Le 5 serie tv più sottovalutate degli ultimi 10 anni

Con tanta fatica abbiamo scelto cinque serie televisive che secondo noi sono fra le più sottovalutate degli ultimi 10 anni.

Le 5 serie tv più sottovalutate degli ultimi 10 anni
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Mettiamo subito le mani avanti perché è ovvio che un articolo del genere lascerà fuori tantissimi prodotti. Anzi, vi invitiamo fin da subito a inserire le vostre serie tv più sottovalutate degli ultimi dieci anni qua ne commenti, così se per caso sono diverse dalle nostre date una mano a chi vuole recuperarsi delle perle rare passate fin troppo in sordina in Italia.

Perché il punto è proprio questo: non si può dare una definizione univoca e oggettiva per una serie sottovalutata. Però ci possiamo provare, facendo una media tra quella che noi riteniamo una qualità altissima del prodotto e il fatto che nel nostro Paese non abbia ottenuto il riscontro di pubblico che merita, o comunque commisurato alla bellezza della serie. Cercando anche di inserire serie diverse a livello di genere, e con tanta fatica nello sceglierne solo cinque, ecco le nostre. Se invece volete buttarvi sul cinema ecco i 5 film più sottovalutati degli ultimi dieci anni.

The Leftovers (2014-2017)

È difficile dare una spiegazione a parole della bellezza di The Leftovers. Forse perché ricordare ciò che la serie HBO ti fa provare è ancora splendidamente doloroso. Tre stagioni soltanto, ventotto episodi che si insinuano sotto la pelle dell'umanità, colpita da un evento traumatico senza spiegazione (nella serie il 14 ottobre del 2011 il 2% della popolazione mondiale scompare all'improvviso).

Nel prodotto ideato da Damon Lindelof e Tom Perrotta (autore del libro da cui la prima stagione è tratta) la cosa importante però è chi resta, avanzi umani che devono fare i conti con chi sono veramente, con le proprie mancanze, con la propria fede, qualsiasi essa sia. Se ce l'hanno ancora, o se l'hanno mai avuta.

The Leftovers oltretutto diventa ancora più bella una volta che si lascia dietro il libro di Perrotta, potendo spaziare nell'immaginifica penna di Damon Lindelof, capace di creare episodi che avrebbero dovuto fare la storia della televisione contemporanea (2x08 - Assassino Internazionale oppure 3x03 - Il pensiero folle di un bianco). Chi ha visto The Leftovers, chi l'ha vissuta, è ancora lì con loro, e forse non è mai davvero andato avanti. L'avevamo anche inserita nelle 5 serie tv di nicchia che hanno fatto la storia.

Silicon Valley (2014-2019)

Una delle migliori comedy contemporanee che il grande pubblico non conosce a dovere. Silicon Valley, creata per la HBO da Mike Judge, John Altschuler e Dave Krinsky, vede un gruppo di giovani programmatori che vivono e lavorano nell'omonima località high tech californiana. Uno di loro, Richard, tira fuori dal cilindro la nuova svolta della tecnologia mondiale: un algoritmo capace di comprimere i dati come nessun altro senza alcuna perdita di qualità. Solo che una volta capito quello che può fare con la sua app comincerà il delirio.

La bellezza assoluta di Silicon Valley sta in un fatto specifico: è una serie comedy che fa piegare dalle risate ma se le viene tolta la parte dissacrante e sopra le righe rimane un gioco a incastro di intrighi e tradimenti nel mondo high tech californiano, dove ogni puntata ti fa sentire male per la tragedia che rischia di scatenare nella prossima. Personaggi assolutamente memorabili, momenti cult, comicità caustica e la descrizione tristemente vera di come la Silicon Valley sia pronta a divorarti vivo, forse senza nemmeno la decenza di sputare fuori le ossa.

Atlanta (2016-2022)

Facciamo una piccola ma doverosa premessa: Donald Glover è uno di quei geni che nascono una volta ogni tanto. Cantante eclettico con il nome d'arte Childish Gambino (This Is America vi dice niente?), conosciuto soprattutto per il suo Troy Barnes di Community (altra serie che avrebbe meritato decisamente più allori), nel 2016 crea Atlanta per FX.

Quella che all'inizio sembrava "solo" una splendida serie tv su un rapper emergente e il suo cugino manager (interpretato dallo stesso Glover) dalla seconda stagione in poi diventa un laboratorio artistico totale, sperimentazione continua di regia e sceneggiatura, gioco con lo spettatore e potentissimo racconto per immagini. Ci sono episodi di Atlanta che dovrebbero essere estrapolati dalla serie e messi sotto una teca, per ammirarli e studiarli. Cortometraggi horror (difficilmente dimenticherete Teddy Perkins), leggere distopie plausibili, loop temporali, gli Stati Uniti che si tolgono la maschera e in mezzo un'umanità talmente numerosa da farti venire le lacrime anche solo a pensarci. Ma non vi preoccupate, è sempre una serie su un giovane rapper emergente e il suo cugino manager. Forse.

Legion (2017-2019)

Quando si parla di serie televisive sui supereroi difficilmente viene fuori Legion, ideata da Noah Hawley per FX. Eppure resta uno dei prodotti più brillanti e originali del filone, che travalica tranquillamente i confini del genere e straborda con il suo potere immaginifico. Non c'è bisogno di sapere qualcosa sui Mutanti nel mondo Marvel, sugli X-Men e non serve aver visto altri film.

Noah Hawley è riuscito a creare il proprio microcosmo partendo da David Haller, rinchiuso in un istituto psichiatrico perché non riesce a rimanere ancorato alla realtà. Legion gioca proprio su questo, il continuo binomio tra creazione mentale ed elementi tangibili, un prodotto che fa della sua studiata esagerazione un punto di forza assoluto.

Watchmen (2019)

Forse non abbiamo davvero compreso appieno cosa è riuscito a fare Damon Lindelof con Watchmen. Già il pensiero di lavorare su uno dei prodotti letterari più importanti della seconda metà del ‘900 è spiazzante, pensate farci un sequel. Eppure la miniserie HBO è riuscita a costruire su quello che la graphic novel di Alan Moore aveva lasciato, attualizzandone ancora di più i temi (anche perché purtroppo sono sempre attuali) e costruendo episodi da storia della serialità televisiva contemporanea (1x06 - Questo essere straordinario oppure 1x08 - Un Dio entra in un bar).

In mezzo il racconto degli Stati Uniti attraverso lo sguardo che amplifica dei supereroi, lontano però da ogni magnificazione e mantelli che sventolano. Forse uno dei suoi pregi più importanti (sequel diretto del fumetto) è poi quello che non l'ha fatta conoscere al grande pubblico, ma leggere prima le parole di Alan Moore e poi guardare la serie di Watchmen è un'esperienza che bisogna fare, almeno una volta nella vita.