e il ritorno "spettrale" di uno dei Lone Gunmen sono gli ingredienti giusti per ricordare ai fan il vero motivo per cui valesse la pena riportare in vita lo show, che sarebbe capace di sopravvivere anche senza una struttura narrativa esplicitamente seriale (soprattutto oggi, quando i network tradizionali prediligono format episodici, lasciando le trame più ambiziose ai canali via cavo o ai servizi di streaming). Come due anni fa, si fa sentire l'assenza del veterano Frank Spotnitz, il quale in passato riusciva a frenare gli istinti meno felici di Carter in sede di scrittura a lungo termine, e sarebbe forse stato in grado di gestire in modo meno sacrilego la trama orizzontale.

The end?

Nell'arco di vent'anni X-Files è stato "chiuso" più volte: nelle intenzioni di Carter la serie doveva finire prima con la quinta stagione (la storia sarebbe poi continuata al cinema) e poi con la settima; il finale vero e proprio è andato in onda nel 2002, seguito nel 2008 dal lungometraggio X-Files: Voglio crederci, mentre adesso salutiamo Mulder e Scully con un altro episodio che, in teoria, potrebbe fungere da conclusione definitiva. In ogni caso siamo arrivati alla fine di un'era, dato che Gillian Anderson ha dichiarato di non voler tornare per un'eventuale dodicesima annata, il che dà ad alcuni elementi della puntata di commiato un sapore particolarmente sgradevole, quasi come se il creatore dello show avesse dimenticato come sfruttare nel modo giusto i due protagonisti.
La verità è ancora là fuori, in una forma attualmente ignota, e gli spunti per continuare ci sarebbero. Ma avrebbe davvero senso andare avanti senza Scully e con la struttura odierna intatta? Vedere David Duchovny da solo, o in tandem con un nuovo partner, spezzerebbe quell'equilibrio fondamentale che rende tollerabili anche gli episodi più sciatti, e rimane il problema della visione di fondo che Carter ha per la serie. Un eventuale rinnovo sarebbe auspicabile solo in caso si decidesse di accantonare i complotti, con personaggi che tornano in vita senza una particolare logica e riscritture continue di un concetto che funzionava alla grande nella sua forma più semplice, quindici anni fa: gli alieni sono tra di noi, il governo ce lo tiene nascosto, e Mulder è aperto a questa possibilità per motivi personali. In caso contrario, complice l'assenza di Anderson, sarebbe forse più saggio chiudere qui la storia dei due agenti federali, onde evitare che, malgrado la qualità degli episodi autoconclusivi, ci si ritrovi a fare le medesime considerazioni fra un paio d'anni dinanzi a My Struggle V e VI.

X-Files - Stagione 11 Mulder e Scully rimangono una delle coppie più belle ed efficaci della televisione americana, ma ciò che accade intorno a loro continua a essere gestito in maniera discontinua, con buoni - talvolta ottimi - episodi autoconclusivi collocati tra una premiere e un finale che contengono i peggiori istinti creativi di Chris Carter, ancora alle prese con una trama orizzontale che non ha più motivo di esistere. Il risultato nel complesso diverte abbastanza, ma se questa dovesse essere la stagione finale viene quasi da pensare che si poteva evitare del tutto il revival.

6.5