Gillian Flynn, dalla carta al grande e piccolo schermo

In occasione del debutto dell'adattamento seriale di Sharp Objects, ripercorriamo la carriera della sua autrice.

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Appena conclusa la seconda stagione di Westworld, HBO si appresta a ribadire la propria dominazione dei palinsesti estivi americani, mentre i network classici sono per lo più in vacanza, puntando su una miniserie molto attesa. Stiamo parlando di Sharp Objects, trasposizione in otto parti dell'omonimo romanzo di Gillian Flynn, che figura tra i produttori esecutivi insieme alla protagonista Amy Adams, la showrunner Marti Noxon e il regista Jean-Marc Vallée (Big Little Lies) (in Italia arriverà a settembre su Sky Atlantic). Un thriller psicologico di grande attualità, come ha spiegato la Noxon in una recente intervista: tra gli ostacoli più grandi che la giornalista Camille Preaker (Adams) deve affrontare mentre indaga sull'omicidio di due ragazze c'è il preconcetto, da parte della polizia, che un crimine così efferato debba essere per forza opera di un uomo. Si tratta anche dell'ennesimo grande passo nella carriera dell'autrice, passata da una parte della barricata (critica televisiva per Entertainment Weekly) all'altra. Per l'occasione, ecco i tratti salienti del suo percorso artistico.

Entertainment giorno e notte


Flynn inizia a scrivere appena finiti gli studi, prima come freelancer presso U.S. News & World Report e poi, dal 1998 al 2008, come membro dello staff di Entertainment Weekly, principalmente come critica televisiva e occasionalmente cinematografica. Nella fase finale della sua attività giornalistica comincia a darsi anche alla narrativa, inizialmente come progetto secondario a cui dedica poche ore al giorno, la sera e nei weekend. Nel 2006 viene dato alle stampe Sharp Objects, seguito nel 2009 da Dark Places, in cui una donna cerca di scoprire se il fratello, incarcerato per l'uccisione dei genitori, è veramente colpevole. Con questo secondo romanzo si consolida l'immagine dell'autrice legata a personaggi femminili forti e non necessariamente positivi (tra gli ammiratori di Sharp Objects c'è Stephen King, che elogia la cattiveria del testo), e avviene anche il passaggio a tempo pieno da un tipo di scrittura all'altro: nel 2008, complice la recessione, Entertainment Weekly licenzia una parte dello staff, Flynn inclusa.

La svolta fincheriana

Nel 2012 esce il terzo romanzo dell'autrice, Gone Girl, descritto da alcuni come il più grande fenomeno letterario dell'anno dopo la trilogia di Cinquanta sfumature di grigio (o, come dice Flynn, "i libri che non devono essere nominati"). La stessa autrice firma anche il copione dell'omonimo film diretto da David Fincher, che ottiene il plauso della critica, incassa quasi 400 milioni di dollari nel mondo intero e conquista una nomination all'Oscar per l'inquietante e magnifica performance di Rosamund Pike (mentre Flynn viene candidata ai Golden Globe e ai Writers Guild of America Awards per la sceneggiatura). Questo doveva inaugurare un vero e proprio sodalizio artistico con Fincher, ma la loro seconda collaborazione, un remake americano della serie britannica Utopia, viene annullata nel 2015 per via di dispute tra il regista e la HBO legate al budget. Il progetto viene poi riesumato, nell'aprile del 2018, da Amazon, che ordina una prima stagione di nove episodi affidata interamente a Flynn.

Schermi a tempo pieno


In attesa di Utopia, l'autrice si è gradualmente imposta come una firma di prestigio su vari schermi: laddove l'adattamento cinematografico di Dark Places, uscito nel 2015, è passato praticamente inosservato, Sharp Objects è tra i progetti audiovisivi più attesi dell'anno, con la partecipazione attiva della creatrice di Camille Preaker (oltre a produrre la serie, ha anche scritto due degli otto episodi), la quale ha già confermato che, in caso di successo, la storia della giornalista potrebbe continuare in ulteriori stagioni (come già accaduto, sempre su HBO, con Big Little Lies).

E sempre dal piccolo schermo proviene l'idea di Widows, adattamento di una miniserie di ITV del 1983 che lei ha adattato per il cinema insieme al regista Steve McQueen: in uscita alla fine del 2018, è la storia di una rapina andata male, che sarà portata a termine dalle vedove dei criminali. Per quanto concerne la letteratura, è prevista per il 2020 la rilettura di Amleto all'interno del progetto The Hogarth Shakespeare, già passato per le mani di autori come Jo Nesbø (che ha trasformato Macbeth in un romanzo poliziesco) e Margaret Atwood (che ha firmato una versione post-moderna de La Tempesta, con protagonista un drammaturgo che mette in scena il testo).