Cobra Kai: Johnny Lawrence, da Karate Kid alla serie Netflix

Dalla sconfitta all'All Valley alla rifondazione del Cobra Kai: il percorso del cattivo Johnny Lawrence partendo da Karate Kid arrivando alla serie Netflix

Cobra Kai: Johnny Lawrence, da Karate Kid alla serie Netflix
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Se una storia ha un grande cattivo, allora ha tutto. Perché un personaggio principale gioverà sempre della contrapposizione con un antagonista in grado di conquistare il pubblico, sia in caso di una spiccata simpatia o di una brutale sete di sangue. Il segreto sta nel saper dare una gamma variegata e complessa all'interiorità dei personaggi. Nel tempo, però, sono diventati sempre di più i personaggi "negativi" che il cinema e le serie tv hanno deciso di rendere protagonisti.

Cobra Kai con il suo Johnny Lawrence va segnando uno dei casi più paradigmatici sotto l'ottica della ripresa e, in qualche maniera, della rivisitazione del cattivo. Non solo un personaggio che, pur col suo poco tempo, era riuscito a delineare nel film Per vincere domani - The Karate Kid la conflittualità tra l'essere un duro e allo stesso tempo un bravo ragazzo, ma cuore pulsante di un'esplorazione che gli ideatori Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg e Josh Heald hanno voluto avviare in ambito seriale. Così, dopo il nostro speciale sull'evoluzione di Falco in Cobra Kai, è il momento di analizzare come gli autori abbiamo ridefinito e riesaminato il carattere del giovane Johnny, diventato nel corso degli anni quasi la macchietta di quello che era stato nell'opera del 1984 e da cui sono derivate tutte le problematiche che vediamo snocciolate nel prodotto originale Netflix.

Chi è il vero cattivo?

In fondo era stato Barney Stinson in How i Met Your Mother a sottolineare come, in verità, nella pellicola diretta da John G. Avildsen era Daniel LaRusso ad essere il villain della storia. Lui che aveva rubato la fidanzata al biondo Johnny, il quale si era visto anche sconfitto su quel dojo che solo l'anno prima aveva dominato. Un ragazzo che non credeva nella massima del maestro Miyagi "Non esistono cattivi alluni, ma soltanto cattivi insegnanti" e che ha visto comunque il suo sensei John Kreese ritorcerglisi contro dopo aver conquistato solamente il secondo posto, non avendo agito in modo scorretto contro il suo avversario. Un incipit doloroso quello di Karate Kid II - La storia continua... del 1986, che del suo prologo fa un ponte tra la fine del primo film e l'introduzione del secondo, che di quel Johnny lascerà il ricordo di un ragazzino rimasto solo e spaventato dopo la violenza subita dal proprio allenatore. Ma il collegamento ancora più grande che andrà a formarsi con l'epilogo del torneo di All Valley è proprio quello che vedrà nel secondo posto di Johnny il punto che condizionerà per sempre la sua vita da lì in avanti.

Cobra Kai è un lungo salto temporale che porta il personaggio interpretato da William Zabka ai suoi cinquant'anni, con un'intera esistenza nel mezzo; come se tutto quello che ha attraversato sia stato solamente un'enorme conseguenza della sconfitta che lo ha segnato non solo in quanto atleta, ma come uomo. Un cattivo che, sostanzialmente, come punizione ha subito un completo stazionamento che ne ha come bloccato le possibilità di formazione, vita e carriera. Un personaggio che i realizzatori della serie Netflix hanno potuto riprendere immutato dall'adolescenza, per esaminarne a quasi quarant'anni di distanza gli effetti che ha comportato quel torneo funesto. Tutto ciò che lo ha reso un cattivo prima e per cui deciderà di esserlo anche dopo.

La rifondazione del Cobra Kai

Non sono motivazioni nobili quelle per cui Johnny nella serie rimette in piedi il vecchio dojo dei Cobra Kai, impartendo le stesse lezioni che sensei Kreese aveva instillato in lui e nei suoi compagni, facendo di quel pressappochismo pieno di violenza l'arma principale con cui stimolare i suoi alunni. L'amore per il karate influisce ben poco nella volontà del protagonista di voler fondare la sua attività, generando anzi una vera e propria contraddizione: l'uomo, allo sbando nella vita, decide di farsi maestro per dei giovani ragazzi, dando loro quelle medesime regole che lo avevano fatto fallire nella propria esistenza. Un motto quello del "Colpisci per primo, colpisci forte, nessuna pietà" che ha direzionato le conquiste di Johnny, ma che ha scavato soprattutto negli abissi e negli errori della sua vita. Una visione che è la stessa con cui Johnny istruisce i suoi alunni, puntando alla trasformazione di un gruppo di adolescenti fragili e improbabili. Da perdente solitario la cui migliore amica è la lattina di birra che tiene in mano, l'uomo comincerà a prendere quello del Cobra Kai come un impegno non solamente rivolto al poter pagare le bollette e fare un torto al nemico e uomo di successo LaRusso. Portare avanti il dojo comporterà la riscoperta di un'arte come quella del karate che non praticava adeguatamente da tempo e che si renderà conto di dover inquadrare nell'ottica dei giorni nostri.

Il cambiamento che intraprende Johnny Lawrence non è però affatto repentino o casuale: è l'interazione con il giovane Miguel di Xolo Maridueña e il dialogare che i due instaurano a trasformare il loro legame in un vero scambio da allievo a maestro. Le differenti vedute che Miguel porta nella vita di Johnny inducono l'uomo a ripensare ai comportamenti e alle arretratezze che lo hanno relegato per troppo tempo al passato, sia per ciò che riguarda la sfera del proprio animo, sia per il vivere in una società radicalmente diversa da quella degli anni Ottanta.

Se al principio Miguel apprende una forza e una sicurezza che non avrebbe mai avuto senza il sensei al suo fianco, è la parte buona del ragazzo a essere predominante nel loro rapporto e a fare da collante tra i due personaggi. Un affetto pronto a indirizzare su una nuova strada il percorso da maestro dell'uomo che, pur mantenendo una linea micidiale e dura, non vedrà più nella mancanza di pietà la soluzione ai problemi.

Johnny Lawrence e l'approccio alla modernità

L'entrare in contatto con dei giovani così diversi da come era lui da ragazzo va mettendo sotto la lente d'ingrandimento le variazioni introdotte di generazione in generazione, e di quanto il "colpire per primo, colpire forte" di Johnny non sia più applicabile al senso civico contemporaneo. I commenti indelicati di Johnny Lawrence, la sua mancanza di tatto e il non comprendere appieno i mutamenti introdotti nell'oggi - o, anche, il non assecondarli pur apprendendoli - fanno dell'uomo una figura assieme buffa e sfaccettata, in bilico tra la correttezza nei confronti delle altre persone e il continuare a dar voce alla propria personalità, anche quando quest'ultima può rasentare l'insulto.

Un porsi a metà che delinea il percorso già intrapreso dal personaggio, ma anche gli ulteriori passi in avanti che dovrà ancora fare, per una serie che non vuole svalutare la natura del protagonista, ma trasformarlo da restio e diffidente a più aperto verso i mutamenti. Lo scambio tra il sensei Lawrence e i suoi allievi è la fonte primaria da cui l'uomo trae lo stimolo per rimettere in sesto il caos accumulato nel corso degli anni. Eppure, pur col suo percorso di quasi muta riabilitazione, la difficoltà maggiore che Johnny continuerà a provare sarà quella di non riuscire a instaurare una relazione di attenzione e fiducia nei confronti di suo figlio Robby.

Narrativamente la trovata di far diventare Robby l'alunno prediletto del sensei LaRusso, anche lui proprietario di un proprio dojo dopo l'apertura del Cobra Kai, è funzionale in una doppia chiave: quella di creare incontri e scontri tra i personaggi, installando situazioni a chiasmo, e continuare a mostrare l'impegno che Johnny deve ancora mettere nel diventare l'uomo migliore a cui sta cercando di aspirare.

Di padre in figlio

La conflittualità tra la figura paterna e quella filiale è un'eco in Cobra Kai che riverbera in più rapporti tra i personaggi. Una cassa di risonanza in cui tutte le figure, soprattutto quelle maschili, vanno rimanendo incastrate, finendo per assomigliarsi pur riportando ognuna aspetti differenti. È sempre Johnny quello che, in questo senso, avvierà il cammino più complesso sotto il punto di vista genitoriale e filiale. Fin da quando nella prima stagione prende sotto la sua ala l'indifeso Miguel, Johnny comincia una via di apprendimento emotivo che lo condurrà a stringersi saldamente al giovane. Insegnandogli a difendersi e, a sua volta, lasciandosi guidare dal ragazzo nella contemporaneità - da quella tecnologica di Facebook a quella umana delle ragazze alunne del dojo -, Johnny si spingerà sempre più in profondità in un attaccamento tra maestro e alunno che non è poi così lontano da quello di un padre per il proprio figlio.

Ed è proprio nella vicinanza a Miguel che va creandosi il cortocircuito della mancata relazione col figlio Robby, legame logorato da anni di assenze e incomprensioni che, affondate talmente tanto nella carne da diventare cicatrici, non troveranno a loro volta facile cura per venir alleviate. È per questo che, nonostante i progressi personali del protagonista, il relazionarsi con Robby sarà sempre una corsa ad ostacoli dove cadere è ormai la prassi, per una conflittualità che raggiunge il picco massimo con l'unione tra il ragazzo e il suo sensei Daniel LaRusso. Certamente ciò che nel corso delle stagioni di Cobra Kai è diventato chiaro è come la spinta propositiva di Johnny Lawrence possa superare le avversità più impensabili, anche quelle interiori.

Se da un lato l'uomo va rapportandosi in quanto modello paterno, dall'altra è l'arrivo nella serie di John Kreese a ribaltare la sua posizione, trovandosi di fronte a colui che ha saputo dargli e insegnargli tutto, ma che nel secondo capitolo di Karate Kid abbiamo visto disposto a fargli del male. Il ritorno del suo sensei non può che influire nella percezione che Johnny ha di se stesso, del suo dojo e della vita che ha intrapreso e che sta cambiando sostanzialmente da quando ha rifondato i Cobra Kai.

Ma è pur sempre l'attaccamento che si prova per i propri genitori a far da traino in un primo momento; una fiducia che sa bene di non dover affidare, ma che diventa impossibile da silenziare. Il ricongiungersi con Kreese serve però alla serie proprio per porre un ulteriore distacco tra ciò che era il Johnny Lawrence prima di diventare sensei e quello che è diventato dopo, che va totalmente distanziandosi da quel ruggito che inneggiava alla crudeltà e alla mancanza di empatia, riversando la pratica del karate in una forma di onore per il dojo e per coloro che si affrontano al suo interno. L'uccisione metaforica dei padri viene dunque compiuta all'interno di Cobra Kai, con lo scoprirsi distanti dalle ideologie con cui si era cresciuti, capendo di voler essere dei maestri migliori rispetto ai propri.

Cobra Kai Divertente pur nel suo essere improbabile, ancora pieno di lezioni da dover imparare, Johnny Lawrence è il cattivo a cui abbiamo iniziato a voler bene proprio quando anche lui ha cominciato a volerne a se stesso. Colui che ha deciso di reagire pur con i presupposti sbagliati, ma tramutandoli in consigli e importanti precetti da trasmettere agli alunni del suo dojo. Un personaggio che ha saputo rivitalizzare una saga conclusasi quasi quarant'anni fa e che ha fatto completamente affidamento sulla sua rivalutata personalità. Cobra Kai non muore mai. E questo è anche merito di Johnny Lawrence.