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Zero Recensione: la serie italiana Netflix sul supereroe del Barrio

Il Barrio decade sotto l'ombra della corruzione, e questa prima stagione di Zero vedrà Omar lottare per il suo quartiere, tra scontri e nuovi legami.

Zero Recensione: la serie italiana Netflix sul supereroe del Barrio
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Negli ultimi anni le serie TV italiane sembrano essere sempre più lanciate verso un pubblico internazionale, superando i confini nazionali grazie a prodotti di qualità che sfruttano storie e luoghi del nostro territorio. Seguendo questa scia, si sono susseguiti titoli appartenenti a categorie diverse, andando a proporre anche nuove prospettive di personaggi storici importanti come abbiamo scritto anche nella nostra recensione di Leonardo, recentemente prodotta dalla RAI.

Spostandoci verso Netflix, anche qui le serie nostrane iniziano a popolare il catalogo, e questa tendenza è confermata dall'arrivo di Zero, un nuovo titolo che ci porta direttamente nella periferia milanese affrontando tematiche importanti e cercando di dare un'ulteriore spinta al panorama seriale italiano.

Una storia di periferia

L'infinita sequela di film e serie supereroistici stanno rendendo sempre più saturo un mercato e un genere che ormai faticano ad accogliere nuove proposte. Per spiccare e non restare invisibili al pubblico, è quindi necessario qualcosa di diverso che percorri un sentiero meno esplorato. E dopo avervi parlato dell'esperimento targato Amazon e Kirkman nella nostra anteprima di Invincible, ora ci spostiamo in italia, e, per l'esattezza, nella periferia milanese.

Zero è una nuova serie italiana nata da un'idea di Antonio Dikele Distefano, che si occupa anche della scrittura assieme a Menotti, Stefano Voltaggio, Massimo Vavassori, Carolina Cavalli e Lisandro Monaco. La storia principale ci porta nel Barrio, quartiere povero da tempo sotto attacco dei vandali, luogo dove conosciamo da subito Omar (Giuseppe Dave Seke). Quest'ultimo ama passare il proprio tempo seguendo la sua passione, armato di una matita, un foglio sulla scrivania e il mondo che la sua mente alimenta ispirandosi ai fumetti che ama.

E forse è proprio quel mondo immaginario il suo luogo ideale, perché nel quartiere dove lavora come fattorino per una pizzeria, pur incontrando ogni giorno tantissime persone, lui è invisibile. Nessuno lo vede in giro, e ci sono solo lui, i suoi fumetti e la famiglia, in un rapporto speciale che lo lega alla sorella Awa (Virginia Diop). Presto però la situazione cambia, e tutto parte da una delle sue consegne, durante la quale incrocia il suo destino con quello di Anna (Beatrice Grannò). Tra i due scatta il colpo di fulmine, e Omar, che aveva intenzione di lasciare l'Italia per inseguire il suo sogno, inizia a cambiare prospettiva.

Nel frattempo, il quartiere continua a subire attacchi di ogni tipo, che per puro caso porteranno Omar ad incontrare quelli che diventeranno i suoi migliori amici, ovvero Inno ( Madior Fall), Momo (Richard Dylan Magon), Sara (Daniela Scattolin) e Sharif (Haroun Fall). Il protagonista scoprirà presto di non essere più invisibile agli occhi di altre persone, ma lo diventerà nel vero senso della parola. Inizialmente non tutto va come previsto, ma col passare degli episodi Omar capisce come sfruttare il suo potere (l'invisibilità) e, soprattutto, intuisce quello che può fare per il suo quartiere. Tutto sembra andare per il verso giusto, ma dietro il decadimento della zona si stagliano ombre che ben presto si riveleranno delle minacce concrete.

Senza respiro

L'idea di Zero, come avrete capito, ha sicuramente degli spunti interessanti. Partendo dalle strade meno conosciute di Milano e affrontando tematiche come la classe sociale, l'integrazione e lo Ius Soli, Zero cerca di unire il tutto a un racconto di origini supereroistiche e una storia di formazione. Sin dall'inizio, però, la serie mostra qualche ingenuità di sceneggiatura: tutto accade in fretta, e sembra che manchino dei passaggi fondamentali che avrebbero reso la vicenda più verosimile.

È un esempio la gestione di Omar nella scoperta del suo superpotere: non abbiamo il tempo di assistere alla novità che passiamo alla scena successiva cambiando completamente pagina, come se non fosse successo nulla. E se questo si riallaccia, in parte, al fatto che il nostro eroe è abituato ad essere invisibile alle attenzioni altrui, la messinscena un po' troppo veloce rende il tutto meno credibile. Questa, purtroppo, è una situazione che si ripete anche in altri momenti importanti, come nell'incontro con Anna, o nell'inserimento di Zero nel nuovo gruppo di amici.

Una rapidità e una dinamicità che hanno perlomeno il merito di rendere i brevi episodi piacevoli e mai pesanti, causando però una catena di scelte poco sensate che mettono in grave pericolo la sospensione dell'incredulità dello spettatore. Il tutto si conclude in un finale non del tutto soddisfacente che non fornisce grandi risposte, ma crea qualche dubbio sulla scrittura di alcuni personaggi che sembrano protagonisti di svolte un po' troppo radicali. Sul fronte della recitazione, forse anche per i problemi di scrittura, le interpretazioni oscillano tra alti e bassi, passando da siparietti e momenti di leggerezza (che sono anche le sequenze più riuscite, grazie all'ottima alchimia di tutto il giovane cast) ad altri spezzoni più drammatici, con punte di overacting che sollevano qualche dubbio.

Come detto in apertura, l'idea di partenza è ottima e alcune tematiche davvero preziose: la serie mostra una Milano inedita, prendendo le distanze dai quartieri dell'alta moda e dell'industria per raccontare una realtà difficile, forte, una lotta d'identità e di classe. A tratti, forse, temi così delicati avrebbero meritato un trattamento diverso, rinunciando a qualche stereotipo per una messinscena più credibile e profonda. Fatte queste considerazioni, è un peccato che certi spunti di trama non abbiano trovato una cura maggiore, anche considerando che alcuni intrecci sono ben riusciti e che la serie scorre in modo piacevole senza mai appesantirsi troppo.

Una menzione particolare la merita anche la colonna sonora, sicuramente adatta al racconto e ricca di grandi artisti della scena italiana contemporanea come Marracash, Coez, Mahmood, Tha Supreme, Gué Pequeno e Madame. Possiamo quindi dire che sicuramente non siamo di fronte ad uno "Zero", come suggerisce il titolo dell'opera. Eppure, visti i difetti, siamo purtroppo ancora lontani dall'eccellenza, convinti che in delle possibili future stagioni gli autori possano correggere qualche imperfezione.

Zero Netflix Zero è una storia di formazione piacevole e scorrevole, che tratta temi preziosi pur cadendo in qualche ingenuità di troppo. I tanti argomenti trattati regalano spunti interessanti e cercano di intrecciarsi in modo efficace con la storia principale. Pur gradendone le intenzioni, e apprezzando l'alchimia di un cast esuberante ma inesperto, avremmo gradito più attenzione in fase di sceneggiatura: alcune svolte sono un po' troppo frettolose, e un finale non del tutto a fuoco contribuisce a restituire un quadro un po' confusionario, ma molto promettente per stagioni future.

6.5