Giancarlo Esposito: da Breaking Bad a Far Cry 6, una vita da grande villain

Giancarlo Esposito è un aggiunta meravigliosa come villain del nuovo Far Cry e la sua carriera parla da sé, poliedrica e ricca come poche.

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Giancarlo Esposito è un attore che - ormai possiamo dirlo quasi con certezza - probabilmente non raggiungerà mai la fama di un interprete leggendario. Insomma, è difficile che riesca a lasciare una traccia indelebile e riconosciuta universalmente. E questa è l'ennesima dimostrazione di come, nel mondo complesso e feroce dello show business, non sempre ad emergere sia la meritocrazia, poiché Esposito è un professionista a dir poco straordinario.

Dalla voce piena e squisitamente distintiva, che lo rende uno degli attori più complicati da doppiare nel panorama odierno, ad una gamma espressiva a dir poco strabiliante; stiamo parlando di un personaggio semplicemente completo - anche se ridotto un po' a ruoli troppo simili tra loro negli ultimi anni. Insomma, quel villain sicuramente molto carismatico ed imprevedibile cucitogli addosso dai tempi dell'immortale Gus Fring di Breaking Bad - il suo reveal come nuovo antagonista di Far Cry 6 sembra andare proprio in quella direzione. Eppure le capacità di un volto comunque ben noto si estendono molto oltre il cattivo di turno.

Spike Lee e Fa' la cosa giusta

La carriera di Esposito è lunga, stravagante e variegata, ricolma di collaborazioni con registi tutt'altro che banali, da Francis Ford Coppola a Bryan Singer, e partecipazioni a saghe mainstream dall'assicurato successo commerciale, Maze Runner in primis. Una storia immensa, iniziata in Danimarca e proseguita negli Stati Uniti attraverso il teatro, insostituibile maestro di vita e di recitazione; passione ereditata dai genitori - il padre era un tecnico a La Scala, mentre la madre una cantante d'opera.

Ma è impossibile non legare la sua scalata a due nomi in particolare: Spike Lee e - ovviamente - Vince Gilligan. Affermare che Esposito debba in sostanza la sua intera fortuna a Lee può sembrare pretenzioso, ma è la verità. Basta davvero poco per rendersi conto che prima del suo ruolo centrale in quell'articolato, nonché estremamente ambizioso film noto in Italia come Aule Turbolente del 1988, il buon Giancarlo aveva prodotto ben poco, soltanto dei ruoli da comparsa.

Fu proprio la collaborazione con Lee, da quel Grande Fratello Almighty Eaves, che la sua carriera prese il via. E bisogna ammetterlo francamente, che lo storico regista abbia un certo occhio per il talento non dovrebbe sorprendere nessuno; non lo smentisce il suo ritorno in grande stile che potete scoprire nella nostra recensione di Da 5 Bloods. Quasi certamente soddisfatto dal carisma dimostrato su schermo, Esposito viene richiamato l'anno successivo per il ruolo spartiacque della sua vita, in un certa pellicola intitolata Fa' la cosa giusta.

Magari chi ha poca familiarità con una personalità di culto quale Lee questo nome non dirà nulla. Peccato, perché si tratta semplicemente di un capolavoro, uno degli sforzi meglio realizzati, crudi e sinceri degli ultimi 40 anni , nonché protagonista di alcuni momenti iconici della storia del cinema: dalla minaccia della mazza di Lee a Wim Wenders dopo il festival di Cannes al risentimento mostrato da Kim Basinger agli Oscar.

Polli e dittatori

Quel giovane ragazzo con velleità politiche dallo strano soprannome Buggin Out lancia definitivamente e premia tutti gli sforzi di Esposito, divenuto a tutti gli effetti una celebrità. È solo grazie a Buggin Out che il talento di un meraviglioso artista è stato fortunatamente ammirato in oltre cento film, da Taxisti di notte, di un colosso del cinema indipendente come Jarmusch, a Carlito's Way o addirittura in Okja di Bong Joon-ho -, oltre a un cameo con i nostrani The Pills. Un'avventura che però sta curiosamente trovando un suo culmine lontano dal grande schermo, in un universo sempre più in continua espansione che sembra non aver nulla da invidiare al cinema: le serie tv - la cui stessa denominazione sarebbe da rivedere, ma è una discussione per un'altra occasione.

Ed ancora più curiosamente, la parabola ascendente è la stessa ed identica; una lunga sequela di apparizioni e comparse precedute dal ruolo che per molti attori rappresenterebbe l'occasione della vita, mentre per Esposito è solo un'altra dimostrazione di bravura fuori dal comune.

Gus Fring, il proprietario di Los Pollos Hermanos, villain iconico di Breaking Bad - poi ripreso anche in Better Call Saul. Non c'è molto altro da dire, la storia del medium degli ultimi 10 anni parla da sé e le influenze sono visibili e durature. O almeno, non è questo il luogo in cui scrivere pagine e pagine di inchiostro virtuale sull'importanza e l'incredibile caratterizzazione di questo personaggio. Da quel momento in poi la presenza di Esposito nel medium si è espansa a macchia d'olio, specialmente per importanza ed impegno di ruoli.

I semplici camei sono ancora all'ordine del giorno, ma sono inframmezzati da continui ruoli di una certa rilevanza: dal pastore in The Get Down al narratore in Dear White People - senza dimenticare Revolution o Once Upon A Time. E il futuro cosa riserva? Qualcosa di radioso, a quanto pare: per non spoilerare, ci limitiamo a dire che lo attende qualche momento intrigante in The Boys di Amazon e chissà cosa ci aspetta nella seconda stagione di The Mandalorian, perché Moff Gideon è sempre in agguato.

Esposito sarà inoltre il volto di Anton Castillo in Far Cry 6, serie videoludica Ubisoft che ha fatto dell'efficacia dei propri villain una sorta di mantra; un'opera d'arte incitante alla follia e all'ambiguità. I precedenti? Il Dentista in Payday 2. Un curriculum piuttosto scarno per gli standard di Esposito. Chissà, magari per lui sarà l'inizio di una sorta di terza vita attoriale...