Cosa è successo a Rick and Morty?

Non è un mistero che negli ultimi anni si sia verificato un crollo nella qualità di Rick and Morty. Ma perché è accaduto ad una serie tanto celebre?

Cosa è successo a Rick and Morty?
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È sotto gli occhi di tutti che Rick and Morty non stia vivendo il suo periodo più brillante, anzi. E per i fan più accaniti non si tratta neanche di una sorpresa così inaspettata, perché è da un po' che la celebre serie animata stava accusando qualche acciacco smisurato e notevole sul versante qualitativo. Già una volta di troppo lo show di Dan Harmon negli anni si era salvato per un colpo di genio - il finale straordinario della quinta stagione - o per un incredibile lavoro di rifinitura e crescita dei propri personaggi, tratto non esattamente comune per prodotti del genere. Insomma, era da un po' che aleggiava la sensazione che non potesse sempre arrivare un Rickmurai Jack a mettere una pezza alla stanchezza e alla ripetitività di certe puntate. Dunque una stagione deludente in toto come la settima (qui potete recuperare la nostra recensione di Rick and Morty 7) era in pratica dietro l'angolo, sebbene riesca comunque a mantenere una dose sufficiente di intrattenimento.

Ma come si è arrivati a questo punto? Perché una delle serie più rivoluzionarie e di successo dell'ultimo decennio sembra sia quasi destinata a vivacchiare e non più a stupire ed emozionare? È una situazione in realtà molto complessa che contiene al suo interno spiegazioni ridicolmente ovvie e naturali quanto tutt'altro che banali. Procediamo con calma, avvertendovi chiaramente della presenza di spoiler.

Motivazioni limitrofe

Un primo elemento che non si può non prendere in considerazione è naturalmente l'elefante nella stanza, ovvero l'allontanamento ad inizio 2023 di Justin Roiland, co-creatore della serie in procinto di affrontare pesanti accuse di abuso e violenza domestica. All'apparenza è un'addizione semplicissima, il più scontato degli 1+1: la prima stagione senza Roiland perde umorismo, mordente e creatività, e allora di conseguenza il crollo di Rick and Morty è dovuto all'assenza di una figura chiave nella sua realizzazione.

Un ragionamento che sostanzialmente non ha particolari falle, avallato oltretutto dallo stesso destino riservato alla serie gemella Solar Opposites - la quarta stagione, la prima senza Roiland, è infatti la meno riuscita. E allora perché non ci convince del tutto come causa principale? Per le dichiarazioni di Harmon che sostenne in maniera ferrea come Roiland non fosse coinvolto da anni in Rick and Morty?

Non proprio, al momento attuale è davvero dura discernere la veridicità o meno di affermazioni simili, che assumono un po' tanto le sembianze di parole di circostanza. Solar Opposites, inoltre, è sì un prodotto che prende tanto dalle avventure di Rick Sanchez e Morty Smith, ma è sempre stato molto più inquadrato, prevedibile e meno caotico. Le mancanze della sua quarta stagione, ad un occhio attento, nascono dal voler dare minutaggio importante ed episodi interi a delle specifiche storyline secondarie, come quella del Muro o dei Silver Cops - prese a sé stanti sono storie incredibilmente smaglianti. Non è mancanza di spirito creativo, bensì dare poco spazio ai Solar Opposites in Solar Opposites. Rick and Morty, d'altro canto, sta attraversando da anni e anni una piccola crisi che si è via via acuita e spesso mascherata con successo.

L'assenza di Roiland può essere stata sicuramente un fattore, ma secondo noi non rappresenta quello decisivo. Così come per noi non è decisivo il naturale declino di una serie improntata principalmente su una follia fuori scala, sulla mancanza assoluta dei nessi logici di causa-effetto, sulla randomicità totale di eventi e dialoghi. È lampante che un insieme con caratteristiche del genere non possa proseguire sul lungo termine con la medesima qualità esorbitante delle prime stagioni, soprattutto la seconda e la terza. Ma, perlomeno nella maggior parte dei casi, Rick and Morty era sempre riuscita ad estrarre il coniglio dal cilindro e a dare una rinnovata versione della sua pazzia.

Molto sporadicamente ciò accade anche nella settima stagione: Mort: Ragnarok ne è un esempio lapalissiano, perché non fa altro che scavare con pigrizia nel filone meno accattivante - quello più rigorosamente fantasy - della serie animata e ciononostante trovare per l'ennesima volta la giusta chiave di volta, cioè uno squisito Bigfoot assassino al servizio del Papa. Idea che rasenta da vicino un possibile squilibrio mentale e con un nonsense delizioso di sottofondo, un manifesto attendibile per Rick and Morty. Se allora nemmeno un preventivabile declino qualitativo dovuto ad una vena creativa in via di estinzione può essere l'imputato capitale per spiegare il momento più buio, cosa bisogna cercare?

Una realtà molto più cupa

La risposta è, in verità, molto più dura e preoccupante per il futuro di Rick and Morty: sebbene ci fossero alcune timide avvisaglie già in precedenza, la settima stagione è piagata da scelte di sceneggiatura, di gestione delle storyline e di onnipotenza talmente ingombranti da oscurare persino le - poche - buone idee messe in campo. E allora non si tratta di un processo naturale, ma di una direzione generale intrapresa che non sta minimamente dando i risultati sperati.

Al centro di questa matassa di problematiche ed intuizioni mancate c'è un aspetto che causa a cascata il resto, una prigione dorata in cui gli sceneggiatori si sono rinchiusi con un'eccessiva fiducia nell'impatto che la loro creatura ha avuto sulla cultura pop. Stiamo ovviamente parlando del numero impressionante di citazioni di cui ogni singola puntata è rivestita fino allo sfinimento.

Innanzitutto citazioni a film ed in generale ad altri momenti e personaggi iconici che non possono non essere solidificati nella nostra memoria collettiva, espediente tuttavia presente fin dagli albori di Rick and Morty. Solo che occupavano uno spazio piuttosto minuto nell'economia della serie, più somiglianti a degli easter egg che un contenuto essenziale e venivano comunque ricoperti da una patina di assurdità frenetica per essere inseriti in contesti differenti. Un giochino che già nella sesta stagione si era irrimediabilmente rotto - Rick: una vita di Morty ben vissuta ha più affinità con Die Hard rispetto ai sequel del celebre lungometraggio - e che nella settima assume caratteri grotteschi: Benvenuto in Paradiso, Buchetto, oltre ad essere una delle peggiori puntate in assoluto della serie, vede dei Predator senza un reale motivo, Wet Kuat Amortican Summer mette al centro idee già stantie prelevate da Atto di Forza.

Non più ammennicoli, delle aggiunte, delle strizzatine d'occhio a franchise e proprietà intellettuali storiche, ma centri nevralgici dell'intreccio. E allora di conseguenza vien di meno la sorpresa, l'imprevedibilità che ha sempre contraddistinto Rick and Morty, senza la quale gli episodi diventano un esercizio di stile o poco più. Le citazioni, però, assumono caratteri ancora più bislacchi quando vengono autoriferite, come se non si potesse ormai passare una stagione intera a non citare la vasca d'acido o riproporre un Cetriolo Rick in qualche sua variazione cambiandone ben poco la sostanza. La settima stagione porta agli apici un processo così deleterio: Air Force Wong riporta in scena Unità con gli stessi identici modus operandi del passato, con lo scopo di farle riferire un banale messaggio a Rick ed evitando di scavare a fondo nei suoi comportamenti tossici; Morty lo spietato non solo conclude nella maniera meno epica possibile la saga di Rick Prime, ma lo fa con l'ausilio di Evil Morty, richiamato in azione con presupposti e motivazioni inesistenti.

Citare sé stessi può essere un'arma strepitosa, non fraintendeteci, e Rick and Morty possiede la storia e la lore bizzarra per brandirla alla perfezione. Questo semplicemente non è il modo giusto, sia per la reiterazione delle stesse citazioni sia per il non far passare abbastanza tempo da renderle iconiche e dunque meritevoli di un richiamo. Lo stesso discorso vale per il ritorno di alcuni personaggi, perché non abbiamo nulla contro Unità, Evil Morty o Mr. Buchettoperpopò (sono palesemente alcuni dei personaggi più geniali). ma non possono fare apparizioni vuote e irrilevanti unicamente per fanservice. Meritano di più, Rick and Morty e il suo pubblico meritano di più rispetto a questa versione depauperata e timorosa di un prodotto che ha fatto storia.