Game of Thrones: la costruzione di un'identità

Fin dalla sua prima stagione Game Of Thrones ha mantenuto una propria identità, affascinante e sorprendente. Ecco le sfide che ha superato

speciale Game of Thrones: la costruzione di un'identità
Articolo a cura di

Quando si parla dell'aspetto produttivo di Game of Thrones, ci si limita spesso a un singolo numero: 10 milioni, il budget destinato alla realizzazione di ogni episodio. Eppure, a maggior ragione ora che esso sembra essere ulteriormente lievitato, si rischia di perdere di vista il vero significato di questa cifra, e cosa realmente possa comportare un simile investimento da parte di HBO. Certo, più draghi, più battaglie, più White Walkers. Ma soprattutto una complessità produttiva che, già elevata nella prima stagione, ha raggiunto col passare degli anni vette sempre più difficili da gestire.
Game of Thrones non è solamente ore di ottimo intrattenimento sullo schermo. È decine di location, produttori, registi; centinaia di membri della crew, set, paesi di distribuzione; migliaia di comparse, costumi, ore di lavoro. Milioni di telespettatori e, appunto, dollari d'investimento. La serie tratta dai romanzi di George R.R. Martin è diventata un puzzle così articolato da dover essere programmato in ogni suo minimo aspetto. Ecco perché, poco prima del debutto dell'ottava e ultima stagione, è arrivato il momento di indagare come, nonostante tutte le avversità, Game of Thrones sia riuscito a creare (e mantenere) una propria identità per otto lunghi anni.

Quando la televisione incontra il cinema

Fingendo per un attimo di dimenticarsi di effetti speciali, cast e narrazione, non si può non notare come tra gli aspetti più sorprendenti della show HBO ci sia l'impronta inconfondibile che contraddistingue ogni episodio. Sono sufficienti pochi secondi per riconoscerne gli ambienti, i personaggi, l'estetica. In tal senso Game of Thrones si allontana dalla serialità comune e si avvicina al mondo del cinema, non solo per la qualità eccelsa raggiunta dallo show, ma per l'originale firma che lo accompagna fin dalla prima stagione. Eppure, così come accade nella maggior parte delle produzioni televisive, non dispone di una singola autorialità alle proprie spalle. Perlomeno, non da un punto di vista prettamente cinematografico.

Non c'è il marchio pulp di un Tarantino, la visione estetica di un Kubrick, la sensibilità cromatica di un Wes Anderson a legare tutte le puntate. Al contrario, fin dalla prima stagione molti sono stati i registi e direttori della cinematografia coinvolti. Addirittura due unità sono state utilizzate per le riprese (Dragon e Wolf Unit), così da poter lavorare in contemporanea. Il numero delle location è aumentato vertiginosamente col passare degli anni, e a quelle della prima stagione (Belfast, Malta), se ne sono aggiunte altre come la Croazia (King's Landing), l'Islanda (Oltre la Barriera), il Marocco (Meereen), la Spagna (Dorne).
Nonostante questo, dopo sette stagioni, Game of Thrones sembra continuare a condividere la stessa dimensione produttiva di show maggiormente autoriali come The Young Pope o True Detective, anche se le difficoltà tecniche che la serie ha dovuto affrontare sono state assai più consistenti, dalla programmazione delle riprese alla gestione dei set, passando per l'organizzazione della produzione in base alle location piuttosto che alla progressione delle puntate.

In una giornata tipica, mentre la Dragon Unit può trovarsi impegnata con le riprese esterne di una battaglia sulle coste dell'Irlanda del Nord, all'interno delle mura antiche di Dubrovnik la Wolf Unit si occupa di scene magari appena precedenti o successive. Il tutto mentre un line producer e numerosi membri della crew preparano i set ambientati nei lussureggianti giardini del Real Alcázar a Siviglia. Fermandosi anche solo per un attimo a immaginare un simile trambusto, le ore probabilmente trascorse al telefono per coordinare i diversi team, le montagne di documenti e programmi, il via vai di attori, comparse e operatori, non è poi così difficile comprendere quali e quante difficoltà possa comportare la volontà di mantenere sempre coerente una produzione così articolata. D'altronde, la scelta stessa di utilizzare location così eterogenee e geograficamente lontane, pur risultando nell'applaudita varietà e magnificenza visiva della serie, ha creato innumerevoli complicazioni. A partire dalla necessità di preservare l'esistenza di un filo conduttore che assicurasse la continuità visiva, oltre che narrativa, dell'intero show.


Organizzazione e tecnica

La frammentazione dei processi realizzativi non deve insomma mai trasparire nel prodotto finale. Al contrario, è fondamentale che una lunga serie di accorgimenti tecnici accompagni i team in ogni passo della realizzazione dello show, agevolando la creazione di un'estetica e un linguaggio visivo che siano immediatamente riconoscibili e rimangano coerenti col progredire degli episodi. Così è stato per Game Of Thrones. Ancor prima dell'inizio delle riprese di ogni stagione, la produzione si è infatti premurata di distribuire una quantità enorme di reference material organizzato in base alle location, così da permettere ai direttori della fotografia di elaborare un'idea precisa dell'atmosfera che doveva accompagnare ogni scena. Per ovviare a eventuali discrepanze rispetto al materiale originale sono stati loro forniti ulteriori strumenti, utilizzabili sia nel corso delle riprese che nelle fasi di post-produzione. Registi e direttori della fotografia hanno avuto accesso, tramite una piattaforma online sicura (PIX System online dailies) alle riprese giornaliere (dailies) di tutti i propri colleghi che, non essendo su pellicola, potevano essere condivise quasi in tempo reale. I vari team potevano quindi confrontarsi con note e suggerimenti sui migliori modi per mantenere una continuità stilistica tra episodi che magari condividevano le stesse location.

Ovviamente, il desiderio di una parziale omogeneità visiva non doveva eliminare l'apporto creativo delle persone coinvolte. Motivo per cui fin dalla prima stagione si è sempre permesso a registi e direttori della fotografia di effettuare scelte in base alle necessità della scena e alla propria sensibilità. Hanno infatti avuto piena libertà nella modifica dei LUT (Look Up Tables) forniti, ossia quei preset utilizzati per modificare i colori di una data immagine in base a dei valori preimpostati. Essenziali per poter valutare in breve tempo il look desiderato per una particolare location e correggere eventuali discrepanze con il materiale originale, rappresentano il primo step della post-produzione per ottenere una coerenza generale dello show. Coerenza che in ogni caso veniva garantita dall'ulteriore modifica subita dalle riprese nei laboratori Modern VideoFilm di Santa Monica, dove Joe Finley, final colorist di Game of Thrones, si preoccupava di parificare eventuali stonature.

Per facilitare processi come la condivisione delle immagini tra i vari team, si è deciso di utilizzare macchine da presa digitali. La scelta, condivisa anche da Alik Sakharov e Marco Pontecorvo, due dei direttori della fotografia poi impegnati nello shooting della prima stagione, è ricaduta sulla Arri Alexa. I giorni di prova passati nel 2011 con il prototipo della compagnia tedesca avevano sottolineato la sua affidabilità ed efficacia anche in condizioni di scarsa illuminazione, come rimarcato da Martin Kenzie (Blackwater, Valar Morghulis) all'American Society of Cinematographers: "Abbiamo girato alcune scene con un'unica candela, quasi del tutto senza illuminazione. Dubito che saremmo stati così audaci se avessi girato su pellicola."
Proprio la capacità della Alexa di operare agevolmente anche in ambienti scarsamente illuminati ha permesso alla produzione di sfruttare fin dai primi episodi fonti di luce naturali quali candele, fuochi e tizzoni, evitando per quanto possibile altre di origine artificiale. Una scelta che ha influenzato non solo il comparto visivo e l'estetica generale, con scene ricche di contrasto, ma anche quello narrativo. La maggiore libertà creativa a disposizione dei cineasti ha permesso infatti di esaltare singole sezioni delle inquadrature, accompagnando lo sguardo dello spettatore verso gli elementi più importanti e ricchi d'informazioni.

Il risultato finale è sotto gli occhi di tutti. Game Of Thrones ha superato più difficoltà di qualunque altra serie e lo ha fatto portando sugli schermi una qualità produttiva a ora impareggiata. Nonostante il numero e l'eterogeneità delle ambientazioni, la vastità del cast e la difficoltà delle scene, ha avvicinato il panorama seriale ai valori produttivi del cinema. Non solo per il budget apparentemente enorme, ma perchè è stata capace per quasi dieci anni di confezionare un prodotto che fosse sempre fedele a sé stesso, capace di superarsi e migliorarsi in continuazione senza mai perdere le caratteristiche che lo hanno portato al successo fin dalla prima stagione.