Buffy L'ammazzavampiri: perché riscoprire la serie cult di Joss Whedon

Buffy l'Ammazza Vampiri torna disponibile su Amazon Prime Video: ecco perché è un cult da riscoprire e una serie che ha cambiato la TV.

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Prima di lanciare definitivamente il Marvel Cinematic Universe come fenomeno globale grazie alla regia del primo Avengers, prima delle polemiche sulla sua gestione di Justice League, Josh Whedon è stato il padre di diversi progetti, soprattutto televisivi. Tra questi ce n'è uno che non è stato soltanto un cult generazionale, ma anche un prodotto che ha lasciato un marchio profondo nel mondo della serialità americana. Stiamo parlando di Buffy L'Ammazzavampiri, ora disponibile su Amazon Prime Video.

Born to kill (vampire)

Serie teen dalle sfumature horror ante litteram, Buffy l'Ammazzavampiri esce nel 1997, come secondo tentativo di esplorare un'idea molto cara al suo autore. La prima volta è del 1992, con un film scritto appunto da Whedon e diretto dalla regista Fran Rubel Kuzui. Nel cast, tra protagonisti e comparse, figura gente come Rutger Hauer, Donald Sutherland, Hilary Swank, David Arquette e Ben Affleck, nomi che non bastano ad evitare un terribile flop. E, va detto, non certo per sfortuna. Il film è un B-Movie non molto ben riuscito, dove la componente ironica che caratterizza molti dei lavori di Whedon scade troppo spesso nel ridicolo. Eppure, come dicevamo, c'è quell'idea di fondo che al suo autore non va giù che sia sprecata. Non si tratta semplicemente dell'approccio ironico e alternativo (almeno per quegli anni) al tema vampiresco o l'idea di un un'avventura teen horror con risvolti di commedia e un pizzico di romance. La chiave di lettura è una ragazzina bionda che attraversa da sola un vicolo di notte. La vittima cliché ed ideale. Ma se le cose non fossero quello che sembrano?

Ragazze bionde

Tenete bene a mente l'idea del ribaltamento dei cliché, perché è un'altro degli strumenti con cui le 7 stagioni di Buffy L'Ammazzavampiri saranno capaci di costruire un prodotto fresco, intelligente e capace di colpire profondamente il pubblico. C'è stata Kristy Swanson, l'attrice protagonista nel film e che non è riuscita ad esprime appieno quello che Whedon avrebbe voluto.

Poi arriva Sarah Michelle Gellar, che rappresenterà il personaggio nell'immaginario collettivo nella serie e nelle diverse trasposizioni e seguiti fumettistici. È minuta e semi esordiente e si dimostrerà perfetta nell'incarnare le diverse sfumature del personaggio. E poi c'è una terza ragazza. È quella che apre il primo episodio. La scena l'abbiamo descritta prima: la vittima per eccellenza cammina in un vicolo.

È un momento classico da film horror: è la vittima che ci mostrerà per la prima volta la minaccia che permea la nostra storia. E in effetti la scena sembra proprio portarci lì, fino al momento in cui ci rendiamo conto di qualcosa che non ci saremmo aspettati. La bionda non è la vittima, la bionda è il mostro: è lei il primo vampiro della serie.

Ribaltamenti

Con questo primo, improvviso ribaltamento, finalmente arriviamo all'idea cara a Joss Whedon e alla ragione principale che ha reso Buffy una serie di rottura per la televisione americana e che probabilmente rappresenta una delle chiavi del successo della serie stessa.

Buffy Summers (il cui cognome nasce dalla passione per i fumetti Marvel di Whedon: è infatti quello di Ciclope, leader degli X-Men) è una ragazzina che scopre di essere prescelta come nuova Cacciatrice, colei cui viene affidata la forza di combattere il male e salvare il mondo. Un ruolo non esattamente entusiasmante per una sedicenne che pensa ai ragazzi, lo shopping e a entrare nella squadra delle cheerleader e, fondamentalmente, diventare popolare nella sua scuola.

Eppure questa apparentemente frivola ragazzina si dimostra capace di tirare fuori la grinta, la tenacia e la forza d'animo (oltre quella fisica, magicamente acquisita) per adempiere nel migliore dei modi al proprio ruolo. Lo farà affrontando tanto i mostri quanto la sua riluttanza e tutte le sue stesse fragilità, ma soprattutto facendo qualcosa che difficilmente si era visto in una donna in televisione fino a quel momento: diventa indipendente.

Ribaltando clichè, ma soprattutto stereotipi. Non che siano mancate donne forti in televisione. Poco frequenti, certo Ma una delle differenze principali è che apparivano sempre e comunque affiancate ad uomo, come ad esempio accadeva con Dana Scully in X-Files.

Certo, Buffy ha un mentore, il bibliotecario Giles, e un gruppo di amici al suo fianco, denominati la Scooby-gang perché sembra davvero richiamare la squadra di Scooby Doo (e non sembra proprio un caso che la Gellar sarà chiamata a interpretare uno dei personaggi nei film in carne ed ossa), oltre alle diverse storie d'amore, due persino con vampiri. Ma non saranno mai queste cose a definirla o a rappresentarla. Sono parti di lei, ma non sono le cose a cui delegherà la propria forza interiore o la propria realizzazione ed emancipazione. Buffy dimostrerà più volte di poter gestire le cose da sola e di non avere bisogno di un compagno o di una storia d'amore per essere forte; anzi, sarà pronta a sacrificarle, se necessario. E come lei molte altre figure femminili avranno ruoli di spicco, di forza o percorsi di autorealizzazione ed emancipazione che si permettono anche di spingersi a mettere in scena anche un'importante relazione omosessuale.

Fuori dal canone

Abbiamo parlato di cliché e di quanto la serie faccia un uso massiccio dei suoi ribaltamenti. Lo fa narrativamente, costruendo situazioni e aspettative che poi si ritrovano positivamente spiazzate, giocando con il genere horror (e lo spettatore) in diverse sue forme. Lo fa a partire dai vampiri e dai demoni che affronta, ma anche nelle ambientazioni e nelle tematiche adolescenziali (come l'universo scolastico).

Lo fa nella costruzione della sua componente di commedia, che usa molto più ironia che non comicità, e che del ribaltamento e dello spiazzamento fa il suo riuscitissimo cavallo di battaglia, arrivando a toccare spesso il tabù del sesso con grazia e divertimento (cosa che gli ha permesso di non allertare le pesanti censure della televisione americana dell'epoca).

E ancora lo fa registicamente, con scelte che utilizzano spesso i canoni televisivi per, ancora una volta, portarvi altrove rispetto alle direzioni su cui vi hanno illuso, o magari per accompagnare in maniera poco scontata e più efficace nell'atmosfera e nella componente emotiva delle scene. Senza dimenticare di condire il tutto anche con tocchi metanarrativi.

Non è un caso se Buffy sia stata tra le prime serie televisive a proporre episodi molto particolari e "fuori canone", abitudine poi presto copiata da altre serie. Gli esempi più eclatanti forse sono quelli nella stagione 4 e nella stagione 6, ovvero "L'urlo che uccide" (Hush in originale, episodio 10 della quarta) e "La Vita è un Musical" (Once More, With Feelings, settimo episodio della sesta). Con due divertenti escamotage narrativi, vengono realizzati un episodio completamente muto e un episodio musical che mettono in scena tutta l'intelligenza e la verve comica della scrittura della serie, con due gioiellini che non a caso gli hanno fatto guadagnare, oltre al plauso del pubblico, diversi premi.

Figlia del suo tempo

Certo, Buffy è anche una serie figlia degli anni in cui è stata prodotta. Se l'interessante chiave di lettura che offre del vampiro (e le metafore di cui lo carica) è ben accompagnata da un make-up originale e piuttosto efficace, non tutti gli effetti sono così ben riusciti, costretti ai limiti del periodo e a quelli di un budget per una serie tv che doveva svilupparsi per più di 20 episodi a stagione. L'alto numero di episodi per stagione è anche causa, come spesso accade alle produzioni di quel periodo, di equilibri non sempre perfetti: non mancano alti e bassi.

Tra le 7 stagioni è sicuramente la quinta quella in cui l'equilibrio tra narrazione, commedia, teen drama, horror e profondità funziona nel modo migliore. Ma anche quando l'equilibrio risulta meno bilanciato, si tratta comunque di qualche sbavatura.
Ad aiutare a limare questo limite è anche la struttura stessa delle stagioni di Buffy, che hanno uno svolgimento quasi da moderno antologico: in ognuna di essa infatti c'è un nemico principale da sconfiggere che graverà sull'intero anno, così da dargli una sua forma di compiutezza.

La continuità sarà assicurata non solo da alcune sottotrame che si dipaneranno fino al finale, ma anche dall'evoluzione stessa dei personaggi, che ne rappresenta un altro dei punti di forza. Ognuno dei protagonisti non sarà lo stesso degli esordi: sarà cresciuto, non solo in termini anagrafici.

Finali

Se c'è poi un ultimo dettaglio che esalta nuovamente il concetto di ribaltamento dei temi: quello dell'happy ending. Non parliamo del finale della serie, non solo, ma dei tanti finali disseminati lungo tutto il percorso. Magari quelli delle singole stagioni, ma anche quelli legati ai frammenti che ne compongono la storia.

Come i finali delle diverse relazioni che si intrecciano tra i personaggi, o magari quelli che segnano il destino di alcuni di questi. Pensando al classico teen-drama, o anche alla classica serie che mette insieme commedia e altri generi, ci si aspetta di trovarsi la più canonica delle soap-opera. E, forse, in un primo momento può sembrare così. Si fa in fretta però a capire quanto siamo distanti e quanta consapevolezza ci sia negli scrittori di questa serie, a partire dal suo creatore Joss Whedon (che negli anni ha dimostrato di essere un ottimo scrittore di personaggi femminili, come dimostra ancora una volta la sua Vedova Nera in Avengers).

Gli epiloghi e le risoluzioni di storie umane e storie d'amore sono ben distanti dai rassicuranti lieto fine a cui siamo abituati. Sono pochi e spesso non sono perfetti. Ma i finali più frequenti non sono neppure lieti. Sono spesso dolorosi e a volte del tutto compiuti. E in questo, forse sembrerà strano dirlo in una serie che parla di vampiri, profondamente reali.

Buffy - L'ammazzavampiri Buffy L'Ammazzavampiri sembra la classica serie di avventura per teenager. Il grande successo che l'ha resa un cult e ha permesso la nascita di spin-off come il serial "Angel", o diverse derive come trasposizioni e seguiti a fumetti, è però una combinazione tra una scrittura arguta e intelligente, capace di stravolgere e ribaltare cliché e stereotipi, e la scelta di mettere in scena una protagonista femminile sfaccettata ma soprattutto forte, emancipata e indipendente, ovvero qualcosa che difficilmente si era visto in uno show per ragazzi o in generale nella televisione americana fino a quel momento.