Bridgerton è un guilty pleasure di cui non si può fare a meno?

Bridgerton è o non è un guilty pleasure? E questa categorizzazione importa davvero? Cerchiamo di approfondire il discorso.

Bridgerton è un guilty pleasure di cui non si può fare a meno?
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La seconda stagione di Bridgerton è arrivata su Netflix ormai da un mese e, come accaduto con la prima, ha conquistato gli abbonati della piattaforma, regalando nuovi record a Shonda Rhimes e al suo team creativo-produttivo (Bridgerton 2 ha avuto il debutto più visto di sempre su Netflix, dopotutto). Ma fin dalla prima stagione dello show tratto dai romanzi di Julia Quinn, c'è un problema di categorizzazione che torna a farsi presente ogniqualvolta se ne parli e la domanda, fondamentalmente, è sempre la stessa: Bridgerton è un "guilty pleasure"?

Di questi tempi si fa presto ad utilizzare questo termine quando si parla di prodotti d'intrattenimento, specialmente quelli considerati "meno impegnati" rispetto ad altri, ma cosa significa davvero? Generalmente, per "guilty pleasure" intendiamo qualcosa che ci piace nonostante non sia generalmente tenuto in grande considerazione, provocando così un leggero senso di colpa. Una definizione che pone l'accento su due aspetti principali: la considerazione altrui dell'opera, e il sentimento provato guardandola. Ma Bridgerton si può davvero considerare tale?

Bridgerton, il romance che piace (a prescindere)

Partiamo dal presupposto che spesso, tutto ciò che rientra nel cosiddetto genere Chick-Lit (letteralmente "letteratura per ragazze") o narrativa rosa (come ad esempio gli Harmony) viene generalmente ritenuto a priori un guilty pleasure, perché la convenzione generale è quella di bollare questo tipo di contenuti come puro e semplice intrattenimento, aggiungendovi anche la connotazione di "frivolo".

La stessa concezione è stata poi commentata recentemente anche dall'autrice dei libri di Bridgerton Julia Quinn che, prendendola più alla larga, ha fatto notare come i romance, specialmente in chiave period drama, siano solitamente trascurati dal piccolo e dal grande schermo quando si tratta di decidere cosa adattare (potete trovare alcune delle sue dichiarazioni su quanto Julia Quinn è coinvolta nello sviluppo di Bridgerton). Certo è che, come rimarca anche la Quinn, dietro alla trasposizione televisiva di Bridgerton si trova un team tra i più noti e stimati nel campo, che ha già portato sullo schermo titoli dal grandissimo successo come Grey's Anatomy, How To Get Away With Murder e Scandal, e che continua a macinare prodotti da record in quanto a visualizzazioni e apprezzamento del pubblico (per la critica si entra già in un discorso più ampio).

Questo, ovviamente, è un punto a favore per lo show in termini di qualità, ma aiuta anche ad aumentare il prestigio nella percezione comune di una serie che è vista dai più semplicemente come un crossover tra Downton Abbey e Gossip Girl o un Orgoglio e Pregiudizio dei tempi moderni, solo con ancora più sesso, scandali e convenzioni narrative a tenere banco.

E sì, è vero, Bridgerton non è probabilmente paragonabile a un'opera di Dostoevskij o a serie tv come Chernobyl o I Soprano per tantissimi versi, ma in fondo chi ha detto che dovrebbe essere così? Chi dice che è quello l'intento dell'autrice, dei produttori, di chiunque vi abbia lavorato? E perché se così non è, bisogna per forza considerarlo un prodotto mediocre, di cui ci si dovrebbe quasi vergognare nell'ammettere di guardarlo con piacere?

L'importante è godersela

Per convenzione, ancora una volta, possiamo probabilmente far rientrare Bridgerton nella categoria dei guilty pleasure per il focoso tira e molla tra il Duca di Hastings e Daphne, per la centralità dei balli e degli eventi della ‘Ton (che potrebbero fondamentale essere ritenuti dei personaggi a sé), per i ruoli talvolta stereotipati (come ad esempio le Sorelle Featherington Prudence e Philippa, o anche Cressida Cowper, per citarne solo alcuni), per le numerose scene di sesso (che tuttavia si fanno più rare nella seconda stagione di Bridgerton) o per il ripetersi di situazioni e schemi che trovano nel loro essere cliché sia un punto di forza che una debolezza.

Ma alla fine ci importa davvero tutto questo, se al termine della visione siamo rimasti soddisfatti? Se abbiamo riso, pianto, sofferto e gioito con la Famiglia Bridgerton e gli altri protagonisti, se abbiamo tifato per loro, se ci siamo adirati vedendoli compiere scelte discutibili, se vogliamo continuare a scoprire cosa ci riserverà il futuro per questi personaggi? Guilty pleasure o no, quindi, restiamo in trepidante attesa di Bridgerton 3 e di ritornare a vagare per la ‘Ton per ancora tante stagioni a venire. n barba ai sensi di sensi di colpa.