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Baby, il nostro incontro con il cast e i creatori della nuova serie Netflix

Arriverà il 30 novembre la nuova produzione italiana della piattaforma, seconda scommessa dopo il successo di Suburra.

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La prima serie originale Netflix per l'Italia, Suburra, si è rivelata un grande successo, e infatti è in arrivo una seconda stagione, sempre con protagonista Alessandro Borghi). Adesso però è il turno di Baby, nuova produzione Netflix in collaborazione con la Fabula Pictures di Nicola De Angelis. La storia non tratta di criminalità o - come spesso accade - delle periferie romane, perché i protagonisti sono gli adolescenti moderni della Roma bene, i "pariolini" (dal quartiere Parioli). Ragazze e ragazzi cresciuti nell'agio, che frequentano istituti privati e hanno già una vita improntata al successo, che però non riescono a sottostare alle imposizioni quasi dittatoriali dell'ambiente che li circonda, e allora covano un malessere esistenziale. Dall'ennui alla ribellione il passo è breve, e la loro trasgressione passa tanto dalla disobbedienza alle ferree regole genitoriali quanto dalla volontà di oltrepassare i limiti, anche quelli che magari si pensavano invalicabili.
Baby parte proprio da qui, almeno nei primi due episodi che abbiamo avuto modo di vedere nel corso della presentazione ufficiale della serie, continuata con la conferenza stampa alla presenza del cast tecnico e artistico. Ne è venuto fuori un quadro esaustivo e soprattutto chiaro su un particolare punto: la serie non è la diretta trasposizione del fatto di cronaca a cui si ispira vagamente (lo scandalo delle baby squillo dei Parioli) e guai a parlare di sola tematica della prostituzione. Baby è molto, molto più di questo.

In un negozio di cristalli

"Eravamo a Los Angeles a proporre un'idea e adesso siamo arrivati a questo", spiega Nicola De Angelis quando racconta le origini della serie. "È iniziato tutto a maggio del 2017 e si è mosso tutto molto velocemente, il che è abbastanza emblematico pensando alla difficoltà di produzione delle nostre serie". Dietro la sceneggiatura di Baby ci sono i GRAMS, un collettivo di cinque sceneggiatori giovanissimi (hanno tutti tra i 20 e 29 anni), affiancati da Isabella Aguilar e Giacomo Durzi. "Abbiamo semplicemente impreziosito con la nostra esperienza una sceneggiatura di un collettivo già molto preparato ma grezzo, anche perché per alcuni di questi ragazzi si trattava della prima esperienza professionale", ha spiegato la Aguilar. "È stato un po' come muoversi in un negozio di cristalli. Ci siamo molto divertiti e considero Baby una serie neo-romantica". Alla regia troviamo Andrea De Sica e Anna Negri, che ha avuto "il compito di portare uno sguardo femminile nella regia". "Baby è un racconto molto empatico - spiega la regista - ma c'è dietro anche uno sguardo generazionale, che con me e Andrea insieme si è trasformato in uno sguardo corale su figli e genitori. Molto affascinante, perché tutto parte dall'empatia".


Luci e ombre

I protagonisti della serie sono soprattutto tre: Chiara, Ludovica e Damiano, interpretati rispettivamente da Benedetta Porcaroli, Alice Pagani (vista in Loro di Paolo Sorrentino) e da Riccardo Mandolini. Tre volti nuovi dello spettacolo, giovanissimi e freschi, bravi e credibili. Vestono i panni di tre adolescenti problematici, chi furioso con il mondo, chi troppo ingenuo. Ragazze e ragazzi che tentano, per la prima volta nella loro vita, di prendere decisioni con la propria testa, spesso sbagliando, ma in cerca di emancipazione e di una via d'uscita da un'esistenza che sembra non appartenergli più, fatta di maschere e apparenza. Spiega la Porcaroli: "Chiara tenta di comportarsi come vogliono gli altri, ma lei non è così", spiega la Porcaroli. "Arriverà un repentino cambiamento che muterà nel profondo il suo carattere, rivelando chi è veramente. Questo appena farà delle scelte con la sua testa, le stesse che sottolineano la difficoltà dell'età che vogliamo raccontare, l'adolescenza".
"La mia Ludovica è un essere fragile, che vive tra luce e oscurità, ma all'esatto opposto di Chiara", spiega la Pagano. "Cerca rapporti autentici, amore e sicurezza. È tormentata anche e soprattutto dal rapporto con la sua famiglia. Spero sinceramente di essere riuscita a trasmettere tramite la camera tutto ciò che ho letto e che mi ha commosso nella sceneggiatura". E Damiano?: "È un pesce fuor d'acqua", rivela Madolini, "sia a casa che a scuola... In realtà ovunque. Non riesce a sentirsi a suo agio e al suo posto da nessuna parte, ma con Chiara in qualche modo si aprirà, comunque non in modo semplice".

In questi mesi, la stampa ha insistito molto sul fatto di cronaca a cui la serie è ispirata, ma Baby non è semplicemente "lo show sulle baby squillo": è una serie che vuole raccontare un mondo - quello degli adolescenti - e, nel farlo, prende anche spunto dalla realtà. La tematica della prostituzione c'è e verrà coerentemente approfondita nel corso dei sei episodi, ma Baby è più di questo. "Non c'è alcun ricalco del fatto di cronaca", ha spiegato Andrea De Sica. "Per me, per noi, è stato soltanto uno spunto per mettere in luce alcuni aspetti, come il mondo dove è ambientata la nostra storia e l'ambiguità dei personaggi, ma è tutto completamente originale. Non vogliamo giudicare questi ragazzi o mostrare lo scandalo fine a se stesso. Quello è stata una vasca dove attingere, ma dietro c'è una precisa costruzione drammaturgica. La prostituzione è esclusivamente uno dei modi in cui abbiamo scelto di esplorare la tematica del segreto".
Non aspettatevi comunque di vedere subito le baby squillo, perché c'è dietro una costruzione precisa, che parte dai personaggi e le loro problematiche per poi svilupparsi fino ad arrivare alla baby prostituzione: "Sapete, non ci piaceva l'idea di sbatterlo subito in faccia allo spettatore. Ci sembrava una scelta artistica povera e irrispettosa. Meglio arrivarci puntualmente, tramite il racconto dei personaggi e del loro mondo". E anche noi non potremmo essere più d'accordo.