Catch-22, il paradosso della guerra secondo George Clooney e Grant Heslov

Abbiamo incontrato a Roma il cast e gli sceneggiatori dell'attesa miniserie tratta dal brillante romanzo di Joseph Heller. Ecco com'è andata

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Stephen King ha definito Catch-22 di Joseph Heller "uno dei due più grandi romanzi americani del '900". Se lo sia o meno non sta a noi dirlo, ma la profonda anima anti-militaristica e la scrittura brillante e sagace dell'autore ne hanno decretato lo status di capolavoro, attuale ieri come oggi. In un periodo come il nostro, proprio l'acceso concetto dell'anti-guerriglia e la sua sempreverde modernità hanno spinto George Clooney a dire sì alla proposta di Luke Davis e David Michod nel trasporre in tv la storia.
Presente a Roma alla prima nazionale della serie Sky Origanal, dal 21 maggio su Sky Atlantic, Clooney ha avuto modo di parlare dell'adattamento di Catch-22 insieme agli sceneggiatori, ai registi, ai produttori e al cast, dandoci un quadro molto preciso del titolo: "Da democratico, Catch-22 veicola tematiche molto affini alla mia ideologia, ma più in generale è interamente basato sull'anti-guerriglia e sul tentare di fregare il sistema". Sì, perché la storia di Heller racconta le gesta del capitano John "Yo-yo" Yossarin (un fenomenale Christopher Abbott), arruolatosi nei bombardieri certo che "l'addestramento sarebbe stato più lungo dell'azione sul campo", ma una volta in guerra capisce che la violenza del conflitto, le perdite e il dolore non fanno per lui, scegliendo di andarsene. A intralciare i suoi piani c'è però il paradossale Comma-22 che dà il titolo alla serie.

Se sei pazzo, non dirlo

Il Comma-22 stabilisce l'esonero dalla leva per i malati mentali, ma sancisce anche che chiunque richieda di essere esonerato per questo motivo, automaticamente si dimostra sano di mente perché solo i pazzi vogliono continuare a combattere. Parte della forza del racconto è dunque rintracciabile proprio nei tentativi di Yo-yo di farsi mandare via, e per Clooney il mezzo più adatto a una storia del genere era proprio la televisione: "Il medium televisivo dà effettivamente la forza al racconto e allo sviluppo degli eventi, prima che arrivi qualcuno a uccidere in modi orribili i nostri personaggi".
È d'accordo con lui anche l'attore e regista Grant Heslov, che spiega: "Ho ritenuto molto importante lavorare a Catch-22 perché ritengo che non sia mai tardi per parlare di follia, specie in tempi come questi che rendono ancora più assurdo tutto quanto, dalla guerra alla politica".
Il romanzo di Heller è un'opera molto amata e studiata della narrativa americana, sia in termini di stile che di contenuto, il che ha reso difficile ma eccitante il lavoro di adattamento compiuto da Luke Davis e David Michod. "È stato un lavoro onestamente ansiogeno ma entusiasmante", ha spiegato Davis. "Volevamo approcciarci al progetto in modo da renderlo ambizioso per poi proporlo a George, che è stato sempre la nostra prima scelta".

La storia di Catch-22 è ambientata in Italia, in Sardegna, motivo (tra gli altri) che ha spinto Sky a comprare il progetto e la produzione a cercare location nel nostro paese. "Volevano farci girare in Inghilterra, specie per una questione di sgravi fiscali, ma una volta lì abbiamo trovato neve e freddo per giorni", ha raccontato il produttore Richard Brown."Abbiamo deciso di mandare una miriade di scatti della location per dimostrare come non fosse possibile girare lì la serie, e alla fine ci hanno ascoltato e fatto venire in Sardegna".

Un confine sottile

Se avete letto il romanzo di Heller, saprete quanto necessario e sostanziale sia il pensiero dello scrittore sul tema della guerra, mentre i suoi toni umoristici e satirici sanno elevare la commedia e "lo scherzo" a forma d'arte rilevante, riempiendo un argomento tanto delicato e drammatico di irriverenza e un filo di cinismo. È la forma più scorretta di commedia, quella nera, che se manipolata con cura diventa persino la più nobile, in quanto scevra di ipocrisie e con una ferrea volontà demolitrice di un sistema (in questo caso militare) che sa "fottere" e, per questo, viene di contrappasso deriso, umiliato.

Ma è possibile scardinare realmente un'impalcatura governativa centenaria, pur nel suo paradosso? Catch-22 prova a fare proprio questo, con la scrittura intelligente di Davis e Michod che si rivela adatta alla trasposizione del racconto, che in televisione accentua i tratti satirici dell'opera, ammantati da un senso del dramma comunque costante. Se il buongiorno si vede dal mattino, allora, con il primo episodio capiamo che lo stile e il tono scelto per il progetto è quello dell'impertinenza e di una ventata sferzante di follia, che permea la serie sin dall'inizio, quando vediamo il Tenente Scheisskopf di Clooney diventare la buffa copia dell'Hartman di Full Metal Jacket.
È furente perché il suo gruppo non sa marciare e chiede: "Qual è il problema?", solo gridando e imitando goffamente qualcuno incapace di coordinare corpo e cervello. La domanda è retorica, ma il problema in realtà esiste e qualcuno glielo fa notare; purtroppo chi comanda non ama sentirsi dire dove sbaglia. L'esercito non è una democrazia: si rispettano gli ordini, si lavora duro e non si fanno domande.
Aprendo su questa verità e mettendo subito le cose in chiaro ("qui decidono gli altri delle vostre vite"), Catch-22 setta immediatamente il forte standard commediato, sagace, pungente. Lo fa quasi istintivamente, rispettando solo in parte le direttive del romanzo, che viene trasposto con fedeltà nello spirito ma riadattato ad alcuni standard narrativi differenti, che rendono la storia televisivamente moderna, cinematograficamente intrigante e ricca di spunti di riflessione dall'inizio alla fine.

Se sei pazzo, fallo

Tornando alla presentazione, si scopre che la scelta di girare in Italia si è rivelata ottima, almeno a detta del cast e dei registi. Nel cast c'è anche il nostro Giancarlo Giannini, con una piccola parte nel ruolo di Marcello, proprietario di un bordello nella Roma appena liberata dagli alleati. "Quando Giannini è arrivato sul set è stato un ingresso regale", ha detto Clooney. "Si sono fermati tutti per salutarlo e stringergli la mano. Ho lavorato con molte grandi star in vita mia: Giancarlo è una di queste".
Anche Giannini non risparmia gli elogi, ammettendo anzi che in futuro vedrebbe bene Clooney come Presidente degli Stati Uniti d'America, anche se il diretto interessato si dice "fuori luogo nella politica": "Macché", dice l'attore italiano: "George è un vero politico e anche grande regista. Sul mio personaggio non mi ha chiesto nulla e ha lasciato fare a me. È un fanfarone molto intelligente che ricorda Pasqualino 7 bellezze. Mi ha dato questo personaggio perché il "Colonnello Testa di Cazzo" era già preso da lui e questo era italiano".


Dicevamo però del tema della follia, imperante in Catch-22 sia attraverso gli ottimi e intelligenti tempi comici da black humor, sia grazie alle varie interpretazioni degli attori, su tutti lo straordinario Christopher Abbott. "La parte più difficile è stata quella di passare da qualcuno che finge di essere pazzo al divenire lentamente e davvero pazzo", ha spiegato. "Avevo ben chiaro in testa il personaggio e le sue sfumature e da attore non potevo chiedere davvero di più, ma anche George mi ha molto aiutato a scavare in alcune dinamiche interne del carattere e degli atteggiamenti di Yo-yo". Parlando poi dell'esperienza in Italia, Abbott ammette: "Vedevo tutti in grande risonanza e personalmente amo davvero molto lavorare, ma ancora di più non lavorare, e l'Italia è il posto perfetto per farlo... ovviamente in senso positivo".