Eragon, come dovrebbe essere la serie TV di Disney+

Disney dovrà proporre un adattamento per nulla semplice, ma forse il formato seriale è quello più adatto per far brillare i suoi personaggi.

Eragon, come dovrebbe essere la serie TV di Disney+
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Christopher Paolini era appena quindicenne quando i suoi genitori pubblicarono a loro spese la storia di Eragon e Saphira, che riprendeva dai canoni classici del genere fantasy ambientazioni e sviluppo della trama senza spiccare per il tasso di originalità, ma rivelandosi di certo un'opera contenente una buona dose di potenziale inespresso. Il successo non travolse subito il giovane scrittore, perché in seguito a svariati mesi di completo anonimato fu il puro caso a sancire la nascita di un fenomeno commerciale che nessuno avrebbe predetto: il figlio del giornalista e giallista Carl Hiaasen scovò infatti una copia di Eragon in una libreria del Montana, ne rimase affascinato e lo mostrò al padre che lo consigliò immediatamente al proprio editore.

Il prosieguo della storia è scritto nei 40 milioni di copie vendute per una tetralogia conclusasi nel 2011 con Inheritance, trasformando Paolini in uno degli autori più celebri del campo fantasy e piazzando il Ciclo dell'Eredità in tutte le librerie degli appassionati del genere. La 20th Century Fox non riuscì a trasportare il fenomeno letterario al di fuori del suo mondo di carta (scoprite qui cosa andò storto nel film Eragon), ma adesso Disney ha l'occasione di portare sul piccolo schermo una storia nella quale i suoi personaggi sono più importanti degli eventi raccontati.

Rispettoso ma non troppo

Il successo stratosferico che ha elevato la saga scritta da Paolini non deve trarre in inganno il grande pubblico perché, come ben sanno gli appassionati lettori dei suoi libri, non è la storia raccontata ad aver fatto innamorare il mondo di Eragon e Saphira.

Il primo capitolo della tetralogia, in particolare, è pregno di riferimenti e situazioni prese da altre grandissime saghe fantasy come Il Signore degli Anelli e Star Wars, diventate nel tempo così famose da essere entrate nell'immaginario comune del genere. Come è lecito aspettarsi da un autore in erba, il giovanissimo Paolini prese spunto dai classici per creare una storia personale dove la casualità trasformava un ragazzo senza reali aspirazioni in un cavaliere di Draghi, portandolo a combattere per la liberazione del mondo dall'oscuro male che lo teneva in pugno. Sebbene le evoluzioni della trama non riuscissero a sorprendere i cultori di fantasy più esperti, bisogna ammettere che il grande pregio di Eragon fu quello di riuscire ad avvicinare una nuova generazione di lettori ad un genere sempre troppo chiuso in se stesso, facendo nascere una schiera di sognatori che in breve sarebbero passati a letture più impegnative. Disney si trova dunque dinanzi ad un bivio nel dover riproporre una storia che, almeno nelle primissime battute, è così poco intrigante: rimanere fedele al canovaccio scritto da un autore quindicenne, e quindi creare una serie tv dedicata soltanto ai giovanissimi, oppure modificarla quel tanto che basta a renderla finalmente originale e degna di essere seguita anche da coloro che masticano pane e fantasy da tutta la vita.

Uomini e draghi

Un ragionamento simile potrebbe sembrare una provocazione se il materiale originale fosse stato altro, in svariate occasioni abbiamo infatti guardato con malcelata delusione a rifacimenti cinematografici poco rispettosi delle opere che li hanno ispirati, ma la trama di Eragon ha davvero bisogno di una spruzzata di originalità se vuole competere all'interno di un genere mai prima d'ora così agguerrito (ricordiamoci infatti che tra le serie tv di agosto 2022 su Sky e Now arriva House of the Dragon). Qualche piccolo accorgimento narrativo sarebbe ideale per sveltire il ritmo del racconto e tenere sulle spine anche un pubblico più maturo, mantenendo allo stesso tempo i tratti essenziali del libro ed elevandoli a struttura portante dell'intero progetto, senza snaturare l'opera grazie alla guida dello scrittore originale, infatti Christopher Paolini è coinvolto nella serie tv di Eragon.

Difficilmente vedremo un incipit diverso da quello scritto dal giovane autore nel 2002, ma Disney potrebbe fin da subito concentrarsi su un aspetto che il Ciclo dell'Eredità scopre essere interessante soltanto dal secondo libro, e cioè l'intimità dei suoi personaggi. Il rapporto tra Eragon e la sua dragonessa Saphira, così come quello fraterno con Murtagh oppure da allievo-maestro che si sviluppa con Brom: la saga letteraria regala le maggiori soddisfazioni proprio quando restringe il campo e si focalizza sulle relazioni che legano i suoi personaggi, le quali si dimostrano coerenti e molto varie, a differenza della scontata cornice fantasy che le circonda.

Sulla messinscena non si risparmia

Nonostante la saga letteraria brilli con maggior convinzione nelle finezze dei rapporti tra i suoi personaggi, non dobbiamo certo dimenticare che Eragon racconta la storia di una dragonessa e del suo cavaliere all'interno di un immaginario dove mostri e altri animali fantastici sono all'ordine del giorno, quindi l'impatto visivo deve essere soddisfacente e degno di ammirazione, altrimenti la sospensione dell'incredulità potrebbe spezzarsi nel giro di pochissimi minuti.

Il reparto dedicato alla computer grafica avrà un ruolo molto importante nella restituzione di scene dal vigoroso effetto adrenalinico, per questo il budget messo a disposizione da parte di Disney sarà determinante nella riuscita complessiva dell'opera, ma oltre alla CGI esistono tanti altri fattori che contribuiscono alla resa scenica di un prodotto televisivo: le scenografie ed i costumi sono forse ancora più importanti degli effetti visivi, costano nettamente meno ma sono sempre presenti sullo schermo, risparmiare su di essi porta in maniera inesorabile al naufragio di una storia di fantasia. Fin troppo spesso negli ultimi anni abbiamo visto produzioni danarose bruciare le proprie risorse per elementi secondari risparmiando sulle basi di un'opera cinematografica, ma un atteggiamento del genere non si traduce mai nella spettacolarizzazione agognata. Possiamo solo sperare che Disney abbia imparato la lezione impartita dalle altre infauste serie fantasy, e che spenda oculatamente i soldi a disposizione per immergere con naturalezza lo spettatore all'interno di una storia fittizia che racconta lo scontro tra il bene ed il male in sella a bestie leggendarie.