Chuck Lorre: il genio dietro tante sitcom di successo

In vista dell'arrivo su Netflix della sua nuova serie, ripercorriamo la carriera del noto produttore e sceneggiatore.

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Dal 16 novembre sarà disponibile su Netflix la prima stagione di The Kominsky Method, nuova creatura seriale di Chuck Lorre e seconda collaborazione tra il produttore-sceneggiatore e il servizio di streaming (la prima è stata Disjointed, cancellata dopo il primo ciclo di episodi). Si tratta della decima serie comica creata da Lorre nell'arco di 26 anni, segno di una prolificità inarrestabile: l'apice risale alle stagioni 2013-2014 e 2014-2015, periodo in cui l'autore curava ben quattro delle sitcom di successo in onda su CBS (Due uomini e mezzo, The Big Bang Theory, Mike & Molly e Mom) e lavorava con star del calibro di Charlie Sheen, Melissa McCarthy e Allison Janney (con tanto di Golden Globe e/o Emmy per le loro interpretazioni). In occasione del debutto della sua nuova fatica, che vanta due divi come Alan Arkin e Michael Douglas nei ruoli principali, abbiamo voluto ripercorrere la carriera di Lorre, dagli esordi piuttosto modesti all'impero della risata che domina gli ascolti da più di dieci anni.

Inizi musicali


Dopo aver cambiato nome nel 1972 (il cognome originale, Levine, veniva usato dalla madre come una specie d'insulto), Lorre ha iniziato il suo percorso artistico nelle vesti di musicista prima di darsi all'animazione negli anni Ottanta, sia come sceneggiatore che come compositore. A quel periodo risale quella che forse è la sua creazione più nota a livello mondiale, al netto di eventuali versioni realizzate ad hoc per i mercati stranieri (tra cui l'Italia): parliamo delle musiche della prima serie delle Tartarughe Ninja, in particolare la mitica sigla scritta insieme a Dennis Challen Brown (da notare che nei titoli di coda Lorre, che nella canzone è anche la voce dei commenti parlati, si faceva ancora chiamare Charles anziché Chuck). Un successo strepitoso, usato tuttora: in seguito alle lamentele dei fan per la sua assenza nel film live-action del 2014, la sigla è stata usata per i credits finali nel sequel. Lo stesso Lorre ha più volte ironizzato su quella canzone: nel secondo episodio di Due uomini e mezzo, Charlie Harper (Sheen), autore di brani per spot pubblicitari e cartoni animati, sostiene di essere l'inventore della musica delle tartarughe; inoltre, in una delle sue tante Vanity Cards (riflessioni filosofiche o ironiche che appaiono per una frazione di secondo alla fine di ogni episodio delle serie di Lorre a partire da Dharma & Greg, e consultabili sul sito dell'autore), il diretto interessato afferma di non aver mai ricevuto royalties per il suo contributo non trascurabile al successo dello show.

Scrivere, che fatica


Il passaggio alle sitcom avviene alla fine del decennio, quando viene ingaggiato come sceneggiatore per Roseanne, la celebre e ora controversa serie con protagonista Roseanne Barr. Una diva dal carattere difficile, nota per aver licenziato diversi collaboratori anche dopo poche settimane: tra questi c'è proprio Lorre, allontanato dalla serie per divergenze creative (un altro veterano dello show, Joss Whedon, ha più volte affermato che quella di Roseanne è stata l'esperienza più negativa della sua carriera).
Riesce comunque a farsi notare abbastanza da essere invitato a creare un proprio progetto, e così nasce Frannie's Turn, in onda su CBS dal 13 settembre al 10 ottobre 1992, per una durata di soli sei episodi. Un insuccesso dove sono però già evidenti i capisaldi della produzione di Lorre, tra conflitti famigliari, culturali e generazionali e l'uso di attori provenienti dal grande schermo: il marito della protagonista Frannie (la comica inglese Miriam Margolyes), casalinga frustrata residente a Staten Island, è Tomas Milian. Una formula che verrà perfezionata negli anni successivi, in particolare con Cybill (1995-1998), di cui Lorre però cura solo le prime due stagioni, per poi passare a Dharma & Greg (1997-2002). Nello stesso periodo, questa volta su ABC, va in onda Grace Under Fire (1993-1998), la prima serie di Lorre ad andare incontro a problemi a causa del comportamento dell'interprete principale.

Gli attori

Una particolarità delle produzioni di Lorre è quella di usare spesso gli stessi attori, il più delle volte promuovendo le guest star di una serie a protagonisti o comprimari di un'altra: Allison Janney (Mom), Jon Cryer (Due uomini e mezzo), Katy Mixon (Mike & Molly) e Kathy Bates (Disjointed) sono tutti veterani di questa esperienza. Talvolta ha luogo anche il processo inverso, facendo apparire all'inizio di una serie nuova di zecca gli interpreti principali di quelle già affermate, operazione facilitata dal fatto che quasi tutte le creazioni di Lorre sono girate nei teatri di posa della Warner Bros. a Burbank. L'esempio per antonomasia è un episodio di The Big Bang Theory in cui Raj si vanta con gli altri avventori di un bar di essere finito in un articolo all'interno di una nota rivista. Charlie Sheen, nei panni di se stesso, si gira e commenta: "Chiamami quando ti mettono in copertina!". E proprio in The Big Bang Theory c'è la più grande riunione di collaboratori passati del produttore all'interno del cast fisso e ricorrente: Johnny Galecki (Leonard Hofstadter), Sara Gilbert (Leslie Winkle) e Laurie Metcalf (Mary Cooper) sono tutti reduci da Roseanne, mentre Christine Baranski (Beverly Hofstadter) proviene da Cybill. Il cortocircuito maggiore è però quello mostrato nel primo episodio della nona stagione di Due uomini e mezzo: tra i potenziali acquirenti della casa di Charlie, dato per morto, ci sono Dharma e Greg in persona, interpretati ancora una volta da Jenna Elfman e Thomas Gibson, ma per motivi legali (le due serie andavano in onda su network diversi) non vengono mai chiamati per nome.

Creatore vs. Star


Al di là delle difficoltà iniziali, l'impero di Lorre si è sostanzialmente sempre retto in piedi senza complicazioni significative. L'eccezione maggiore risale alla primavera del 2011, durante le riprese dell'ottava stagione di Due uomini e mezzo: Charlie Sheen, da sempre noto per i suoi problemi di tossicodipendenza, comincia a non farsi più vedere sul set e gira una serie di video ad alto tasso di follia, dove si dichiara un essere divino e intoccabile e spara a zero su tutto e tutti, compreso Lorre, con tanto di insulti antisemiti. Questa è la goccia che fa traboccare il vaso, portando al licenziamento immediato di Sheen e alla chiusura anticipata della stagione in corso. La vendetta di Lorre nei confronti dell'attore dura quattro anni, fino alla conclusione dello show: non contento di aver fatto morire Charlie (ovviamente fuori campo), l'autore coglie ogni opportunità possibile per mettere alla berlina sia il personaggio che il suo interprete, con un doppio sfottò particolarmente pungente quando il nuovo protagonista, Ashton Kutcher, interagisce con le ceneri di Charlie e dice "Dovresti essere strafatto di crack per rinunciare a una casa come questa".

E poi, nel febbraio del 2015, arriva il finale della serie: Charlie non è morto, e vuole vendicarsi. Quaranta minuti di autoironia alla massima potenza (con tanto di rimando al tentativo fallito di Sheen di tornare in TV con un'altra sitcom), che culminano in un epilogo che molti fan considerano eccessivamente beffardo: Charlie, inquadrato di spalle, si avvicina alla sua vecchia casa e viene spiaccicato da un pianoforte. A questo punto la macchina da presa indietreggia e mostra il set dello show, con Lorre che commenta il tutto dicendo "Winning!" (la frase ripetuta spesso da Sheen quando diede di matto quattro anni addietro), prima di essere anche lui schiacciato da un piano.

Tradizioni e novità

Mentre gli altri canali televisivi puntano per lo più su un tipo diverso di comicità sul piccolo schermo (vedi alle voci Modern Family, Brooklyn Nine-Nine, eccetera), Lorre e CBS rimangono fieramente legati alla modalità di produzione classica per praticamente tutte le serie prodotte dall'autore: un solo giorno di riprese (dopo quattro di prove), location limitate ai teatri di posa della Warner, tre macchine da presa, pubblico presente in studio. L'unica eccezione, per ora, è Young Sheldon, lo spin-off di The Big Bang Theory che privilegia un'impostazione meno teatrale e l'assenza di risate esterne.
Questa coesistenza del vecchio e del nuovo si applica anche a come il pubblico può fruire di queste serie: da un lato la consolidata formula settimanale, i cui frutti sono alquanto notevoli (The Big Bang Theory è da anni la serie comica più seguita in America), dall'altro l'esperimento odierno dello streaming e degli episodi disponibili tutti insieme. Il primo tentativo non ha funzionato, principalmente perché Disjointed, pur parlando di marijuana legalizzata, era un prodotto decisamente vetusto per attirare chi segue le produzioni comiche targate Netflix. Ora non ci resta che aspettare, e vedere quale sarà l'effetto del metodo Kominsky.