Aspettando Watchmen: la serie di Lindelof tra Alan Moore e Zack Snyder

La nuova serie HBO arriverà in contemporanea televisiva tra Stati Uniti e Italia a partire dal prossimo 20 ottobre.

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Al pari di Pastorale Americana, Il Grande Gatsby, Addio alle Armi, La Lettera Scarlatta e Moby Dick, Watchmen è riuscito (meglio di molte altre opere sue contemporanee) a restituire un'istantanea (le fotografie sono importantissime nell'opera DC Comics) dell'epoca della quale è figlio. È curioso che siano stati due britannici a realizzarla, l'importante scrittore di Northampton Alan Moore e la matita londinese Dave Gibbons, ma in retrospettiva sembra una deriva inevitabile: il ritratto della società degli Stati Uniti d'America che usciva da quelle pagine era troppo disilluso, troppo tetro, troppo realistico e privo di ogni qualsivoglia edulcorante narrativo per essere frutto del parto di due autori americani, evidentemente troppo dentro quei modelli per riuscire a vedere oltre. Dalla loro vecchia isola piovosa e verdeggiante, che di dibattiti politici e sangue ne aveva visti già a valanghe nei secoli precedenti, Moore godeva della prospettiva perfetta per parlare - con la sagacia aguzza che contraddistingue il suo stile - di una serie di problemi che gli americani non vedevano, o fingevano di non vedere.

Purtroppo, non è che ci si sia regolati di conseguenza negli oltre trent'anni successi all'uscita del capolavoro letterario della DC Comics, e quindi ecco che oggi, nel 2019, la serie televisiva HBO sequel di Watchmen e scritta da Damon Lindelof arriva in un contesto storico non così diverso da quello che diede alle stampe le pagine di Moore & Gibbons.
La serie (a proposito, abbiamo recensito i primi 6 episodi di Watchmen guardandoli in anteprima) è giustamente fra le più attese dell'anno, e in questo speciale pensato per ingannare l'attesa della sua uscita presentiamo le due opere fondamentali dalle quali i lettori (più giovani e non) del nostro sito proprio non possono prescindere in vista dell'opera HBO. Stiamo parlando del Watchmen di Moore/Gibbons e del Watchmen di Zack Snyder.

"Ci vediamo sui fumetti"

E' possibile che qualcuno di voi, soprattutto quelli nati nel secolo in corso, non abbiano avuto ancora l'occasione di imbattersi in Watchmen, ma dato che storicamente e anagraficamente la generazione attuale è quella più vicina e appassionata allo streaming on demand e alla serialità televisiva (molto più di quanto non lo sia della sala cinematografica, in alcuni casi) allora è ugualmente probabile che il materiale promozionale fornito in queste settimane da HBO abbia in qualche modo attirato la vostra attenzione.

La buona notizia è che DC Comics ha ristampato l'opera originale decine e decine di volte nel corso degli anni, e recuperare una copia del Watchmen fumetto - nelle varie edizioni disponibili e nei formati più disparati - non dovrebbe essere un problema (ma dato che il primo episodio della serie tv di Lindelof esordirà il 21 ottobre affrettativi ad adoperarvi in tal senso, perché l'orologio dell'Apocalisse è quasi alla mezzanotte).

Se non conoscete la storia vi basti sapere che Watchmen prende vita in un'America degli anni '80 del tutto identica a quella dei veri anni '80, con la sola eccezione che nel fumetto creato da Moore (e quindi nell'America creata da Moore) esistono i supereroi. Non sono tanto dei veri supereroi (con l'unica eccezione del Dottor Manhattan, uno scienziato al secolo Jon Osterman vittima di un incidente di laboratorio sul campo intrinseco che gli conferisce poteri di controllo sulla materia e una diversa e più completa percezione del tempo, abilità che lo rendono praticamente un Dio) quanto piuttosto dei vigilanti mascherati, attivi sin dal dopo-guerra.
La loro presenza, per forza di cose, ha posto gli Stati Uniti di Moore e Gibbons su una rotta completamente diversa rispetto a quella dei veri USA: ad esempio, gli americani hanno vinto la guerra in Vietnam senza troppa fatica grazie a Dottor Manhattan, annettendo quello stato alla propria repubblica federale, ma il fatto che un essere immortale e onnipotente sia stato reclutato dal governo americano ha spinto altre nazioni (la Russia su tutte) a moltiplicare gli sforzi nell'industria bellica, con una produzione spropositata di arsenale nucleare che rende la paura della Guerra Fredda del fumetto centinaia di volte più estrema rispetto a quella già vibrante nella realtà.

Lo showrunner Damon Lindelof (acclamato sceneggiatore di Lost, Prometheus e The Leftovers) ha dichiarato che la sua serie tv sarà un sequel del fumetto che però potrà essere goduto anche da chi non conosce gli esiti dell'opera originale, perciò in questa sede non parleremo del fumetto per evitare di rovinarlo ai neofiti. Se già lo conoscete e state cercando uno speciale di approfondimento su cosa aspettarsi dalla serie tv di Watchmen, allora seguite il link evidenziato.

Il cinema muscolare di Snyder

Qualora foste impossibilitati per qualsiasi ragione a recuperare il fumetto originale entro la data di scadenza, la soluzione più immediata è invece quella di tuffarsi a capofitto nell'adattamento cinematografico del 2009 diretto da Zack Snyder, disponibile sulla piattaforma di streaming on demand Amazon Prime Video.

Della pellicola di Snyder abbiamo parlato approfonditamente nello speciale Everycult su Watchmen, approfondendo il finale, unico tocco d'autonomia rispetto all'approccio amanuense , soprattutto nella Ultimate Edition da ben quattro ore, col quale l'autore ha riprodotto sul grande schermo le tavole del fumetto di Moore & Gibbons (al termine di un'impresa produttiva che spaventò in sequenza Terry Gilliam, Darren Aronofsky e Tim Burton: fin dagli anni '90 e prima dell'avvento di Snyder, Watchmen era considerata un'opera impossibile da portare al cinema). Al di là di tutto questo, vogliamo concentrarci su quanto il sequel della HBO sarà debitore del lungometraggio della Legendary Pictures, co-produzione Paramount e Warner Bros.

Dai vari trailer pubblicati in queste settimane pare evidente che Lindelof e i quattro shooter selezionati per portare sul piccolo schermo la visione dello showrunner per i nove episodi della prima stagione (Steph Green, Nicole Kassell, Andrij Parekh e Stephen Williams) si siano rifatti non poco allo stile visivo creato da Snyder per la sua opera, che più di tutti e prima di chiunque altro mise in scena (e senza censure) l'analisi socio-politica che l'escalation fascista (per quanto filtrata attraverso lo sguardo della camera, in piena modalità cinecomic) di un gruppo di supereroi comporterebbe "realmente" nella società contemporanea. Probabilmente ancora oggi il miglior film di un autore controverso, ma altrettanto dotato di un tratto distintivo unico, Watchmen è sicuramente il punto di riferimento principale per il sequel di Damon Lindelof da un punto di vista audiovisivo: ce lo dice il cartoonesco slow-motion utilizzato per riprendere Giustizia Mascherata che irrompe nel supermarket nel primo trailer di Watchmen, ce lo dice il modo di inquadrare la superficie di Marte, ce lo dice il design dell'astronave di Gufo Notturno e soprattutto il latex delle maschere dei protagonisti.

Non è ancora chiaro a quale finale si rifarà il sequel televisivo (e per forza di cose, uno escluderà l'altro) ma lo spirito reazionario di un certo cinema politicamente a destra tipico della poetica snyderiana sembra aver preso il sopravvento nell'universo narrativo passato nelle mani di Lindelof, con un'America dominata da un corpo di polizia mascherato e asfissiato da una cellula terroristica non a caso ispirata alla memoria di Rorschach, il più destroide dei personaggi del sinistrorso Moore (e infatti anche quello drammatico e dal cuore più dolce).
Insomma, le premesse per una nuova epocale vetta di questa seconda Golden Age della televisione ci sono tutte. Non resta che darci appuntamento al 21 ottobre prossimo, quando torneremo a parlare del nuovo universo creato da Damon Lindelof, sulla scia di Moore e Snyder.