Dexter: Cosa dobbiamo aspettarci dal revival della serie

Il revival di Dexter è un annuncio davvero clamoroso, il ritorno di una delle serie più celebri degli ultimi anni. Ma cosa ci attende?

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L'ondata di revival che sta imperversando negli ultimi anni non vuole arrestarsi minimamente, infiammando discussioni già piuttosto accese tra gli appassionati del mondo seriale. Se questa tendenza si rivelerà un bene o un male per l'industria è una sentenza che sinceramente preferiamo lasciare in sospeso, per la banale constatazione che è complicato studiare un fenomeno ancora in atto. D'altronde alcuni revival sono stati dei successi - Will & Grace su tutti - ed altri delle delusioni cocenti - Prison Break, stiamo pensando a te. E ora che Showtime ha annunciato ufficialmente il revival di Dexter, celebre serie tv che ha concluso la sua corsa nel 2013, la domanda è scontata: quali sorti avrà il ritorno del macellaio di Bay Harbor?

Ma soprattutto, come si potrà portare avanti una storia che, nonostante alcune imperfezioni e difetti lampanti nelle ultime stagioni, aveva nel finale una sua deliziosa circolarità? La scena conclusiva di Dexter chiudeva idealmente una parabola ben precisa ed è davvero difficile immaginare un prosieguo; eppure sia lo showrunner che lo stesso Michael C. Hall sembrano convinti di aver trovato l'idea giusta.

Killer in incognito

In attesa di una probabile - ma non sicura - messa in onda nell'autunno del 2021, però, facciamo un passo indietro e gettiamo luce su una delle serie che più hanno segnato lo scorso decennio televisivo. Protagonista assoluto delle vicende è Dexter Morgan (interpretato da uno straordinario Michael C. Hall), un tecnico della polizia scientifica di Miami specializzato nell'analisi delle tracce di sangue rinvenute sulle scene del crimine.

È un uomo apparentemente normale: ha un buon lavoro ed è estremamente bravo nel svolgerlo, ha molti amici, una fidanzata stabile ed in generale è amato da chi lo circonda per la sua affabilità. Ma dietro questa facciata si nasconde un sociopatico con incontrollabili impulsi omicidi dovuti ad un trauma giovanile.

Per sua fortuna venne ai tempi adottato da un ufficiale di polizia che, resosi conto di queste sue tendenze, lo educò nell'unica maniera possibile, o almeno l'unica che riteneva umana. Dexter ha così imparato a distinguere nettamente il bene dal male, a controllare per quanto possibile i suoi bisogni, per mascherarli con abitudini e comportamenti "normali" ed accettati dalla società. Ma ha anche compreso soprattutto come saziare la sua sete di sangue in modo da non farsi mai catturare, senza lasciare alcuna traccia.

Questo è il nucleo di una serie che, nell'ormai distante 2006, suscitò scalpore - e non solo in senso positivo - proprio per gli argomenti che trattava. Il punto è che stiamo parlando di un prodotto che ha come protagonista un maniaco omicida, un vero e proprio serial killer, impossibile da odiare. Non si può guardare Dexter e tifare, per così dire, contro di lui: in parte per il suo passato, con la sensazione che non sia mai totalmente colpa sua; ed anche per un certo angolino tremendamente cinico e pragmatico presente in ognuno di noi, che ci suggerisce che in fondo stia facendo la cosa giusta.

Ricordando molto da vicino un anime come Death Note, il mondo è un posto migliore quando Dexter uccide - in modo persino cruento - pervertiti, stupratori ed assassini. Possono sembrare solo 14 anni fa, ma per il medium seriale rappresentano un'era geologica e all'epoca questa sottile e seducente distinzione tra bene e male, bianco e nero, non era ancora tanto presente.

Tra entusiasmo e dubbi

Ed ecco nascere un telefilm capace di proporre degli archi narrativi semplicemente prodigiosi, ad oggi ammissibili senza remore nel gotha della serialità televisiva. Con ciò non stiamo affermando che Dexter non abbia commesso errori nel suo ciclo vitale - noi fan ancora ci stiamo chiedendo perché esista la quinta stagione, che con Dexter non ha niente a che vedere. Ed è oltretutto una serie caduta nel tranello dell'ultima stagione, sulla carta molto intrigante ma che nella seconda parte non è riuscita mai ad entusiasmare, né a far percepire un reale senso di chiusura.

Il finale ha infatti diviso molti; eppure è probabilmente una delle poche note liete degli ultimi episodi: dettaglio ben poco rimarcato, la sequenza che poneva fine alle gesta di Dexter Morgan è un gioco geniale di inquadrature e richiami alla primissima scena dell'intera serie, ma al contrario. Se nella prima stagione Dexter indossa perfettamente la sua maschera ed è circondato da affetti e amici, nell'ultima è quasi un fantasma che ha ormai rinunciato a tutte le cose a lui care.

Il che ci riporta alla domanda cruciale di questo articolo: come si va avanti? Con un finale che lascia davvero poco all'immaginazione ci sono in realtà solo briciole su cui speculare. E l'unico vero indizio è la netta convinzione mostrata da Michael C. Hall e Clyde Phillips, storico showrunner della serie. Raramente si è vista una tale sicurezza su un tema così sensibile e delicato. Il rischio? Fare un'operazione simile alla quinta stagione di Prison Break; ovvero un revival a tratti evocativo per l'ambientazione, ma povero, senza idee né ritmo. Forzato, ecco la parola giusta.

Indizi non vengono neanche dal cast poiché finora l'unico ad essere confermato è proprio Hall. Una notizia in sostanza scontata dopo l'annuncio del ritorno di Dexter. Non ci resta che aspettare ulteriori notizie e sperare che quest'idea sia forte, coraggiosa e convincente.