Gli Anelli del Potere: ecco perché il prologo funziona benissimo

Le prime due puntate de Il Signore degli Anelli - Gli Anelli del Potere sono un grande prologo che funziona benissimo: ecco perché.

Gli Anelli del Potere: ecco perché il prologo funziona benissimo
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Avete presente i prologhi ben riusciti? Perché se siete fra quelli che hanno già visto le prime due puntate de Gli Anelli del Potere allora sì, potreste averlo presente. La nuova attesissima serie di Amazon Prime Video è finalmente arrivata con le prime due puntate, che vi descrivevamo nella nostra recensione de Il Signore degli Anelli - Gli Anelli del Potere. Vi avevamo raccontato le nostre impressioni e quello che significava tornare nella Terra di Mezzo.

Ma oggi invece vogliamo provare a concentrarci proprio su come sono strutturati questi due primi episodi. Perché il prodotto, di altissima qualità, vive anche di una gestione dei tempi e dei personaggi che guarda al futuro, spingendosi un po' più in là senza alcuna fretta o ansia da prestazione, ma preparando il terreno per una narrazione compassata dal respiro veramente lontano.

Gli Anelli del Potere e le tempistiche

Era facile partire subito con il botto e tentare un approccio onnivoro per catturare immediatamente lo spettatore. Invece le prime due puntate de Il Signore degli Anelli - Gli Anelli del Potere fungono proprio da prologo vero e proprio a quello che verrà.

E, badate bene, non solo delle seguenti sei puntate, ma di tutto il prodotto seriale basato sul mondo di Tolkien. Che punta in maniera chiara e precisa a svolgersi su diverse stagioni, in modo da coprire uno spazio narrativo vastissimo. Ora però è inevitabile fare un confronto con la serie fantasy che ha stravolto le regole del gioco: Il Trono di Spade. Oltre a essere "tornata" in contemporanea (qua la recensione di House of the Dragon 1x02), è innegabile che dovrà essere un metro di paragone per Gli Anelli del Potere. Non nei toni, ovviamente, visto che nella scala del fantasy stanno agli antipodi, ma nella programmazione. Perché queste prime due puntate arrivate su Prime Video sono come un Concilio Ristretto che comincia a ragionare su piani decennali. Da questo punto di vista è chiaro il modus operandi: prendersi il proprio tempo e partire con calma esattamente come aveva fatto Il Trono di Spade. Ed è un metodo oggettivamente riuscito anche per inglobare nella serie chi, magari, non ha mai visto la trilogia di Peter Jackson, Lo Hobbit o non ha mai letto nulla delle parole di Tolkien. Si comincia con calma tutti assieme, così da andare il più lontano possibile.

Le pedine sulla scacchiera

Sono tanti i personaggi che Gli Anelli del Potere mette in campo. Pedine di una partita lunghissima che vorrebbero ribaltare la scacchiera. Salti geografici che delineano il mondo variopinto che i minuti svelano, istante dopo istante un poco alla volta.

Lo fanno anche grazie alla giusta intuizione di fare una transizione sulla cartina della Terra di Mezzo ogni volta che ci si sposta da un luogo a un altro, così da dare respiro e precisione allo spettatore. E di passaggi ce ne sono parecchi, vista la quantità di personaggi messa in campo. C'è un ruolo precompilato che ognuno di essi dovrebbe svolgere, eppure man mano che li conosciamo ci rendiamo conto delle crepe nella loro vita. Crepe verso un futuro completamente diverso da quello che la vita aveva riservato per loro. Perché Galadriel, Nori, Arondir ed Elrond vogliono andare oltre il proprio compito, scoprendo il mondo, unendo i popoli e lottando contro un male atavico, soprattutto quando chiunque gli dice di fare il contrario.

Tolkien e Peter Jackson

A livello visivo e concettuale siamo praticamente a casa. Tutte le ambientazioni mescolano perfettamente CGI e luoghi fisici, assieme ai props che hanno reso immortale la trilogia di Peter Jackson. Basta solo pensare a come si svela il villaggio dei Pelopiedi, un pezzettino alla volta, inserito nella natura ma che nasconde un piccolo grande universo, come un gioco per bambini che fa diventare adulti.

Il prologo riesce davvero a settare il mondo de Il Signore degli Anelli - Gli Anelli del Potere perché passa dal particolare all'universale con una naturalezza rara, dolce, che richiama la potente regia di Peter Jackson e l'anima di Tolkien senza però diventare carta carbone, ma iniziando una propria visione che si inserisce in un solco, perché così doveva essere, pronta però ad andare per la propria strada. Abbiamo soltanto appoggiato il piede in questa nuova vecchia Terra di Mezzo. Ma il contatto con il terreno ci fa venire voglia di continuare a camminare.