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Daredevil di Charlie Cox: perché è l'eroe in TV di cui abbiamo bisogno

Marvel's Daredevil, il protagonista della serie Netflix per ora fermo a 3 stagioni e dal destino incerto è l'eroe televisivo di cui abbiamo bisogno

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Daredevil è l'eroe più hard boiled dell'universo Marvel, grazie anche all'autore che negli anni ‘80 ne ha definito la mitologia ed elevato il livello, utilizzandolo anche come banco di sperimentazione narrativa con il quale ha evoluto il proprio approccio al fumetto: Frank Miller. Il papà di opere come 300 e Sin City e Il Ritorno del Cavaliere Oscuro fu assunto come disegnatore della serie, per poi prenderne le redini anche come sceneggiatore, lavorando sul personaggio per diversi anni e portandolo al culmine con una delle saghe più amate in assoluto, Rinascita. Da questo ciclo è nata l'ispirazione per il Daredevil di Netflix con Charlie Cox a guidare il filone dei Defenders, purtroppo finito male con la cancellazione del progetto da parte di Marvel e del colosso streaming. Eppure, il Diavolo di Hell's Kitchen è ancora l'eroe televisivo di cui abbiamo bisogno.

Le Origini

In quella lunga run Miller creò personaggi come Elektra, Stick e i ninja della Mano e portò ad un livello altissimo figure come Kingpin, Bullseye e il giornalista Ben Urich, che acquisirono peso e sfaccettature. Realismo, scrittura matura e temi adulti (si parla di droga, prostituzione, fede) rendono il fumetto qualcosa di diverso e distante dai supereroi rispetto quello che erano stati fino a quel momento e, sicuramente per quegli anni, una lettura spiazzante.

La bontà di questi materiali non sono però una garanzia sufficiente, come ha dimostrato lo sfortunato film del 2003 con Ben Affleck, Jennifer Gardner, Colin Farrell e Michael Clark Duncan, che pur ispirandosi chiaramente alle storie di Miller, confezionò un flop che ne snaturava l'anima, risultando deludente sono diversi aspetti.

E poi arriva Netflix

Nel 2015 Netflix distribuì la prima stagione di Daredevil e fin dalle prime immagini promozionali rese chiare le sue intenzioni: offrire un prodotto che tornasse all'animo dark del personaggio. Di nuovo il materiale su cui si lavora per Marvel's Daredevil fu proprio quello di Miller, alternando passaggi molto fedeli al fumetto orginale a diverse interpretazioni e riadattamenti narrativi.

Nonostante questo è evidente come, a differenza del film, sia soprattutto lo spirito di quelle storie ad entrare di prepotenza in questo nuovo serial. Il Daredevil interpretato magistralmente da Charlie Cox appare una delle trasposizioni più fedeli di un personaggio dei fumetti mai viste in un serial. Se non in termini di rigore degli avvenimenti dei racconti, sicuramente in termini di sostanza. Di animo, diremmo.

I personaggi e le loro interpretazioni sono sicuramente uno dei punti di forza, dominati da un Vincent D'onofrio in stato di grazia. La tridimensionalità non è data solo dal passare da personaggi disegnati sulla carta a esseri umani in carne ed ossa, che peraltro nella maggior parte dei casi restituiscono piuttosto bene anche fisicamente l'estetica dei protagonisti del fumetto. Il lavoro di costruzione psicologica e interpretativa è forte, efficace e affascinante. Ad aiutare poi gli attori e lo sviluppo dei personaggi si accompagna una regia che ha il coraggio di essere ardita, come quando ad esempio costruisce alcuni piani sequenza mozzafiato ma sicuramente complessi da realizzare, un sound design e una color correction adeguati, funzionali e immersivi.

Eroi e vigilanti

Il lavoro di Drew Goddard prima e di Stephen S. DeKnight dopo, è convincente sia nella costruzione della parte prettamente più "legal drama" che in quella "supereroistica", anche se va ricordato per l'ennesima volta che siamo in un universo dove il lato "super" è più marginale e quello "eroe" molto più vicino al concetto di vigilante. La serie però non è perfetta. C'è un grosso sbilanciamento, soprattutto nella seconda stagione di Daredevil, dove la deriva "mistica" rappresentata dalla storia di Elektra è più debole rispetto al resto del racconto. Non per niente il grande vincitore della seconda stagione è il personaggio del Punitore interpretato da Jon Bernthal che infatti si guadagnerà poi un serial tutto suo.

E forse questo è il primo segnale che dimostra come l'idea dei Defenders sia destinata a funzionare meno: è sempre stato il lato più urbano e hard boiled il punto di forza di Marvel's Daredevil e portarlo in altri territori, sia fisici che narrativi, si è dimostrato poco convincente. Ma alla terza stagione (e con il ritorno del Kingpin di D'Onofrio), la serie recupera pienamente il suo spirito, dimostrando e ricordando le sue enormi potenzialità. A quel punto la notizia della chiusura fu quasi un fulmine a ciel sereno per i fan, che si ritrovarono orfani di atmosfere appena ritrovate.

Un altro supereroe

Rispetto all'abbondante produzione supereroistica televisiva di CW e a parecchi altri serial di eroi in costume e superpoteri, quello che caratterizza la serie di Marvel's Daredevil è la possibilità di scoprire un lato diverso di questo genere di racconti. Una storia dark, dove le ombre non sono solo quelle che riempiono i vicoli notturni. Dove gli eroi e i criminali non sempre sono quelli che indossano una maschera. Dove un limite, come un handicap (fisico, ma anche morale), può diventare un punto di forza quando si trasforma in uno sprone.

Ma soprattutto una storia estremamente umana, dove il protagonista è al centro di una serie di figure e degli intrecci tra le stesse che confondono la gerarchia di importanza tra di loro, perché ogni personaggio è conseguenza degli altri. Matt Murdock è quello che è anche per Karen Berger e Foggy Nelson. E anche per Kingpin e Stick. Come a sua volta Kingpin è tale per via di Devil e per Vanessa, e così via, nella storia di un eroe solitario che dimostra quanto isolarsi non significa allontanarsi davvero dagli altri e da quanto chiunque è strettamente definito dalle sue relazioni umane, positive o meno, più di quanto non si renda conto.
E, come già fu per la serie a fumetti scritta da Miller e per molte altre run successive (come il più recente periodo di Brian Michael Bendis, per citarne uno), Marvel's Daredevil è la dimostrazione di quanto un racconto possa essere buono e andare oltre il semplice intrattenimento, a prescindere dal genere o dal contenitore in cui si trova.

Marvel's Daredevil - Stagione 3 Daredevil, seppure non sempre perfetto, ha rappresentato un esempio di adattamento piuttosto diverso dai canoni a cui siamo abituati, non solo prediligendo il lato più urbano e hard boiled del genere, ma anche realizzando una storia che fa dei suoi personaggi e delle loro psicologie il proprio punto di forza. Insomma, mettendo l’uomo davanti al costume, con una certa dose di realismo e una messa in scena che punta in alto ed è disposta correre qualche rischio alla ricerca di un risultato che punta più al viscerale che non al semplice spettacolo.