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5 serie fantasy da recuperare su Netflix

Con un 2020 partito un po' in sordina, il tempo può essere impiegato per recuperare serie lasciate indietro. E il fantasy è uno dei generi più adatti

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Dopo due mesi, possiamo affermarlo con certezza: il 2020, e qui limitiamoci solo all'ambito seriale, non è esattamente partito con i fuochi d'artificio. Si è chiusa una delle serie più importanti e squisitamente drammatiche degli ultimi anni - BoJack Horseman - e abbiamo avuto qualche sorpresa anche inaspettata - le ottime Ragnarok e Mythic Quest spiccano in particolare. Qualche delusione - Hunters, si poteva fare molto di più considerando le aspettative immense - ma fanno parte del gioco. Però si ha la sensazione che manchi qualcosa, che l'annata debba ancora ingranare per bene.

In attesa di prodotti attesi come Westworld 3 (su Sky) cosa si può fare per ingannare l'attesa? Ovviamente si recuperano le serie che inevitabilmente affollano il backlog infinito di qualunque patito seriale che si rispetti. E quale modo migliore se non immergersi in qualche degna epopea fantasy su Netflix? Si, c'è vita oltre The Witcher.

Arthdal Chronicles

Monumentale. Non c'è altra parola per definire la grandezza e l'ambizione di questo fantasy sudcoreano Le infinite lotte di potere nel regno immaginario di Arth raccontano, infatti, l'idea di voler creare qualcosa di realmente immenso, sfaccettato, un kolossal che potenzialmente potrebbe intrattenere i patiti del fantasy per anni a venire.

E la prima stagione, sbarcata su Netflix nel corso del 2019, mostra perfettamente questi caratteri. Per estensione e specialmente per quantità di personaggi su schermo potrebbe essere accostata a Game Of Thrones, ma sono similitudini di facciata. Arthdal Chronicles è una serie con una sua personalissima ed intrigante visione del fantasy, che comprende chirurgicamente l'essenza del genere: un mondo meraviglioso da esplorare e capire, passo dopo passo, visivamente maestoso.

The Protector

In attesa della terza stagione che giungerà su Netflix proprio nel mese di marzo, non possiamo non raccomandarvi The Protector. Certo, questo fantasy di produzione turca non è esente da difetti, ma è una serie solida, sorretta da un background affascinante quanto basta e dei personaggi piacevoli. Le avventure di Hakan non vi cambieranno la vita, ma sono un competente portale verso diverse concezioni e modi di intendere il genere fantastico.

Una storia che non vi condurrà in terre immaginarie e lontane nello spazio e nel tempo, bensì nel mondo di oggi per ammirare come, in una realtà moderna ed iperconnessa, possa esistere ancora quell'eterno conflitto tra bene e male - con infinite tonalità di grigio - che condensa il nucleo fondamentale del fantasy.

Il Principe Dei Draghi

Non potevano mancare le serie animate e Il Principe Dei Draghi coglie l'essenza più fanciullesca del fantasy. Questo lo rende un prodotto immaturo? Assolutamente no, quanto una serie che sa alternare in maniera eccelsa momenti drammatici ed altri in cui non prendersi troppo sul serio. Ma ciò che davvero sorprende di un prodotto destinato ai più giovani, seppur adatto ad un pubblico di ogni età, è il world building di un continente, Xadia, complesso, diviso, ricco di fonti di magia e suggestioni.

Come da sempre tenta di insegnarci un maestro del calibro di Guillermo del Toro - a proposito, non perdetevi neanche il suo favoloso Trollhunters - non è necessario disporre di una trama sterilmente intricata. Alcune storie sono universali proprio grazie alla loro semplicità ed Il Principe Dei Draghi è l'incarnazione di quest'idea.

Marco Polo

Ci sentiamo un po' patriottici oggi. Poiché, vero, di Marco Polo si possono dire tante cose non proprio positive: è stata una delle prime grandi produzioni Netflix ad essere cancellata, si trattava di un curioso esperimento non sempre riuscito ed entra nel novero del genere fantasy solo nel senso più ampio del termine. Ma il viaggio, ancor oggi una lettura a dir poco affascinante, raccontato dal navigatore veneziano nel Milione e adattato dal colosso dello streaming è una serie che ha qualcosa da dire.

Tra la comparsa di Pierfrancesco Favino e un sorprendente Lorenzo Richelmy, la vicenda di un italiano disperso alla corte di uno dei più grandi imperi della storia dell'umanità è una storia ricca di personaggi variopinti e abitudini bizzarre di un mondo e un popolo lontano dalla nostra comfort zone. E per questo merita una chance, nonostante sia priva di una vera e propria conclusione.

Wu Assassins

Mettiamo immediatamente le mani avanti: si, Wu Assassins è una serie che spesso e volentieri scade un po' nel trash. A volte quello negativo - gli effetti speciali lasciano parecchio a desiderare - mentre altre in quello "positivo" - ci sono dei dialoghi palesemente over the top. Eppure è una produzione dal background estremamente particolare, un villain che riesce a dimostrarsi tutt'altro che banale, un protagonista carismatico e, soprattutto, delle sequenze d'azione spettacolari e coreografate con una qualità che non si vedeva probabilmente dai tempi di Daredevil.

Con in più quel tocco delle musiche meno adatte possibili - chi ha familiarità con l'universo kpop, specialmente dei gruppi femminili, capirà immediatamente - che aggiungono un ulteriore strato di nonsense al mix. Insomma, c'è del cuore in Wu Assassins, e non è un elemento cosi comune.