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After Life 2: l'elaborazione del lutto e l'importanza di andare avanti

Ricky Gervais ritorna con la seconda stagione di After Life tra elaborazione del lutto, depressione ed esistenzialismo.

After Life 2: l'elaborazione del lutto e l'importanza di andare avanti
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La serie creata da Ricky Gervais potrebbe non essere ancora arrivata alla fine. La terza stagione di After Life è quanto mai necessaria nella mente del suo autore e la nostra recensione di After Life 2 ha evidenziato ancora una volta le potenzialità di questo show. Uno show non certo facile, vista la tematica. Quando si perde una persona cara, è difficile infatti continuare con la propria vita e c'è chi, purtroppo, tende semplicemente a superare la giornata, a tirare avanti, in un'esistenza composta da mille domande e poche risposte. È vero, la morte è un processo naturale ed è parte della vita stessa, ma quanti di noi hanno effettivamente accettato l'idea che un giorno dovremo dire addio ai nostri cari e alla nostra stessa esistenza?


Affrontare un lutto improvviso


Nella prima stagione di After Life, lo spettatore fa la conoscenza di Tony, giornalista burbero e depresso a causa della morte per cancro dell'amata moglie Lisa. Perdere la propria metà è già probabilmente una delle punizioni più grandi che possa capitarci, ma come fare a rialzarsi quando si è già distrutti per un lutto e bisogna fare i conti con un lavoro che non ci piace e una routine che sembra non voler mai cambiare in positivo? Life is a killer, era uno dei motti dello scrittore William Burroughs, ma è davvero la vita a remarci contro o siamo noi che a volte non abbiamo il coraggio di affrontare l'ignoto?

La depressione, le tendenze suicide, la rinascita

In una società che vuole apparire estremamente positivista a tutti i costi, After Life, ci insegna l'importanza della fragilità, della riflessione e dell'accettazione di quei momenti "no" che possono accadere prima o poi ad ognuno di noi. Siamo essere umani e come tali, non possiamo sempre e solo provare felicità, abbiamo anche bisogno di dover riflettere, di capire come e dove stiamo andando e dove vogliamo arrivare.

Spesso ci sentiamo soli, abbandonati, dei metaforici Atlante intenti a sorreggere il peso del mondo, e quando il mostro della depressione incombe, alcune volte con un carico di tendenze suicide, è difficile rialzarsi da soli se non ci si apre al cambiamento. Nel caso di Tony, l'ancora di salvezza è la sua cagnolina Brandy, l'unica ad avere l'opportunità di conoscere il suo vero carattere e identità, quella di un uomo amorevole, gentile e che vorrebbe solo ridare un senso alla propria vita.

Da "tirare" avanti a riprendere passo dopo passo la propria vita in mano

Dalla prima alla seconda stagione, Tony è costretto a dover rimettere insieme i pezzi di una realtà apparentemente distrutta e l'unico modo per uscire dal suo limbo interiore è aiutando gli altri e uscendo fuori dal suo guscio. Ed è così che il protagonista inizia a guardare dentro sé stesso e negli altri, ad attraversare l'abisso, per quanto sia difficile, e realizzare finalmente che, nonostante il suo carattere difficile, ha una moltitudine di persone che gli vogliono bene.

Tony prende consapevolezza che per rimettere insieme i pezzi del suo puzzle, c'è bisogno anche di aiutare gli altri a ritrovare i propri pezzi. Così da cinico, scontroso e burbero, il protagonista smette sfogare la propria rabbia repressa ed inizia ascoltare, a comprendere, a consigliare e soprattutto a non rovinare con i suoi atteggiamenti gli stati d'animo degli altri, perché nessuno è colpevole di una sofferenza causata da fenomeni più grandi di ognuno di noi. Tony è sulla strada del cambiamento e probabilmente, nella futura terza stagione, ci si augura che ritrovi finalmente il suo posto nel mondo.