Adrian: il punto della situazione prima della ripartenza

In occasione della ripartenza della serie, andiamo ad analizzarne gli aspetti caratteristici concentrandoci anche sull'impatto mediatico che ha avuto.

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Adrian, la serie televisiva d'animazione ideata, scritta e diretta da Adriano Celentano che ha visto finalmente la luce lo scorso gennaio - dopo una lunga gestazione durata ben dieci anni - è riuscita a catalizzare su di sé l'attenzione del pubblico nostrano (e internazionale) in un modo a tratti invidiabile, seppur solo e soltanto per i motivi sbagliati (leggi qui la nostra prima analisi di Adrian La Serie Evento).
L'opera, fin dalla sua uscita, è stata oggetto di un numero davvero elevato di critiche, per via della poca cura riposta sotto praticamente qualunque aspetto, sia concettuale che tecnico.

In vista dell'imminente ritorno di Adrian su Canale 5 - stoppata bruscamente anche per via dei bassi ascolti - cercheremo qui di seguito di analizzare nel modo più completo e oggettivo possibile tutti gli aspetti che hanno portato alla debacle dell'opera, soffermandoci però soprattutto sull'impatto mediatico che un'operazione del genere ha avuto sul nostro intrattenimento, focalizzandoci tanto sul mondo del web quanto su quello della tv generalista.

Fuori tempo massimo

Adriano Celentano è sicuramente tra i cantanti più famosi e apprezzati del nostro paese, amato da un vastissimo numero di persone anche per la sua innata abilità nel rendere a tratti unico qualsiasi progetto a cui prende parte, tanto nella musica quanto al cinema e in TV. Da sempre, l'artista ha dimostrato un grande interesse verso una moltitudine di media differenti che lo hanno portato con il tempo a reinventarsi anche come attore, partecipando a film cult come Serafino, Lui è peggio di me, Il bisbetico domato, Grand Hotel Excelsior e conducendo programmi televisivi di grande successo come Rockpolitik. Da sempre amante delle sfide e avvezzo per certi versi allo sperimentalismo, non è quindi strano comprendere perché Celentano abbia deciso di realizzare una serie basata su alcune delle sue istanze tematiche più sentite, come ad esempio quella legata all'ambientalismo.

Prima quindi di elencare le evidenti, enormi e purtroppo disastrose criticità dell'opera, è comunque giusto spezzare una lancia a favore del progetto, nella sua accezione originaria (e niente di più), soprattutto considerando il livello attuale in cui versa il nostro, fin troppo bistrattato, intrattenimento.

Vista infatti l'enorme fatica che si fa per portare alla luce un progetto animato oggigiorno - basti pensare a maestri del calibro di Bruno Bozzetto o Enzo D'Alò che inspiegabilmente non vengono valorizzati come dovrebbero - bisogna sicuramente riconoscere a Celentano il merito di aver portato in prima serata, su una rete generalista, una serie animata inedita.
Un vero e proprio evento catalizzatore che avrebbe realmente potuto dare nuovo lustro al nostro cinema d'animazione, ricco di grandi talenti - tra cui quell'Alessandro Rak autore de L'arte della felicità - su cui però per troppe volte questo paese ha deciso di non puntare in maniera adeguata.

Il problema principale della serie Adrian, prima di qualsiasi analisi tecnica, risiede però nell'essere nata già vecchia, soprattutto per un'impostazione eccessivamente autoreferenziale e troppo ancorata a una visione del mondo ormai non più al passo con i tempi.
Adrian è infatti una serie dotata di una doppia anima; da una parte abbiamo l'ambizione di uno dei più grandi cantanti/artisti del nostro paese di voler sensibilizzare il grande pubblico sul tema dell'ambientalismo attraverso un prodotto d'animazione, mentre dall'altra abbiamo una serie incapace di raccogliere la sana genuinità del messaggio originale, trasformandosi in un qualcosa incapace di coinvolgere lo spettatore da qualunque punto di vista.

Lo spettacolo, composto anche da un pre-show in live action, non è riuscito minimamente a intercettare una fascia di pubblico specifica, deludendo tanto i fan storici del cantante (che magari si aspettavano una sua presenza costante sul palco) quanto le generazioni di ventenni/trentenni magari più interessate alla serie animata, rivelatasi semplicemente disastrosa.
In sostanza, la serie Adrian è stata venduta da Mediaset come un prodotto realmente rivoluzionario e innovativo, salvo poi rivelarsi un'opera estremamente datata.

La rivolta del web

Nei giorni successivi all'uscita della serie, il popolo del web si è sentito giustamente in dovere di elencare nella maniera più esaustiva e dettagliata possibile tutto quello che non ha funzionato durante la messa in onda dei primi quattro episodi, riuscendo nella maggior parte dei casi ad analizzare in maniera precisa le maggiori criticità della cosiddetta Serie Evento.

La trama, almeno all'inizio dalla struttura basilare, ci trasporta in una Milano distopica - l'anno è il 2068 - in cui uno stato totalitario opprime in maniera a tratti brutale la popolazione, incapace di reagire adeguatamente ai soprusi perpetrati dalle forze dell'ordine e dalle istituzioni in generale.
Adrian, una vera e propria versione idealizzata dello stesso Celentano, è il protagonista della storia; soprannominato l'orologiaio, il personaggio principale si impegna quindi nel combattere il regime, anche attraverso il potere della musica, nel tentativo di svegliare il popolo dal proprio torpore.

Oltre a questo, Adrian di tanto in tanto assume l'identità fittizia de La Volpe, un vigilante mascherato che utilizza il combattimento corpo a corpo (unito ad alcune movenze di ballo) per sovrastare i propri avversari.
A fronte quindi di un impianto narrativo tutto sommato classico e a un comparto tecnico in realtà non così aberrante (almeno dal secondo episodio in poi), la serie mette in scena un'accozzaglia di scene e situazioni estremamente confusionarie e prive di un filo logico coerente.
L'intera trama sembra infatti perdere la bussola in svariati momenti, quasi come se ci trovassimo davanti a un'opera surreale/sperimentale di David Lynch o Richard Kelly, con l'unica differenza che in Adrian tutto appare ridicolmente involontario.

La caratterizzazione dei personaggi è uno degli elementi meno riusciti in assoluto dell'intera produzione, con un protagonista eccessivamente pieno di sé che cannibalizza letteralmente qualsiasi altro personaggio presente su schermo, dando l'idea che la serie sia totalmente Adrian(o) centrica e che tutti gli altri personaggi, compresa la sua fidanzata (modellata sulle fattezze di Claudia Mori), non siano altro che semplici figuranti dal valore nullo.

La serie, purtroppo, risulta quindi pervasa da una comicità involontaria che la fa apparire infantile (seppur in realtà si prenda sul serio praticamente sempre), dando vita a una serie di siparietti oltremodo cringe capaci in molti casi di apparire semplicemente fuori luogo.
Dal logo dell'azienda Mafia International (presente su un grattacielo della Napoli futuristica) alla frase in cui il protagonista ammonisce due ragazze vittima di un tentato stupro di fare attenzione a non bere troppo, facendo ricadere su di loro la colpa dell'aggressione, tutto risulta a tratti surreale, fuori luogo, trash, cringe.

La bassezza della tv

C'è anche da dire che il caso mediatico su Adrian è stato mal gestito da Mediaset, vera e propria eminenza grigia dietro buona parte di quanto avvenuto. Le cose da dire, anche qui, sarebbero moltissime, ma ci limiteremo a elencare alcuni degli aspetti fondamentali che hanno decretato, a ragione, il fallimento su vasta scala del progetto Adrian, almeno per quanto visto finora.

I problemi sono iniziati durante la messa in onda della serie vera e propria, dopo che tutti i rumor sull'abbandono di vari ospiti dati come certi (tra cui Michelle Hunziker e Teo Teocoli) si sono rivelati fondati.
Mediaset però ha voluto far continuare tutto come se non fosse successo nulla, dando vita a momenti di dubbio intrattenimento (cioè tutte le sequenze del pre-show), arrivando addirittura a insultare davvero l'intelligenza dello spettatore medio con un monologo, quello di Ilenia Pastorelli, che grida ancora vendetta contro l'umanità tutta.

A fronte infatti delle critiche ricevute riguardo la sequenza in cui Adrian ammonisce le giovani ragazze vittime di un'aggressione, gli autori hanno pensato bene di costruire un monologo pieno di una retorica aberrante per tentare un minimo di salvare le apparenze dopo che ormai il danno era stato fatto.

Il network ha poi creato un collage montato ad arte, con spezzoni di contenuti trovati online, travisando in realtà il messaggio originale (cioè la critica alla serie) mascherandolo da placido consenso all'intera opera. Adrian quindi, prima che un semplice show fallimentare, rappresenta in tutto e per tutto lo stato attuale del nostro intrattenimento, composto tanto da giovani disillusi e postmoderni (che però talvolta ragionano da vecchi) quanto da dirigenti di rete trincerati ormai in un passato che non esiste più, desiderosi di spremere il web fino all'ultima goccia (quasi per sentirsi giovani ancora una volta) senza però riconoscerne anche i punti di forza.

In questo scenario tutt'altro che idilliaco non possiamo fare altro che sperare che le cose, con il passare del tempo, riescano a migliorare almeno un po'.
Seppur quindi la speranza sia sempre l'ultima a morire, è innegabile che oggi più che mai ci troviamo probabilmente davanti a uno dei periodi più oscuri del nostro intrattenimento, in cui la voglia di innovare, svecchiare e sperimentare sembra essersi persa per sempre in un angolo freddo e buio del nostro paese.
E voi, cosa dite? La Volpe riuscirà davvero a redimerci tutti?