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Falcon & The Winter Soldier: l'eredità dello Scudo in un thriller politico?

La prima serie Marvel prodotta da Disney+ seguirà le tinte fantapolitiche dei fumetti di Nick Spencer o sceglierà toni più leggeri?

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Il mondo è senza Captain America. Dopo i fatti di Avengers: Endgame l'umanità crede che la Sentinella della Libertà abbia perso la vita nel confronto finale con Thanos, ma sono in pochi a sapere che in realtà il leader dei Vendicatori ha viaggiato nel tempo, scegliendo di vivere insieme alla sua amata Peggy e di condurre l'esistenza che ha sempre desiderato. Il nostro presente, nei minuti finali del kolossal firmato dai fratelli Russo, ci ha presentato un Rogers ormai anziano, incapace di combattere al fianco dei supereroi Marvel. In un momento di grande commozione il vecchio Steve ha quindi ceduto lo scudo a Sam Wilson, suo fidato compagno e ammiratore: nel ricevere tra le mani quello scudo che ha venerato per anni, Falcon promette in lacrime al suo amico che onorerà il ruolo di nuovo Captain America.

La verità, però, è un'altra: il mondo non ha perso Capitan America. Il mondo ha perso Steve Rogers. Le vesti a stelle e strisce saranno indossate da un altro individuo che non gode della stessa stima del supersoldato americano e il suo nuovo percorso verrà narrato in Falcon & The Winter Soldier, il primo di una lunga serie di progetti televisivi direttamente collegati al Marvel Cinematic Universe e che includeranno nei cast gli stessi attori che hanno interpretato gli eroi Disney sul grande schermo. La serie TV, in cui Falcon sarà protagonista insieme al Soldato d'Inverno, debutterà nell'autunno del 2020 su Disney+. Tenendo bene a mente i riferimenti fumettistici, che potrebbero svelarci molti indizi sulla direzione narrativa del prodotto, vogliamo analizzare quanto sappiamo e ipotizzare cosa aspettarci dal debutto di Sam Wilson come protagonista, ormai non più semplice comprimario/aiutante di Captain America.

Dopo Endgame, dopo Civil War

Di ufficiale su Falcon & The Winter Soldier sappiamo molto poco: di sicuro la serie sarà ambientata dopo Avengers: Endgame ma sembra che, nonostante lo stesso Anthony Mackie abbia confessato che proprio di recente ha provato per la prima volta il costume da Cap, l'identità del guerriero alato sarà ancora importante per il personaggio di Sam Wilson.

Non è da escludere, in fondo, un percorso di formazione in stile Daredevil: nei primi episodi della serie Sam potrebbe far fatica ad indossare i colori di Captain America a causa del peso che sente sulle proprie spalle.

Solo un'eventuale minaccia finale potrebbe quindi convincere il nuovo Cap a spiccare il volo con la tuta e lo scudo a stelle e strisce: un nemico rappresentato, come ben sappiamo, dal ritorno del Barone Zemo, interpretato nuovamente da Daniel Bruhl dopo le vicende di Captain America: Civil War.

Non sappiamo ancora cosa spingerà Zemo a tornare sotto i riflettori, visto che l'epilogo del film dei fratelli Russo sembrava aver messo fine alle sue malefatte, eppure l'interprete ha già svelato con una serie di foto che il suo aspetto sarà molto più simile a quello dei fumetti (lo vedremo, infatti, con indosso l'iconica maschera viola).

In questo scenario di partenza non dobbiamo neanche sottovalutare l'apporto di Sebastian Stan nei panni di Bucky: con Steve Rogers fuori dai giochi ci aspettiamo che sarà proprio il Soldato d'Inverno e fare da mentore al buon Wilson, senza considerare il rapporto tra i due eroi, che è andato in crescendo sin dagli eventi di Civil War.

L'amicizia tra Falcon e Winter Soldier potrebbe costituire la chiave di volta per un'avventura in stile buddy movie, dal momento che entrambi hanno dimostrato di saper reggere anche da soli una serie di convincenti siparietti comici: la diversa caratterizzazione di Sam e Bucky (decisamente scanzonato il primo, più serio il secondo) potrebbe dar vita ad un duo destinato a far breccia nel cuore dei fan, una vera e propria bromance nel segno di storie come Power Man & Iron Fist, gli Eroi in Vendita che Netflix non ha saputo sfruttare adeguatamente dal punto di vista mediatico e narrativo.

Il Cap di Harlem

È soprattutto nei fumetti di riferimento, però, che possiamo pescare diversi spunti interessanti in previsione di Falcon & The Winter Soldier. Il ciclo narrativo intitolato Capitan America: Sam Wilson fu scritto da Nick Spencer, uno degli sceneggiatori più blasonati in forza alla Marvel Comics. La run in questione guidò, pochi anni fa, il rilancio editoriale della Casa delle Idee intitolato All-New All-Different: si tratta di una recente direzione creativa (antecedente, poi, al più tradizionale Marvel Legacy) con la quale gli editor-in-chief Axel Alonso e C.B. Cebulski tentarono di dare alla Marvel Comics dei toni più progressisti, stravolgendo le carte in tavola con storie e personaggi votati al politically correct.

Un immaginario, insomma, poggiato su un Capitan America nero, un Thor al femminile, una Ms. Marvel pakistana e un ventaglio di autori capaci di spaziare tra gli argomenti più disparati, dalla politica al teen drama. Il ciclo di Sam Wilson è stato molto importante e, a parer di chi scrive, anche uno dei più convincenti, nonostante le premesse un po' troppo fantapolitiche. Il ciclo di storie, che potete facilmente recuperare grazie a dei recenti cartonati di Panini Comics, si focalizza principalmente su due aspetti: anzitutto, la psicologia di Sam Wilson e il suo rapporto con l'eredità di Captain America rappresentano uno dei punti cardine dell'opera.

Ben lontano dal personaggio spensierato che abbiamo conosciuto nel MCU, l'ex Falcon è una figura assai tormentata a causa del suo rapporto con Steve Rogers. Sam ha vissuto per anni all'ombra del più grande leader che l'umanità abbia mai conosciuto, ma adesso che è lui a portare lo scudo sente su di sé un senso di profonda inadeguatezza. Wilson non è un supersoldato e, nonostante abbia militato nell'esercito, crede di non possedere lo stesso carisma - né tantomeno la leadership - dell'originale Cap.

Non solo: il legame con l'ormai anziano Steve Rogers e con lo S.H.I.E.L.D. si fanno sempre più tesi col passare del tempo, in quanto il vecchio Cap non sembra più approvare la condotta del suo successore - il quale, con il trascorrere dei numeri, non fa che diminuire il consenso del mondo nei suoi confronti.
Qui veniamo all'altro grande tema dei fumetti incentrati su Sam ‘Captain America' Wilson, ovvero storie dal carattere estremamente sociopolitico.

I sentimenti di Sam sono condizionati da un'altra importante consapevolezza: egli non solo non possiede le stesse abilità psico-fisiche del primo Captain America, ma è anche consapevole del fatto che non riuscirà mai a riscuotere la stessa popolarità di un maschio americano bianco. Il mondo, dal canto suo, non può accettare un Captain America di colore: come potrebbe, d'altronde il simbolo di una minoranza etnica incarnare i valori di un paladino che dovrebbe rappresentare un colosso come gli Stati Uniti?

La dimensione politica esplorata da Nick Spencer non avvenne a caso: attraverso la penna dell'autore che avrebbe dato vita al drammatico evento di Secret Empire, nel 2016, non si faticava a scorgere lo specchio riflesso di un'America che si preparava a cambiare drasticamente, dicendo addio a un presidente di colore e accogliendo un leader dall'ideologia conservatrice.

Temi che i lettori Marvel hanno individuato nella distopia sociale di Capitan America: Sam Wilson e nell'allegoria politica di Secret Empire (la mini-serie in cui Steve Rogers, guida simbolo del popolo americano, si trasforma in un leader nazista che isola - fisicamente e culturalmente - gli Stati Uniti dal resto del mondo, soggiogandoli alla propria volontà: un banale fantasy o un ritratto caricaturale della società moderna?).

Ulteriore punto cardine del tormentato "Captain Falcon" riguarda la dimensione social, elemento grafico e concettuale piuttosto centrale nella run di Nick Spencer: i vari nemici che Capitan Wilson incontra sulla propria strada, d'altronde, non fanno che metterlo con le spalle al muro, ponendolo nelle condizioni di dover compiere scelte che salvaguardano soprattutto la popolazione di Harlem (il ghetto di New York da cui provengono anche Luke Cage e Misty Knight) a scapito della maggioranza americana.

Situazioni che rendono la figura di Capitan Wilson ulteriormente ambigua e controversa agli occhi del pubblico, che ne approfitta per twittare veleno all'impazzata contro l'Avenger. Non è un caso, infatti, che i frontespizi di ciascun albo - quelli che includono i riassunti della serie in corso, incluso l'elenco del team creativo - siano rappresentati sotto forma di tante piccole home page di Twitter riprese dagli schermi di vari smartphone: scenari che, quasi sempre, espongono il Captain America nero alla selvaggia gogna mediatica dei social media. Ennesimo specchio riflesso delle contraddizioni che regolano la nostra modernità.

Francamente non sappiamo se i Marvel Studios, per Falcon & The Winter Soldier, vogliano seguire le stesse (scomode) righe politiche di cui è infarcita la trama dei fumetti: quel che è certo è che la serie targata Disney+ affronterà l'importante tema dell'eredità, in maniera ancor più segnante che in Spider-Man: Far From Home. Il cinecomic di Jon Watts, pur individuando nel Peter Parker di Tom Holland l'erede naturale del binomio tra Tony Stark ed Iron Man, insegna che in fondo l'arrampicamuri resterà sempre e comunque un amichevole eroe di quartiere, pronto a farsi carico del lascito di Robert Downey Jr. come punto di riferimento dell'universo cinematografico Marvel.

Falcon, invece, è chiamato ad una prova ben più ardua: sostituire in toto Captain America, vestendone i colori e imbracciandone l'iconico scudo di vibranio. E la storia ci insegna che il confronto con i nostri idoli rappresenta, quasi sempre, la nostra sfida più grande.