Gomorra 4: gli angeli e i demoni della camorra

Ripercorriamo luci e ombre di questa quarta stagione di Gomorra che, finora, non ha comunque perso il suo smalto.

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La quarta stagione di Gomorra è arrivata ai nastri di partenza con un fardello piuttosto gravoso sulle proprie spalle. La serie ideata da Roberto Saviano, infatti, doveva riuscire nel non facile compito di imbastire un racconto convincente facendo a meno di gran parte dei suoi personaggi più iconici, che nel corso degli anni sono andati incontro alle morti più crudeli e drammatiche. La produzione Sky Atlantic, giunta a un giro di boa piuttosto importante con gli episodi 7 e 8, ha in larga parte confermato le nostre aspettative, presentandoci un racconto più intimo e incentrato su poche ma importanti figure, ma è ancora difficile delineare un giudizio esaustivo su una storia che deve ancora esplodere totalmente.

Una nuova camorra

La morte di Ciro Di Marzio ha influito moltissimo sullo status quo della malavita napoletana. Il sacrificio dell'Immortale ha avuto conseguenze più o meno importanti sulla psicologia di Genny, ma soprattutto ha permesso di rinnovare un fragile armistizio tra tutti i clan dell'hinterland partenopeo. Gli anziani confederati, storici accoliti della "vecchia" Camorra del centro storico, sono stati eliminati al termine della terza stagione e ora il cuore del capoluogo campano è presieduto dai Capaccio.

Il clan di Enzo Sangueblu si è tenuto il quartiere di Forcella, mentre il trono di Secondigliano ha visto un passaggio di testimone davvero importante: Genny ha deciso di farsi da parte, ritirarsi a vita privata e lasciare la leadership di Scampia a Patrizia, che si è rivelata fondamentale nell'intreccio volto a sgominare Don Avitabile (padre di Azzurra) e a liberare Gennaro dal giogo che lo opprimeva per colpa dei Confederati.
Passato un anno, veniamo introdotti alla "nuova" vita della famiglia Savastano: Genny desidera avviare un'attività onesta e decide di comprare un terreno per costruire il primo, grande aeroporto nei confini limitrofi della Campania. Per farlo entra in società con Alberto, un imprenditore scaltro e ambiguo, con il quale dà vita a una fitta rete di falsi aziendali e raggiri economici pur di ottenere permessi e introiti volti a coronare il suo sogno.

Eppure tutto ciò è solo una situazione di facciata: il degno figlio di Pietro Savastano, pur affermando di voler agire nella legalità, non ha perso il suo piglio violento, la sua propensione a imbrogliare e minacciare, e soprattutto percepisce ancora una parte del denaro che Donna Patrizia (ormai boss incontrastata di Secondigliano) ricava dalle piazze di spaccio del bronx napoletano.

La svolta, però, non ci mette troppo ad arrivare: una partita di droga andata male, a causa di una soffiata alla polizia, mette seriamente a rischio i traffici che avvengono sull'asse Secondigliano-Centro-Forcella e la posizione di Patrizia inizia a vacillare: il personaggio interpretato dall'ottima Cristiana dell'Anna capisce che tra i clan di Napoli potrebbe esserci un traditore e la sua vita diventa improvvisamente divisa tra gli oneri di una boss criminale e la fragilità di chi vuole qualcuno accanto.

Se per il primo aspetto ‘Donna Patrizia' fatica ad affermare la sua leadership, lottando con i denti per dimostrare ai clan alleati il suo valore, sul secondo versante sembra che abbia finalmente ritrovato l'amore. Questa figura è rappresentata da Mickey, secondogenito di Don Gerlando, boss del piccolo clan dei Levante: si tratta di una cosca di vecchia data, che affonda le proprie tradizioni nei classici valori della religione e della famiglia, e che non vede di buon occhio l'unione tra il proprio colto rampollo e la boss di Secondigliano.

L'altro grande vertice di questa stagione è emerso proprio nei due più recenti episodi, ed è rappresentato dal duo composto da Sangueblu e il suo braccio destro, Valerio. La terza stagione ci aveva mostrato un'ascesa non da poco per il giovane posillipino, fuggito da una famiglia che gli faceva sentire il peso della sua inettitudine e rifugiatosi nella malavita.

Il suo grande fratello, Enzo, è diventato più che mai manipolabile: una serie di decisioni sbagliate portano alla morte di un membro del loro clan e, per questo, Valerio decide di agire in autonomia per mantenere la pace tra le famiglie di Napoli

Sangue, amore e ambizione

Con le sue tre rispettive storyline, Gomorra 4 ci ha portato ad approfondire in maniera inedita tre principali aspetti: da un lato abbiamo Genny, simbolo cupo e ambiguo di come sia impossibile scrollarsi di dosso il sangue e la violenza una volta che si ha abbracciato il male, nonostante adesso la posta da proteggere non sia più il trono criminale, bensì la famiglia; dall'altro abbiamo la figura di Patrizia, che ha abbandonato i toni austeri e indomabili della terza stagione e viene approfondita sotto un punto di vista più intimo: una spietata regina solitaria che ha perso tutto, ma che al tempo stesso smaschera la sua profonda umanità quando riesce a ritrovare il conforto tra le braccia di qualcuno.

Nel mezzo ci sono figure come Valerio e Alberto, rispettivamente soci di Sangueblu e Savastano: emblema dell'ambizione ossessiva, del desiderio di arrivare in cima con sotterfugi e disonestà. Valori negativi (non che i personaggi di Genny e Patrizia siano positivi, tutt'altro) che, già esplosi nella splendida parabola di Ciro Di Marzio, trovano fino a questo momento una difficile collocazione che non sia in qualche modo il già visto, delimitando certe figure al ruolo di pura e semplice carne da macello necessaria all'evoluzione dei protagonisti.

Forse è questo, finora, il limite di Gomorra 4: dopo le cruente stragi avvenute di stagione in stagione, la serie Sky ha detto addio ad alcuni dei suoi capisaldi e ha ridotto all'osso i personaggi davvero interessanti, rendendo la maggior parte dei comprimari soltanto una lunga lista di elementi sacrificabili sull'altare della violenza camorristica. Ciononostante il racconto di questa nuova stagione resta a suo modo avvincente e, soprattutto, impreziosito di valori importanti.

Come abbiamo già evidenziato in fase a inizio stagione, in molte dinamiche del nuovo ciclo di episodi riconosciamo ancora, indelebile, la penna di Roberto Saviano: i principali temi di Gomorra 4, non a caso, sono la terra dei fuochi, lo smaltimento illecito di rifiuti e cadaveri, la criminalità imprenditoriale. Soprattutto, tolta la parentesi dell'episodio ambientato a Londra e abbandonati i continui salti tra un'ambientazione e l'altra, Gomorra è tornata a raccontarci la camorra di periferia, quella più oscura, tra piazze di spaccio e faide tra clan. Il tutto impreziosito dalla solita, eccezionale messa in scena - a tal proposito annoveriamo l'esordio di Marco D'Amore alla regia di questa serie, negli episodi 5 e 6 - e dalle interpretazioni sontuose degli interpreti principali: Salvatore Esposito (Genny), Cristiana dell'Anna (Patrizia), Arturo Muselli (Enzo Sangueblu) su tutti forniscono ai loro personaggi un mosaico di emozioni e ambiguità diverse, una sfumatura alla volta, un proiettile alla volta.

Gomorra - La serie Gomorra 4 sta vivendo di luci ed ombre soprattutto perché i personaggi davvero carismatici sono ormai ridotti all'osso, mentre il resto non è che carne da macello ai fini dell'evoluzione dei pochi protagonisti. Nonostante ciò, per messa in scena, regia e recitazione, continuiamo a trovarci di fronte al miglior prodotto seriale televisivo italiano. Che, tuttavia, necessita di esplodere nei prossimi quattro episodi per regalarci colpi di scena degni delle precedenti stagioni.