Golden Globes 2019: Commento alle vittorie tv

Si è svolta la 76esima edizione dei Golden Globes, ricca di sorprese e premi inaspettati, ma a tratti controversi

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E anche quest'anno sono infine giunti i Golden Globes, uno degli appuntamenti più importanti per il settore dell'intrattenimento, cinematografico e televisivo. E, ad essere onesti, l'edizione 2019 è stata piuttosto strana, se non controversa: condotta in maniera piuttosto egregia da Andy Samberg, che con la sua esuberanza e comicità non sbaglia mai, e una visibilmente emozionata Sandra Oh, le premiazioni faranno discutere per molto tempo, anche oltre gli Oscar di cui rappresentano una sorta di anticipazione (ma non sempre).
Tralasciando alcuni momenti che rimarranno nella nostra memoria collettiva, in primis il discorso molto ironico di Christian Bale in cui ha ringraziato Satana, alcune scelte risultano effettivamente difficili da inquadrare, senza l'intervento di motivi quali un pizzico di buonismo o una voglia di seguire la corrente e il gusto della maggior parte del pubblico. Come vedremo, in determinate categorie sembra essere davvero stata compiuta più una decisione di popolarità che di qualità, non proprio il miglior criterio immaginabile. Con questa punta di polemica, andiamo a vedere nel dettaglio i premi per ciò che riguarda l'ambito televisivo.

Attenzione alle comedy...

Da dove iniziare se non con "Miglior serie drammatica", vinta da The Americans. Ora, non c'è dubbio che la sesta ed ultima stagione della serie incentrata sul mondo dello spionaggio durante la Guerra Fredda sia un prodotto di qualità. Ma nell'istante in cui nella stessa categoria si trovano nomi del calibro di Bodyguard, una mezza rivoluzione come Homecoming o l'imprevedibile sorpresa di Killing Eve, è impossibile non vedere questo premio una sorta di contentino, altrimenti non più assegnabile. Non uno scandalo, questo è certo, ma non proprio il riconoscimento più meritato. Sui "Miglior attore/Miglior attrice in una serie drammatica", invece, c'è poco da ridire: Richard Madden ha dimostrato in Bodyguard di poter essere un attore completo, anche se un po' ci dispiace per Billy Porter e il suo immenso lavoro in Pose; Sandra Oh per la sua clamorosa interpretazione in Killing Eve ha meritato il premio, oltretutto tenendo un discorso veramente sentito ed emozionante. Un premio tutto sommato giusto, nonostante la presenza di una magistrale Julia Roberts (Homecoming).
La categoria che ha attirato su di sé maggiore scetticismo è stata certamente "Miglior serie commedia o musicale", in quanto ha visto trionfare Il Metodo Kominsky. La serie Netflix di Chuck Lorre ha superato prodotti del calibro di Barry, La fantastica signora Maisel, The Good Place e Kidding, tutti in qualche modo coraggiosi, diversi, rivoluzionari, tutti sconfitti in favore di una comedy di buona fattura e con due eccellenti protagonisti, ma molto classica e non sempre convincente. Ha senso, infatti, premiare un mostro sacro quale Michael Douglas per "Miglior attore in una serie commedia o musicale", anche a scapito del ritorno spettacolare di Jim Carrey (Kidding). Però Il Metodo Kominsky come miglior comedy appare estremamente forzato, se non fortemente immeritato.

Tra scelte ovvie e premi quasi incomprensibili

Rachel Brosnahan (The Marvelous Mrs. Maisel) invece concede il bis, e dopo la vittoria ai Golden Globes dello scorso anno, vince ancora una volta nella categoria "Miglior attrice in una serie commedia o musicale", e c'è poco da discutere: la sua Midge Maisel è miracolosa, in una seconda stagione che riconferma le qualità di uno show meraviglioso e anzi, aumenta il tasso di virtuosismo (qui la nostra intervista al cast e ad Amy Sherman-Palladino). Altro premio, altra premiazione dal dubbio gusto, poiché L'assassinio di Gianni Versace ha vinto come "Miglior miniserie o film per la televisione", su prodotti come Escape at Dannemora ma specialmente Sharp Objects. Così come non convince del tutto Darren Criss (L'assassinio di Gianni Versace) come "Miglior attore in una miniserie o film per la televisione": un'interpretazione intrigante e più che valida, ma forse non migliore di quella di Benedict Cumberbatch in Patrick Melrose o di Hugh Grant in A Very English Scandal. Ed è un piccolo scandalo anche la mancata nomina a Benicio del Toro per Escape at Dannemora, davvero incomprensibile. Non nominato neanche Benicio del Toro, ma addirittura vincitrice Patricia Arquette, sempre per la miniserie diretta da Ben Stiller, quando tra le nominate erano presenti una splendida Amy Adams (Sharp Objects) o l'eccellente Connie Britton (Dirty John). Misteri.
Chiudono la carrellata altri due premi discutibili, ovvero "Miglior attore/miglior attrice non protagonista in una serie, miniserie o film per la televisione", la cui stessa esistenza nel 2019 è già di per sé controversa, vista l'immensa mole di prodotti e di prove recitative che copre: in ogni caso, tra le attrici ha trionfato la (bravissima) Patricia Clarkson (Sharp Objects) contro le (altrettanto brave) Alex Borstein (The Marvelous Mrs. Maisel), Penelope Cruz (L'assassinio di Gianni Versace), Thandie Newton (Westworld) e Yvonne Strahovski (The Handmaid's Tale) - ed è un crimine che una miniserie brillante come Sharp Objects debba accontentarsi di una statuetta del genere. Tra gli attori invece la vittoria è stata di Ben Whishaw (A Very English Scandal), una prova degna e molto intensa, ma forse avrebbe meritato di più Henry Winkler (Barry). E voi cosa ne pensate di questi Golden Globes?