Game of Thrones: in difesa di Sansa, l'eroina incompresa di Sophie Turner

Compie 25 anni Sophie Turner. Con la sua Sansa Stark, ne Il Trono di Spade ci ha donato uno dei personaggi femminili più importanti degli ultimi anni.

speciale Game of Thrones: in difesa di Sansa, l'eroina incompresa di Sophie Turner
Articolo a cura di

Mentre la saga de Il Trono di Spade andava verso il suo discusso epilogo, tutti tiravano le somme su quale fosse il personaggio più amato. Si facevano i nomi di Tyrion Lannister, Arya Stark, Jon Snow, Daenerys Targaryen o magari del contorto Jaime Lannister. Tra chi invece era ai primi posti nella classifica dei più detestati figurava Sansa Stark, la figlia di Ned Stark e Catelyn Tully, personaggio che ha lanciato la carriera di Sophie Turner, che oggi compie 25 anni.

Sul perché di un tale generale scarso amore verso il personaggio (o perlomeno di un rapporto così incostante) si sono scritti fiumi di inchiostro digitale, ma pochi invece hanno riconosciuto quanto invece la Regina del Nord sia stata in grado di offrirci un iter personale non solo incredibilmente complesso, ma anche pregno di significati storici e culturali non da poco.

C'era una volta una Principessa

Sansa Stark all'inizio viene mostrata come la "principessa" del Nord. Graziosa, raffinata, con la testa piena di fantasticherie, vive in un mondo irreale fatto di buone maniere, abiti eleganti e dell'attesa di incontrare quel Principe perfetto che la farà diventare una Regina degna delle storie che le vengono lette. Il confronto con la sorella non potrebbe essere più stridente, visto che Arya Stark è un vero e proprio maschiaccio, una creatura indocile e ribelle, quasi quanto lei è conformista e ubbidiente.
Gli eventi che portano alla rovina del padre, alla guerra tra il Nord ed i Lannister, modificano in modo traumatico tale visione, e naturalmente anche la sua natura. In poco tempo, Sansa non solo è costretta a vedersi trattare con inaspettata crudeltà da Joeffrey e da Cersei, ma anche ad assistere all'esecuzione del padre. Da quel momento, anche in seguito alla morte del fratello e della madre, si rende perfettamente conto di non essere più una ragazza, ma una sorta di contenitore: sposare lei significa poter avere il dominio del riottoso Nord.

In questa dimensione altro non vi è che la realtà storica che tante, tantissime principesse, duchesse, nobildonne in generale hanno dovuto affrontare nel corso dei secoli passati. Non che le cose poi nelle classi sociali inferiori andassero così diversamente, ma nulla come la "ragion di stato" ha creato esistenze femminili fatte di sofferenza, abusi e tristezza.

Crescere in un mondo di uomini

Il suo rapporto con gli uomini può essere definito in un solo modo: orribile. Jeoffrey Lannister, dopo aver finto di essere il galante corteggiatore di Approdo del Re, si rivela uno squilibrato, violento e terribile carnefice, un ragazzo che costringe Sansa ad umiliazioni e violenze crescenti. Poche serie tv ci hanno mostrato cosa voleva dire essere donne nei secoli passati, quando la società era dieci volte più maschilista e patriarcale di oggi, dove picchiare o approfittarsi del "sesso debole" era considerato assolutamente normale. Paradossalmente, l'unico che le mostra rispetto o quantomeno di tenere a lei, è un altro paria, un altro disgraziato mal sopportato da tutti: il nano Tyrion Lannister o forse il personggio più amato della serie, che la difende ogni volta che può. Eppure, anche attraverso di lui passa un'umiliazione, il doverlo sposare e teoricamente farci un figlio (fatto che non avviene per l'empatia e senso dell'onore di Tyrion). C'è poi Il Mastino che la salva diverse volte, ma anch'egli è una creatura che si nutre di violenza e terrore.

Negli anni, Sophie Turner è riuscita a mostrarci in modo sempre più credibile cosa voglia dire rimanere vittima di manipolatori, violenti, di rapporti tossici e malsani. Il che ha attirato sovente critiche, specialmente in quest'epoca dove mostrare la fragilità femminile è reputato quasi un peccato mortale.
Sansa Stark è un personaggio umanissimo, che possiamo sentire molto più vicino a noi di tante "giustiziere" viste nei film d'azione. Sansa invece ci ricorda quanto essere donna voleva dire essere totalmente indifesa in un mondo di uomini.

Un iter fatto di sofferenza e paura

Il suo rapporto con Lord Baelish da questo punto di vista è forse il più misterioso di tutta la saga. Ditcorto di Game of Thrones è un individuo imperscrutabile, un abile tessitore, uno spietato arrampicatore sociale animato però da una profonda volontà di vendetta contro la casa Stark. Verso la nostra, però, prova una forte attrazione, che tuttavianon gli impedisce di usarla, di tramare alle sue spalle come ha fatto con la madre, di darla in pasto ad un sadico torturatore come Ramsay Bolton.

E proprio con Ramsay Bolton Il Trono di Spade ha toccato vette non indifferenti di attualità. La violenza di genere, con lui, diventa qualcosa di tremendamente familiare, assume toni che fanno riferimento alla cronaca dei nostri tempi. Ben poche altre volte la narrativa ci ha mostrato un rapporto tossico e abusivo in modo così perfetto, la sua escalation, la modalità narcisistica e sadica con cui Bolton, dopo aver eliminato il padre, pian piano comincia un'operazione di distruzione della personalità di Sansa.

Non è interessato a plagiarla come Baelish, lui punta a godere della sua paura, della sua sofferenza, del potere che tali reazioni suscitano in lui. Lo stupro qui torna nella sua accezione antica di predominio più che di atto sessuale. Theon, reso quasi una sorta di larva umana, è lì a testimoniarlo.

Si è molto discusso della scena dello stupro in Game of Thrones così come del fatto che Sophie Turner lo rivendichi come qualche cosa di orribile che però ha reso il suo persoonaggio più forte nel momento in cui l'ha superato. Compresa la sua situazione, Sansa si muove con astuzia e attende l'occasione giusta per fuggire da quel castello sarà la sua fine se non fa qualcosa. Il fatto che venga salvata dal redivivo Theon, e che lo perdoni, dimostra semplicemente quanto capisca che la sofferenza spesso unisce le persone. La sua vendetta finale contro Ramsa, segue le leggi del contrappasso, dell'occhio per occhio.

La lotta per il potere

Con le altre donne della saga il suo rapporto non è meno complicato. Ceresei Lannister è crudele e spietata con lei, Margery Tyrell è la più classica delle false amiche, cosa che Sansa in breve tempo comprende. Con Arya vi è la gioia di ritrovarsi, ma non viene mai meno la sostanziale differenza tra le due. Arya è una lupa solitaria, rifiuta le strutture sociali di quel mondo, Sansa invece le abbraccia, è assolutamente dentro di esse. Il che poi spiega perché il suo rapporto con Daenerys sia destinato a fallire fin da subito. Non per gelosia femminile o altro, ma perché Sansa, negli anni, è diventata un animale politico molto più raffinato del pur leale Jon Snow, ed intuisce che Daenerys è qualcosa di diverso da Twiyn Lannister, Oberyn Martell o Euron Greyjoy. Questi sono Re, predoni o avventurieri di corte. Daenerys è una rivoluzionaria radicale, non è diversa da un Hitler, un Alessandro il Grande o un Gengis Khan. Non vuole inserirsi dentro la ruota come lei, ma (per sua stessa ammissione) la vuole spezzare. E Sansa questo lo capisce subito.

Rivendica il Nord al momento giusto, così come la sua indipendenza di donna, una donna che è passata attraverso prove durissime, ed è diventata infine una protagonista del suo mondo. Si può provare magari antipatia per il personaggio di Sansa, che non ha molto di epico od eroico, ma non si può negare che il suo iter sia stato molto più realistico e complesso di quanto sembri.