Netflix

Boris torna su Netflix: riscopriamo i segreti di una serie cult

Dal citazionismo sfrenato alla critica sociale, dai personaggi folli alla comicità irriverente: ecco perché Boris è una serie cult.

speciale Boris torna su Netflix: riscopriamo i segreti di una serie cult
Articolo a cura di

Gli antropologi ancora si chiedono se conoscere Boris a memoria renda parte di un culto. Di sicuro, come direbbe qualcuno mentalmente stabile, "È ‘na qualità!". Ed è impossibile non cominciare con una citazione un articolo celebrativo sulla "fuoriserie italiana", con Boris che torna su Netflix con le sue tre splendide stagioni. Perché ha creato proseliti, divorato occhi, abbracciato persone di tutta la nostra penisola, unendole al grido di "Dai, dai, dai!" o con altre espressioni purtroppo censurabili.

Un lampo geniale scagliato da Giacomo Ciarrapico, Luca Vendruscolo e il compianto Mattia Torre, che ha squarciato di risate i nostri cuori, fermandoli a riflettere su un'Italia mai così genuina, in qualsiasi momento si guardi la serie. Perché questa è una delle qualità di Boris: essere sempre, tragicomicamente, attuale. Una comicità fatta di aghi sottilissimi e tsunami devastanti, capace di conquistare in ogni momento. (Ri)scopriamo assieme perché.

Un pesce fuor d'acqua

Era il 2007. Il panorama seriale italiano di qualità era pressoché deserto. Infatti Boris viene pubblicizzata subito come "fuoriserie". Perché con le altre non c'entra quasi nulla. Anzi, in realtà, c'entra tutto. Usa il pantheon degli equivalenti nostrani di Beautiful per destrutturarne ogni aspetto in maniera dissacrante. Racconta i retroscena di quei prodotti, e facendolo racconta l'Italia intera. Un Paese di musichette, mentre fuori c'è la morte. Va però in onda solo su Fox Italia, sul satellitare, e nel 2007 quanto pubblico poteva avere un prodotto che si chiama Boris, ma Boris nella storia è solo un pesce rosso? Poi, però, succede.
Al netto della sua assoluta perfezione, la serie sguiscia tra le mani della tv a pagamento. Inizia il passaparola. Inizia la pirateria. Che trasforma subito tutto in un cult. Perché riservato a pochi, ma piratato da tutti. E fino al suo passaggio in chiaro Boris resterà così: la prima serie da consigliare, subito, a chiunque.

Sinfonie di personaggi

Servirebbe una piccola bibbia per tutti i caleidoscopici personaggi di Boris. Frullati di follie, mix idiosincratici, cocainomani compulsivi e bestemmiatori incalliti. Tutto il campionario umano è presente, senza sconti, senza buonismo. Perché la serie crea gocce di disincantato cinismo che si innestano in ogni sua creatura, capace di sventagliarci tutto il peggio che l'Italia può offrire. Sia in ambito lavorativo che umano. E noi adoriamo quel peggio. Non riusciamo a farne a meno, perché non abbiamo bisogno di contratti, ci basta la passione. E un bel foulard per tenere sempre il collo caldo. Boris ha scardinato la tv perché nella sua esagerazione è sempre stata reale, nascondendo il marcio dell'Italia fra lambada e corse al ralenti. Ogni elemento sopra le righe era diretta rappresentazione di un vizio nostrano ben conosciuto, e il poterlo esorcizzare così, con un prete che non dice messa, era tutto quello di cui avevamo bisogno.

Platinette ci assolve da tutti i nostri mali

La forza di Boris è sempre stata questa: comicità dissacrante perfettamente amalgamata alla critica sociale. Un continuo percorso ad ostacoli capace di sventrare il buonismo, infilandosi nelle buche della società. Sì, la serie parla di una troupe televisiva che gira una fiction immaginaria, ma in realtà il suo stiletto si infila in ogni aspetto del mondo del lavoro. Precariato, protezioni varie dall'alto (e pure da Malta) per non perdere il posto, politica, sondaggi, Italia in bilico.

Una disamina continua di chi siamo e come viviamo, però con le bestemmie (per forza di cose "bippate"). Perché gli elettricisti su un set bestemmiano. E tu, quel set, lo devi far sentire al pubblico. Ma nel mentre devi anche mettere il miele sul bordo del calice. Dopotutto, sei una serie comedy.

Perché per far bere un messaggio così drastico come il tuo, cioè che un'altra tv (e quindi un'altra Italia) non è possibile, hai bisogno della tua personale linea comica. E forse, grazie a quella, hai spalancato le porte di un piccolo schermo nostrano alla qualità. Al futuro, quello vero, e non quello di Medical Dimension.

La festa del grazie

Ma come ha fatto Boris a diventare così profondamente cult? Semplice: citazionismo sfrenato. Perché ogni sua battuta è subito stata assimilata, rubata, pronta a diventare parte del nostro linguaggio comune. Una sequenza impressionante di frasi cult impossibili da dimenticare, riprodotte con l'inflessione giusta, perché ogni espressione è diretta e folle emanazione di un singolo personaggio. Da semplici risposte a monologhi pieni di paillette, le citazioni di Boris sono entrate nel parlato comune, fino a generare una valanga di meme e pagine a tema che uniscono i personaggi della serie a ogni elemento dello scibile umano, da Twin Peaks alla politica. Perché, una volta vista la serie, il rewatch è obbligatorio, masticandola in continuazione, andando a scovare tutti gli strati di scrittura, i camei, le guest star, che danno quel tocco in più ad ogni puntata. Fino al punto che parlare senza citarlo diventa praticamente impossibile. E va bene così.

Essere borisiani

E poi alla fine, pian piano, succede. Si diventa borisiani. Si comincia a guardare il mondo attraverso gli occhi del cuore. Si sente la voce degli Elio e le storie tese ad ogni sigla. Ci si sfida a chi conosce meglio la serie. Alla citazione più complicata. Al nome del personaggio più sconosciuto. Si piange alla notizia della morte di Mattia Torre e di Roberta Fiorentini, perché forse una quarta stagione non la vedremo mai, nonostante tutto il cast la vorrebbe. Boris ci ha aperto il cuore di risate, dimostrando davvero che un'altra televisione italiana era possibile. In qualche maniera ha unito tutti, facendoci sentire parte di una strampalata e cattivissima famiglia, che però ha sempre provato a farci ridere anche alle sette del mattino. E forse, ora, con Netflix si allargherà ancora. Così, come canta Francesco Pannofino, potremo tutti fare scopa con la morte. Fino all'ultimo ciak.