Glee su Prime Video: il teen drama maestro di vita e di musica

Glee rappresenta una piccola pietra miliare, un piccolo teen drama musicale divenuto un vero e proprio fenomeno di costume.

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Non è così facile parlare di Glee in questo momento, ne siamo coscienti. L'improvvisa scomparsa di Naya Rivera ha scioccato un po' tutti, specialmente per le circostanze. E la situazione peggiora quando ci si ricorda gli addii traumatici di altri due membri del cast classico come Cory Monteith e Mark Salling, al punto che ormai ci si riferisce alla creatura di Ryan Murphy definendola una serie maledetta - non esattamente il massimo della delicatezza, per essere onesti. Per questo forse è meglio, sfruttando anche la fresca uscita su Amazon Prime Video, ricordare almeno per un fugace momento dei tempi migliori, datati ben 11 anni fa.

Nel 2009, infatti, esordiva su Fox una serie su cui pochissimi avrebbero scommesso. Eppure anni dopo ci ritroviamo a parlarne al pari di un vero e proprio fenomeno culturale nonché commerciale. Un telefilm che in fondo risulta di una semplicità quasi sconcertante, un teen drama musicale, ricolmo però di idee, messaggi limpidi e coraggiosi e talento abbondante. Almeno per le prime tre stagioni.

Un teen drama perfetto

Come accennato, l'intreccio risulta di una basilarità disarmante: si seguono le vicende di un insieme di ragazzi iscritto al rinnovato glee club - in sostanza un gruppo di ballo e canto - del fittizio liceo McKinley di Lima, Ohio. Basta, è soltanto questo, l'alternarsi delle lezioni con le prove e le annuali competizioni distrettuali, regionali e nazionali, oltre alle ovvie tematiche legate agli adolescenti e alla loro difficile crescita.

E paradossalmente ciò sarebbe anche bastato poiché è davvero facile farsi trasportare in questa routine, nota a chiunque seppur con le numerose differenze dovute ai sistemi educativi nazionali. Ma in linea generale il seguire le - spesso tediose - lezioni per poi ritrovarsi in un progetto o corso pomeridiano cui si è fortemente appassionati è una situazione universale, in particolar modo per chi si trova in quegli anni. Glee quindi avrebbe acquistato una propria dignità e raison d'etre semplicemente così, una piacevole e varia presa sui teen drama. Invece noi qui stiamo parlando di un fenomeno, qualcosa di ancora oggi ricordata come un'esperienza unica capace non solo di intrattenere, bensì di far emozionare e persino aiutare chi stava attraversando difficoltà enormi.

Un risultato meraviglioso ottenuto in primis attraverso dei personaggi e una loro evoluzione strepitosa: Murphy è riuscito ad intercettare perfettamente alcune delle più ingombranti ansie generazionali - dal rendimento scolastico ai problemi familiari, dalla sessualità alla pressione sociale di essere sempre perfetti - e a darne in Glee una summa esemplare.

È a dir poco ammirevole ricordare quanti pochi tabù fossero presenti e di quanto liberamente se ne parlasse, dal sesso alla droga fino a giungere a problemi di abusi o disturbi alimentari - sempre però filtrati dalle rigide regole linguistiche della Fox. Basti pensare a Quinn (Dianna Agron) o Santana (la compianta Naya Rivera), conosciute dallo spettatore come le classiche cheerleader vanagloriose e menefreghiste e poi cresciute, con e attraverso il glee club, in persone complete, responsabili, adulte. O al caro Puck (Mark Salling), che inizia la serie nelle vesti del più sadico e insensibile dei bulli. O Artie (Kevin McHale), chitarrista paraplegico di una timidezza scioccante e incapace di accettare la sua condizione. Tutte vite cambiate e migliorate dal cameratismo e da quel luogo sicuro chiamato glee club.

Un esperimento irripetibile

Qui si inserisce l'altro elemento decisivo: la musica. E non intendiamo solo la scelta della musica in sé, peraltro assolutamente brillante, un mix eccezionale di grandi classici e tendenze più moderne e innovative. Stiamo parlando soprattutto del talento immenso del cast e delle infinite coreografie che Glee ha mostrato nel suo ciclo vitale. Ci sono delle splendide esibizioni che tuttora rappresentano dei capolavori per canto, regia ed esecuzione, dinanzi alle quali è davvero difficile non emozionarsi.

Un coinvolgimento emotivo che cresce a dismisura se, durante la seconda o la terza stagione, ci si ricorda anche solo per un attimo da dove si era partiti. Insomma, il primo ciclo di Glee è una di quelle rare congiunzioni in cui ogni elemento si è trovato al posto giusto. Non mancava nulla, era un prodotto ispirato ed emozionante che colpiva continuamente le corde giuste. Una congiunzione che poi non si è ripetuta del tutto dopo il ricambio generazionale, a partire dalla quarta stagione. Capiamoci, non che improvvisamente fosse mancata la bontà dei messaggi o la piacevolezza dell'insieme. Non c'era più però quella scintilla fuori dal comune e la dimostrazione è il fatto che ogni fan, parlando di Glee, faccia sempre e comunque riferimento agli iconici personaggi classici.