Da Friends a Breaking Bad: i migliori finali nella storia delle Serie TV

Tra momenti epici e scene di culto, scopriamo i series finale che hanno fatto la storia della serialità televisiva.

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Così come ogni cosa ha un inizio, ha anche una sua fine. Le serie TV, in questo senso, non sono da meno: per quanto interessante o coinvolgente, ogni viaggio ha bisogno di un degno finale per chiudere in bellezza. Cosa non affatto facile, specie pensando a quanto lavoro si cela dietro una produzione televisiva e per quanto tempo possa perdurare lo sforzo creativo che permette a una serie di vivere a lungo. Un ultimo inchino, una gloriosa uscita di scena o una chiusura strappalacrime sono le soluzioni migliori per showrunner e soci quando il bisogno di fermarsi si fa più grande di quello di continuare. Non è sempre facile, anzi spesso si rivela assai arduo far centro, ma se tutto va come deve andare, questo congedo lascerà quella sensazione di vuoto esistenziale impossibile da colmare - almeno nell'immediato.

La fine perfetta deve portare all'apice dell'emozione, chiudere nel miglior modo possibile le proprie trame e mostrare coraggiosamente la propria sintesi. Scegliere i migliori finali in assoluto rappresenta un compito assai arduo, per questo è più utile osservare da vicino una selezione di quelli che in qualche modo hanno scosso la cultura popolare o hanno fatto la storia del medium. Non tutte le produzioni hanno mantenuto qualità elevatissime o costanti nell'arco del loro svolgimento, ma ciononostante la loro chiusura si è rivelata così sorprendente o perfettamente azzeccata da lasciare a ogni spettatore un indescrivibile senso di appagamento. Ecco i dieci finali che, sommando le opinioni di pubblico e critica, si sono rivelati fra i più amati e importanti di sempre.

Breaking Bad

Da molti indicata come la serie migliore di sempre, il prodotto televisivo che ha scosso le fondamenta del medium non poteva mancare al primo posto di questa lista. Scrivere la degna conclusione di uno show che si è spinto costantemente verso l'alto, mettendo in discussione i valori e il suo protagonista fino a decostruirlo episodio dopo episodio, sarebbe per chiunque un compito complesso.

Eppure, Vince Gilligan ha deciso di osare e ha convinto tutti: come già accennato nella nostra spiegazione del finale di Breaking Bad, mostrando il risultato delle scelte che hanno compromesso il destino di Walter White, ma evitando di rappresentare apertamente la sua dipartita lasciando un minimo margine di dubbio, la serie ha raggiunto vette elevatissime e si è guadagnata un posto di rilievo nella storia della TV.

Friends

Si sa, le sitcom non sono terreno fertile per storie complesse. Ma la prima che, fra tutte, concentrò ogni suo sforzo narrativo nel seguire le vite di un gruppo di amici ha presto acquisito un posto speciale nel cuore di milioni di giovani - e non - vissuti a cavallo tra gli anni '90 e i primi 2000.Friends è riuscito a trovare una chiusura carica di emozioni, giocando con i riferimenti alle storie che hanno accompagnato i protagonisti nel corso di dieci lunghi anni che li hanno portati ad essere le persone che sono adesso. Arriva un momento nella vita in cui si passa definitivamente all'età adulta e la serie di David Crane e Marta Kaufmann ha rappresentato per molti il simbolo di un'epoca di risate e gioie che bisognava lasciarsi alle spalle.

Vedere gli storici amici dire addio al luogo a cui sono più legati e quindi a una parte della loro vita suscita così emozioni contrastanti: la tristezza per la fine di un viaggio (qui vi spieghiamo perché Friends terminò dopo 10 stagioni), la curiosità per l'inizio di un altro.

I Soprano

Fra i finali più celebri e discussi della storia del medium, quello de I Soprano occupa un posto particolare. Lo show targato HBO è senz'ombra di dubbio uno dei prodotti più importanti di sempre, forse quello che ha maggiormente influenzato i TV drama, mostrando l'enorme potenziale di cui una serie può disporre. Non solo: passano gli anni, ma I Soprano non invecchia di un solo giorno. Molti discutono ancora sulla conclusione dell'ultima stagione, in cui gli autori si sono prodigati al meglio per chiudere la maggior parte delle trame, salvo poi salutare gli spettatori lasciandoli col fiato sospeso.

Dubbi amletici, rabbia e stupore che ancora oggi fanno gola a chi si chiede cosa sia accaduto in quei dieci secondi di nero alla fine dell'ultimo episodio. David Chase ha fatto impazzire le menti di milioni di fan, costruendo pezzo dopo pezzo la tensione tipica delle scene clou, per poi mollare la presa in un climax perpetuo. Oggi, dopo lunghe attese e speculazioni, lo showrunner si è finalmente lasciato sfuggire qualche parola - forse una scena di morte? -, ma l'intenzione è chiara: sarà lo spettatore ad avere l'ultima parola.

Lost

Siamo ben consci dell'impatto, anche molto negativo, che ha avuto sulla percezione del pubblico. Ad oggi quello di Lost è uno degli epiloghi più polarizzanti di sempre. Ma, a parer nostro, non poteva certo mancare nella lista lo show che più di ogni altro ha rivoluzionato il significato di "finale". La serie di J.J. Abrams e Damon Lindelof ha senz'altro avuto i suoi alti e bassi, in particolare dopo la terza stagione, ma il fenomeno televisivo ha proseguito per la sua strada fino a raggiungere la propria conclusione in maniera a dir poco eclatante. Sono in molti a esser rimasti delusi dal finale di Lost, tanto che se ne discute spesso ancora oggi: l'attesa spasmodica di un pubblico abituato a ottenere le risposte ai propri quesiti si è trasformata in sorpresa o rabbia.

Da una parte, non avere risposte certe portò molti spettatori a poter ampliare le proprie speculazioni a ogni frammento della serie; dall'altra, chi si attendeva soluzioni ha trovato ancora più complessità, arrivandosi a chiedere quale fosse il senso dell'intero show. L'epico racconto che esplora la natura umana e il concetto di destino lascia totale spazio di manovra allo spettatore. Qualsiasi sia la scelta o lo schieramento, il finale di Lost ha lasciato un segno indelebile e ha segnato un nuovo inizio per il mondo della TV proprio a partire dalla sua fine.

Mad Men

Altro show che ha sancito un passaggio di consegne importante, soprattutto per le produzioni di certi network, è stato Mad Men. Osannato dalla critica, spesso passato in sordina rispetto ad altri grandi nomi, Matthew Weiner ha raccontato la vita dei pubblicitari della Madison Avenue sbalordendo per tutti gli anni successivi fino a raggiungere l'apoteosi con il gran finale di Mad Men. Il protagonista, il misterioso e complesso Don Draper, chiude tutti gli spiragli che si è lasciato alle spalle e pare ottenere la piena consapevolezza e accettazione di ciò che è sempre stato, dopo una serie di eventi che gli hanno cambiato la vita.

Le varie stagioni di Mad Men si sono concentrate sul raccontare attraverso la pubblicità i drammi e le contraddizioni dell'uomo moderno, e in questo l'ultima scena rappresenta la perfetta sintesi del viaggio di Don, un esteta di kierkegaardiana memoria: la consapevolezza, forse libera dal cinismo o in convivenza con quest'ultimo, porta la mente a compiere vere e proprie meraviglie.

Scrubs Stagione 8

Una comedy assai differente rispetto alle sue concorrenti, spinta dal raccontare emozioni del vivere comune fino a diventare parte integrante della vita di molti Scrubs è un cult che ha raggiunto la perfezione con il finale della sua ottava stagione. I medici ai primi ferri del Sacro Cuore, capitanati da quel J.D. che con le sue fantasticherie ha accompagnato milioni di spettatori per anni, si lasciano andare ai saluti nella maniera migliore che ci sia. Il personaggio interpretato da Zach Braff si congeda dal suo ospedale per abbracciare un nuovo futuro, condividendo con chi osserva le speranze e i sogni della vita che vorrebbe davanti a sé.

Lo spettatore, abituato a ridere per le fantasie del protagonista, si trova questa volta commosso oltre ogni limite nello sperare che per questa volta le cose vadano esattamente come J.D. le ha immaginate. Nel salutare tutti i compagni di viaggio sotto le note di "The Book of Love", viene chiaramente lasciato intendere che la realtà non potrà esattamente corrispondere all'immaginazione. Ma una cosa è certa: John Dorian e le persone vicine a lui riusciranno a superare ogni cosa insieme.

Six Feet Under

Alan Ball, con il suo show che racconta le disavventure della famiglia Fisher, ha dato vita ad uno show complesso e articolato che, al netto della disfunzionalità dei suoi personaggi, si esalta nel raccontare il legame indissolubile tra vita e morte. Fra i prodotti televisivi più interessanti per struttura narrativa, Six Feet Under ha raccolto ampi consensi fino a concludere in grande stile il suo "ciclo" narrativo. Dalla morte alla rinascita, dalla nascita alla morte. La serie che ruota attorno a degli impresari di pompe funebri alle prese con numerose avversità, mostra come la morte sia fondamentale per celebrare la vita e sorprendere con l'iniziale controtendenza del suo finale. Poter assistere direttamente al futuro dei vari personaggi che hanno conquistato lo schermo per diverse stagioni garantisce un senso di compiutezza difficilmente raggiungibile.

Sons of Anarchy

Dopo anni di battaglie, lotte sanguinolente e guerre intestine, l'epopea macbethiana di Jax Teller e dei suoi SAMCRO si chiude con l'ultimo viaggio del protagonista verso la redenzione e un futuro di pace. Se c'è un tema portante nella serie di Kurt Sutter è la potenza della morte, vista come salvezza e come castigo, ma in ogni modo ineluttabile. Un messaggio forte, che cela però la speranza di un futuro positivo per chi è stato vicino a Jax nel corso degli anni.

Il personaggio interpretato da Charlie Hunnam completa così il suo percorso di crescita e accettazione, coerente fino all'ultimo, risolvendo e chiudendo personalmente ogni spazio vuoto lasciato dallo show. Mostrandosi a più riprese il miglior show che racconta la fede e i legami, Sons of Anarchy rappresenta coi suoi simbolismi e la sua chiusura un pilastro importantissimo per la storia recente del medium.

The Wire

In pianta stabile nella top ten delle serie più importanti di sempre, con merito particolare alla sua scrittura, The Wire ha rappresentato per lungo tempo l'unica alternativa a I Soprano, in un periodo che vedeva il fiorire dei primi grandi drama televisivi. A differenza di quest'ultimo, tuttavia, è proprio grazie al pragmatismo dei suoi autori che la serie ha raggiunto vette altissime anche nel suo finale.

Considerato da molti fra i migliori show in assoluto The Wire chiude tutte le sue trame, mostrando con crudezza e senza alcuna pietà il destino dei propri personaggi. Un concentrato di tensione in cui le azioni dei personaggi fanno crescere la speranza per poi sconvolgere lo spettatore con inaspettati tiri mancini. Come la serie abitua sin dal suo inizio, non esiste altro modo di guardare The Wire se non imparando a sguazzare nella sua complessità, apprezzando e gestendo la sua furia narrativa.

The Leftovers

Nell'arco di sole tre stagioni, l'evoluzione narrativa e filosofica di Damon Lindelof - reduce dall'esperienza di Lost - è riuscita ad annichilire qualsiasi altro prodotto abbia provato anche solo ad avvicinarsi alla sua lucida complessità, conquistandosi un posto di prestigio tra i prodotti televisivi più importanti dell'era moderna. Il dialogo potente dello showrunner sulla reazione umana di fronte all'inaspettato ha raggiunto vette insperate e col suo finale ha comunicato definitivamente il proprio messaggio, portando lo spettatore ad accettare che non esistano vere risposte ma solo reazioni e percezioni.

Agrodolce come pochi, unico nel suo genere, The Leftovers appare ancora come un diamante nella polvere, un'opera che non ha ricevuto la risonanza che meritava ma che ha sconvolto gli addetti ai lavori e gli spettatori più attenti. Prendendo atto di una popolarità che sta crescendo anche negli ultimi anni, la serie è a tutti gli effetti il capolavoro di Lindelof e rappresenta una pietra miliare della storia recente della TV. Con le sue riflessioni e le sue false realtà, l'autore mostra con la sua opera che raccontare l'assenza può rivelarsi essenziale per comprendere quanto il "qui e ora" sia importante.

Eccoci giunti alla fine di questa nostra disamina dei dieci finali di serie più importanti di sempre. Quali altri pensate possano rientrare in questa lista? E quali non vi sognereste mai di inserire? Fatecelo sapere nei commenti!