American Gods: quale futuro per la serie senza Bryan Fuller e Michael Green?

Una delle nuove migliori serie del 2017 perde gli showrunner nel mentre della produzione della seconda stagione, accusando un duro colpo...

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In un periodo così florido per le serie televisive, il termine showrunner ha ormai subito uno sdoganamento assoluto, ma guardando indietro negli anni, tornando fino a Lost, che tanto aveva cambiato in positivo la curva ascensionale delle produzione TV, la definizione non era poi così conosciuta in territorio mainstream. È anche vero che le produzioni anni '90 e ancora meno recenti avevano uno stampo prettamente procedural, più lontane sostanzialmente da un impianto narrativo cinematografico e story driven, con un file rouge orizzontale che veniva srotolato solo dopo un tot di episodi con racconti verticali, fini a se stessi.
Con la creatura di J.J. Abrams e Damon Lindelof, però, ha cominciato a serpeggiare l'idea che anche i serial potessero essere guidati totalmente da una storia coesa, da sviluppare interamente un episodio dopo l'altro, così da dare risalto proprio al ruolo dello showrunner, figura ormai essenziale nel panorama televisivo. Questo, infatti, ha il totale controllo artistico e creativo della storia, con possibilità di intervento e modifica sul lavoro di altri sceneggiatori legati alla serie da lui "diretta". Nella pratica, lo showrunner è l'anima strutturale di una produzione televisiva, alla quale dona il proprio stile e una chiara visione, che deve essere obbligatoriamente rispettata da ogni altro membro creativo del progetto. E per una serie come American Gods, capite bene che perdere due showrunner come Bryan Fuller e Michael Green in colpo solo deve essere stata una bella botta, che avrà sicuramente ripercussioni nell'attesa seconda stagione.

American Nightmare

"Quanto pessimismo", direte voi, ma la verità è forse ancora più cruda.
Basato infatti sull'omonimo e amatissimo romanzo di Neil Gaiman, American Gods ha impiegato anni per essere adattato fedelmente al cinema o in tv, passando sotto le mani di diversi studios e produttori, ma senza arrivare a nulla di fatto fino al 2015, quando, con l'endorsement dello stesso Gaiman, Fuller decise di opzionarlo per una serie. L'autore del libro si è anche speso per la visione di Fuller come sceneggiatore, fungendo da consulente per alcuni episodi del progetto anche coordinato da Michael Green, e l'adattamento, alla fine, si è rivelato vincente sia sul piano artistico sia negli ascolti, portando nelle tasche della Starz una nuova grande vittoria, merito soprattutto delle decisioni volute dai due showrunner.

Non stiamo infatti parlando degli ultimi arrivati, ma di due mestieranti esperti e dannatamente competenti. Fuller ha alle spalle titoli seriali come Star Trek: Voyager, Dead Like Me, Heroes, Pushing Daisies e Hannibal, produzioni anche cult che hanno riscosso ampio successo di critica e pubblico, tutti accomunati dallo stile fuori dai canoni dello sceneggiatore. Specie con Hannibal, Fuller ha dimostrato di poter adattare con fedeltà e risultato personaggi di una complessità unica come quelli ideati da Thomas Harris, andando a scavare nella psicologia degli stessi un dialogo dopo l'altro, come fossero delle vangate creative capaci di smuovere enormi zolle di conscio per giungere con velocità e tecnica inaudita agli strati più nascosti e interessanti della psiche umana. E proprio per dedicare tutte le sue energie ad American Gods, progetto successivo ad Hannibal, Fuller aveva persino rinunciato a Star Trek: Discovery, concentrandosi esclusivamente sulla serie con protagonisti Shadow Moon e Mr. Wednesday. E a supportare le sue idee è arrivato poi anche Michael Green, che l'Hollywood Reporter definì lo scorso luglio in un'interessante intervista come "uno dei migliori sceneggiatori attualmente in circolazione di cui nessuno ha mai sentito parlare". Sorprende perché la definizione è davvero calzante, essendo Green una sorta di co-writer e "fixer" di script o sceneggiature difficili come Logan, Alien: Covenant e Blade Runner 2049: l'unico film in cui è attualmente accreditato come unico scrittore è infatti il recentissimo Assassinio sull'Orient Express di Kenneth Branagh. Praticamente uno degli artisti coinvolti più attivamente in alcuni dei titoli blockbuster di stampo autoriale più importanti degli ultimi anni, tanto per chiarirci.

Ecco: Fuller e Green adesso non faranno più parte di American Gods a causa di divergenze nel budget con la produzione e il network, che a detta di Deadline non voleva assecondare le richieste dei due su di una spesa complessiva di 10 milioni ad episodio per la seconda stagione. Dato il successo e gli ascolti della serie, comunque, la richiesta non era neanche delle più assurde, ma senza essere arrivati a un accordo in vista dell'inizio della produzione i due showrunner hanno deciso di abbandonare, lasciando la serie scoperta sul fianco del controllo creativo. American Gods sorprendeva anche per la vicinanza ad Hannibal nelle atmosfere e nella visceralità contenutistica e visiva, davvero di grande impatto in tv, con saturazione di colori a volte estrema e una scrittura interamente curata da Fuller e Green, nella quale spiccavano un colto citazionismo e critiche all'America trumpiana che bene si legavano anche all'anima del romanzo originale.

Tutto era stato calibrato al millimentro per riproporre sul piccolo schermo le tonalità drammaturgico-emotive del libro di Gaiman con libertà autorizzate e funzionali, ma questa era la visione dei due showrunner, che a questo punto verrà sicuramente mantenuta ma perderà quasi certamente di efficacia, perché non più originale ma derivativa. E onestamente trovare su due piedi uno o più sostituti degni del duo è un compito davvero difficile, specie pensando che alcune delle migliori menti televisive sono impegnate in altri grandi progetti. Insomma, una delle migliori serie del 2017 è piombata improvvisamente in un incubo ad occhi aperti, dal quale speriamo possa riprendersi il prima possibile e regalarci una nuova stagione divina.