Fargo: segreti e successo di una fiaba antologica sul reale

Analizziamo gli elementi e i particolari che hanno contribuito al successo della serie FX ispirata all'omonimo film dei fratelli Coen.

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Sono passati quasi 25 anni dal periodo che segnò l'uscita di Fargo nelle sale e che permise al mondo intero di conoscere il cinema dei fratelli Coen. Grazie al peculiare utilizzo del black humor in un contesto ambiguo, denso e colmo di sfumature, i due registi riuscirono a consacrarsi agli occhi del grande pubblico come grandi autori, conquistandosi un posto di rilievo fra i principali cineasti del nostro tempo. Fargo, con le sue atmosfere e i suoi molteplici livelli di lettura, fece subito capire agli spettatori che sotto quel velo di rimandi al grottesco e situazioni al limite dello sconcerto si celava qualcosa di ben diverso: un dialogo costante fra temi ed elementi intrecciati dal sottile filo della violenza, che permettevano di affrontare senza fronzoli e con una crudezza spietata il contrasto tra reale e inaspettato.

Questi punti cardine, conditi da elementi stilistici chiari e riconoscibili, sono stati la base per il network FX, quando ordinò nel 2014 la realizzazione di una serie TV ispirata alla narrativa del lungometraggio dei Coen. Dalle sapienti mani di Noah Hawley arrivò così Fargo - La Serie, opera che ha sconvolto la serialità televisiva raggiungendo le più alte vette del medium. Lo showrunner, che più di ogni altro sembra aver compreso lo spirito dietro la creatura di quelli che nel frattempo sono diventati due giganti del cinema, ha ideato una serie antologica che non mira a ricalcare il tratto dei Coen, bensì a sfruttarlo per muoversi verso un nuovo disegno. Per quanto lontana dalle vicende del film, la serie ne riprende in modo più che fedele lo spirito, evolvendone addirittura il linguaggio ed elevandolo in ogni sua parte.

Nell'arco di tre stagioni - in attesa della quarta stagione di Fargo, ormai prossima all'arrivo in Italia - la produzione FX ha acquisito sempre più carica allegorica e profondità narrativa: focalizzando l'analisi sul complesso rapporto che lo show ha con l'opera di riferimento e scavando a fondo dei nuovi sviluppi che hanno portato al suo successo, sarà possibile scorgere chiavi di lettura ben più segrete e spiazzanti della sua superficie.

Un colpo al cuore... della narrazione

Sin dalle prime scene, l'intera narrativa del lungometraggio e della serie si è mostrata simile nel suo aspetto più diretto e lampante: un racconto del reale, del comune e del banale, che d'un tratto si fa folle di fronte ad un evento assurdo, ad una svolta inattesa.

Attorno alla costruzione e alla ricerca del senso di questo evento ruota l'intera giostra dei significati di Fargo: la verità e la realtà sono presenti sempre, anche di fronte all'inimmaginabile, ma portano l'uomo comune a distorcere la propria natura dinnanzi ad una situazione possibilmente favorevole. In quel momento, dove ogni fiducia vacilla e ogni logica comincia a mutare, la fiaba dell'uomo comune si trasforma in un'epopea criminale. E la serie ripropone questo tema alterando tempi, spazi e contesti

"Fargo non è un luogo, è uno stato mentale. È una vera storia criminale dove la realtà è più strana della finzione e i buoni devono affrontare qualcosa di orribile". Hawley, così come i Coen, mette in evidenza l'importanza dei concetti di verità e storia alla base della sua narrazione. Non ci si guarda indietro, si cercano nuove risposte. Pur senza le sue menti genitrici, il mondo di Fargo funziona e si muove liberamente fra le sue luci e i suoi orrori, mostrando gli elementi distintivi e riconoscibili di quel mondo da film senza mai rivelarsi come sua effettiva rappresentazione.

Pur giocando coi rimandi e le citazioni, l'unico fil rouge che lega l'opera, la serie e le sue varie stagioni è il racconto del crimine nel mid-west americano, con particolare enfasi per quel "Vera Storia Criminale". Dietro queste parole giace proprio quel conflitto tra bene e male, tra verità e storia (o racconto) che si allacciano e scombinano a vicenda, dandosi battaglia senza esclusione di colpi.

Ogni racconto riesce infatti a mostrarsi simile nelle atmosfere, ma sempre differente ed evoluto in ciò che comunica: se la prima, fenomenale stagione si concentra sui rimandi concettuali al film e sul fornire delle basi solide per il dialogo delle storie successive, concentrando il dominio della scena su pochi personaggi chiave, già la seconda se ne discosta adottando uno stile corale e più "assurdo" - al netto dell'interessante collegamento temporale con gli episodi precedenti.

Una rudimentale forma di tesi evolutiva basata su elementi antitetici, che con la terza stagione si fa sintesi: dopo due stagioni eccellenti, gli ultimi episodi della serie antologica chiudono perfettamente il cerchio e permettono di comprendere a fondo il complesso disegno di Hawley e soci.

Il contrasto: una chiave di lettura

Escludendo analisi e spoiler sulla trama, sarà facile intuire che il vero motore della narrazione risiede negli individui che abitano le storie e il mondo: i personaggi di Fargo, ciascuno con il proprio carattere, rappresentano l'unico elemento osservabile direttamente dallo spettatore per recepire nella maniera appropriata ciò che accade. Questi soggetti vivono il contrasto, ne fanno parte e allo stesso tempo ne sono consumati: se da un lato ci sono personaggi dal forte valore morale, con nulla da nascondere, dall'altro forze anarchiche si muovono costantemente sotto traccia, misteriose ed imperscrutabili.

Eppure, il particolare più inquietante e affascinante risiede esattamente nel limbo fra i due schieramenti.Perché l'elemento che porta il dialogo dello show su un altro livello è rappresentato dal soggetto che reagisce all'inaspettato: l'essere ordinario che, di fronte alle casualità del fato, si trova a dover affrontare le conseguenze delle proprie scelte e a rifuggire tutto il resto.

Seguendo il corso delle loro disavventure nei rispettivi archi narrativi, si configurano così tre cicli che si ripetono in modo differente: i "buoni" arrivano spesso alle proprie verità o a una risoluzione del proprio conflitto, ma mai ad una reale vittoria - basti pensare a Molly nella prima stagione, a suo padre nella seconda o a Gloria nella terza.

I "misteriosi" si configurano come puri agenti del caos, con obiettivi fini a se stessi, non concedendo mai reali risposte sul loro operato; i "protagonisti", adottata una scelta estrema, accarezzano l'idea di farla franca ma finiscono per pagare il conto di una fortuna che non meritano - si vedano Lester nella prima stagione, Peggy nella seconda o Emmit nella terza.

Osservando con particolare attenzione, l'inatteso può essere considerato come un personaggio al di sopra di ogni sospetto: muovendosi fra le tenebre del mondo, appoggiandosi ai suoi segreti e ai personaggi più misteriosi, questa forza oscura prende spesso il sopravvento nei contorti intrighi delle vicende narrate.

Di violenze, verità e menzogne

Di fatto, dinanzi all'assurdità della violenza che colpisce i personaggi e lo stesso spettatore, è inevitabile domandarsi dove stia il senso della realtà in eventi che appaiono folli e privi di senso. Il tutto acquisisce contorni sempre più macabri per gli stessi personaggi, i quali trovano come unico rifugio dal caos l'affetto dei propri cari. Ma, per quanto impensabile, anche la violenza ha le sue logiche: essa agisce sulla base delle verità che i personaggi raccontano, di quelle che tendono a nascondere e di quelle che cercano di rendere credibili agli occhi altrui. Come evidenziato dal poster caratteristico della prima stagione della serie, è il dialogo fra le verità di ciascuno a rendere complesso l'intreccio di Fargo, portando alla luce realtà ben più assurde delle menzogne che i personaggi si sforzano di far credere.

Eppure, come già accennato, la violenza mantiene il suo legame con la realtà nonostante gli eventi virino verso l'incredibile. Da un lato, essa rappresenta l'unico strumento di effettiva liberazione dell'essere; dall'altro, si mostra fragile quando il fato reclama chi ne ha fatto uso. Nel mondo di Fargo esiste un senso di giustizia ineluttabile che colpisce con freddezza chi non è degno della pace e del successo acquisiti attraverso certi mezzi.

A questi concetti si lega il sopracitato dialogo tra verità e menzogna: già nella prima stagione è questo il motore che, come nel film, porta Lester alle sue azioni, poiché forte della propria verità e intenzionato a renderla reale. In questo, la seconda stagione affronta molto più direttamente l'argomento, portando in scena un vero e proprio "problema del linguaggio" - la costante alternanza tra ciò che si dice e ciò che si pensa.

La terza, invece, mira a sfruttarlo per rendere complesso qualsiasi elemento naturale, evidenziando come il contesto sia stato talmente mutato dalle storie che le verità, per quanto facilmente rivelabili, vengono considerate assurde.
In un mondo come quello di Fargo, che fa così tanto affidamento sulle credenze e sulle verità, chiunque può ritenersi nel giusto nonostante tutto, e per questo la piena comprensione della verità risulta sempre più complessa di quanto dovrebbe. Come i pesci accennano, chi dice che sia tu quello sbagliato? Chi dice che tu non sia nel giusto e siano gli altri ad essere nel torto?

L'importanza dell'Ordine

Se una cosa emerge sempre, in ogni stagione della serie, è l'assenza di controllo. I personaggi non riescono a essere del tutto padroni di se stessi e, anzi, trovano sempre delle forze esterne e violente che alterano il corso delle loro azioni. Hawley ha capito quanto sia importante per un personaggio - e quindi anche per lo spettatore - l'illusione del controllo: l'ordine è la cosa di cui l'essere umano ha più bisogno in assoluto e, se assente, lo porta più facilmente a perdersi.

Ecco perché tutti i personaggi in Fargo cercano costantemente di riordinare e riordinarsi, di ricomporre equilibri ormai compromessi. Può sembrare che il caso agisca senza criterio, che il fato non abbia risposte, ed è lì che l'uomo trema di fronte alle proprie incertezze. Più che al chiedersi se sia possibile decifrare il senso di un mondo privo di verità, la serie supera se stessa nel momento in cui dimostra che, oltre le domande e le perplessità, la realtà permane in funzione della ricerca dell'ordine.

Anche di fronte all'assurdo, l'ordine porta l'uomo a muoversi nella realtà e quindi a continuare a interagirvi cercandone il senso. Il pensiero di Hawley e della sua creatura potrebbe sembrare tremendamente egoista, ma proprio come in una fiaba mostra la sua gelida morale: abbiamo bisogno che le cose abbiano un senso e desideriamo la realtà, ma siamo sempre troppo interessati alle storie per carpirla del tutto.

Lo storytelling si rivela uno strumento fortissimo, dunque, che, nonostante le assurdità del caso, porta chi osserva a rimanere all'interno della narrazione, concentrato e bramoso di senso. In questo, i poliziotti e gli uomini di legge incarnano l'ordine in un mondo pieno di fragilità, ma anche lo spettatore, con le sue domande, le sue verità e i suoi desideri. Ecco perché, nonostante tutto, ci sarà sempre un "poliziotto" in Fargo.