Decalogo di Kieślowski: su Prime Video la miglior serie tv di sempre

Dieci episodi o mediometraggi, tutti diretti da Krzysztof Kieślowski e oguno ispirato ad un comandamento: è la più grande serie tv mai realizzata.

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Amazon Prime Video ha finalmente reso disponibile in Italia, tutto insieme e in unico posto, Il Decalogo di Krzysztof Kieslowski, il capolavoro fondamentale su cui si basa tutta la televisione moderna hollywoodiana e non: dieci episodi tutti auto-conclusivi, dieci mediometraggi a sé stanti per quella che è sia padre che madre delle ‘miniserie antologiche' per come le conosciamo oggi, quelle che cambiano cast e trame ma in qualche modo rimangono sempre collegate alle stesse atmosfere e agli stessi temi.

In regia, per tutte le puntate da circa un'ora ciascuna, sempre il venerato e pluripremiato regista di Destino Cieco, La Doppia Vita di Veronica e la trilogia di Tre Colori (Blu, Bianco, Rosso), coadiuvato in sceneggiatura dal suo storico collaboratore Krzysztof Piesiewicz, autore di praticamente tutti i suoi lavori.
Come in True Detective o American Horror Story o Black Mirror o chi più ne ha più ne metta, la struttura di Decalogo parte dal conferire forte indipendenza a ciascuno "episodio", ognuno dei quali racconta una storia di vita quotidiana più o meno vagamente ispirata, come si può intuire dal titolo dell'opera, ad uno dei dieci comandamenti biblici.
Premiata alla Mostra del Cinema di Venezia col premio FIPRESCI della Critica, è semplicemente la più grande ed importante serie televisiva di tutti i tempi, quella che per prima ha varcato la linea di confine tra prodotto tv e opera d'arte, tra show televisivo e cinema, e fareste bene a recuperarla alla svelta.

Comandamenti

La coppia Kieslowski/Piesiewicz è un duo indelebile nel cinema d'autore mondiale ma che la loro opera più conosciuta, acclamata e citata sia una "raccolta di film per la tv" la dice lunga su cosa Il Decalogo rappresenti, su quale sia la sua importanza nella storia del racconto audiovisivo.

Con fondamentale anticipo su quel Twin Peaks di David Lynch che molti considerano il primo passo dell'era moderna della tv, l'opera di Kieslowski contiene già i comandamenti del fare televisione oggi, dall'importanza data alla recitazione al piano editoriale studiato nel dettaglio per dare il là ad una sorta di universo condiviso (che si spinge addirittura oltre Il Decalogo e affonda in tutto il resto della filmografia dell'autore, ma questo è un discorso che non troverà spazio qui), compreso ovviamente il forte accento posto sulla trama e il suo intreccio: il cinema d'autore migliore è quello che sa anche intrattenere e non solo masturbarsi intellettualmente, ce lo hanno insegnato Hitchcock e Scorsese e Coppola e Cimino e Truffaut e Tarkovskij e Altman e tantissimi altri ancora, è possibile catturare l'attenzione di un pubblico ben più vasto di quello abituato a mostre e allestimenti artistici e catturarla col proprio stile e i propri temi ed è proprio questo che Il Decalogo fa, già a partire dalla sua natura seriale.

Si tratta infatti di dieci film dall'assoluta autonomia che stanno bene (e vincono) a Venezia ma poi riescono a intrattenere chiunque una volta trasmessi in tv, e questa loro duplice natura deriva dall'essere soprattutto incredibilmente appassionanti.

Parlare di tutte le trame sarebbe sia difficile nello spazio a nostra a disposizione sia un peccato per chi ne è ancora a digiuno, ma basti dire che ogni ‘episodio' ha a che fare con storie che coinvolgono persone reali di fronte a problemi di reale complessità: tutti gli intrecci ruotano intorno a personaggi che vivono nello stesso complesso residenziale di Varsavia, alcuni si muovono sullo sfondo delle vicende degli altri o si incrociano in un corridoio o in un ascensore, ma ognuno ha la propria vita, il proprio dramma, il proprio destino.Però, e questo è fondamentale per la compressione dell'opera, al di là del titolo della serie (e del titolo di ciascuna puntata, che riprende quello del comandamento cui fa riferimento) non bisogna aspettarsi ammonimenti biblici o lezioni da chierichetti: pur parlando dei massimi sistemi Il Decalogo non ha a che fare con le astrazioni filosofiche o spirituali ma rimane sempre coi piedi per terra, interessato soltanto alle storie personali e alle questioni morali sulle quali esse si basano. E' l'epica del quotidiano e dell'etica che lo governa.

Potenza di immagini e punti di vista

La forza davvero impressionante della serie è l'abilità con la quale riesce a manipolare, di puntata in puntata e anche con notevoli differenze fra un episodio e l'altro, il punto di vista dello spettatore: la cosa che più interessa a Kieslowski, che vale non solo qui ma in tutto il suo cinema, è spingere lo spettatore ad interrogarsi sui dubbi che attanagliano il protagonista della storia, sulle decisioni che prende o che è costretto a prendere, sulle situazioni che lo hanno spinto verso quelle decisioni.

Il regista lavora, oltre che con l'aiuto del succitato Piesiewicz in sceneggiatura, soprattutto attraverso le immagini, gli sguardi, i punti di vista con i quali raccontare una determinata storia: abbiamo chi si ritrova a difendere un pluriomicida apparentemente amorale, chi come James Stewart o Craig Wasson inizia a spiare la propria sensuale vicina di casa, chi inizia a seguire la propria moglie sospettando un tradimento, chi non riesce a decidere se sia meglio che suo marito viva o muoia e perché; Kieslowski e Piesiewicz trovano sempre il punto di vista perfetto per la storia che stanno raccontando, mai esterno o distaccato dalla vicenda ma sempre nei suoi dintorni, spesso proprio dentro, e questo si traduce in un posto privilegiato per lo spettatore.

E ovviamente c'è il ‘testimone silenzioso', una figura ricorrente che appare e scompare sempre senza dire mai nulla: forse si tratta di Dio, inteso nel senso cinematografico di autore demiurgo, che è lì a visionare i suoi personaggi senza giudicarli; oppure, come ne Il Cielo Sopra Berlino di Wim Wenders, un angelo testimone delle sofferenze degli uomini mortalI; o chissà forse noi, gli spettatori, che osserviamo queste vite muoversi e spezzarsi al di là dello schermo come se Kieslowski volesse portarci lì con loro.

E il regista ci riesce, e naturalmente non importa chi il testimone silenzioso sia né cosa rappresenti, perché a prescindere dall'interpretazione che gli si può dare il personaggio misterioso rimarrà lì per sempre: anche lui a sua volta è un'invenzione di Kieslowski e Piesiewicz, come tutto il resto, immortalato da direttori della fotografia sempre diversi, così da dare a ciascun mediometraggio uno stile visivo diverso. La cosa crea una rottura del continuum dell'immagine che serve anche a sottolineare la vastità del progetto, nato ben prima della moda del binge-watching e assolutamente all'opposto della nuova pratica televisiva: il consiglio è quello di degustare e non di ingurgitare, di addentrarsi e non di tuffarsi, di guardare e non soltanto di vedere.