Halo 2 su Paramount+ è la stagione della svolta

La seconda stagione di Halo su Paramount+ è al giro di boa: il Silver Team si prepara ad affrontare la minaccia più letale.

Halo 2 su Paramount+ è la stagione della svolta
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La storia delle trasposizioni cinematografiche (e televisive) legate ai videogiochi è costellata di progetti scadenti, discutibili o comunque realizzati con pigrizia, sfruttando semplicemente la forza della licenza di turno per ottenere buoni risultati al botteghino senza curarsi troppo di rispettare l'opera originale o di costruire sceneggiature convincenti.

Fortunatamente, in tempi recenti, questa tendenza è stata via via rovesciata grazie all'impegno di scrittori e showrunner che hanno saputo incanalare lo spirito e la filosofia dei titoli di riferimento in prodotti capaci di catalizzare l'attenzione delle nutrite community di fan sparse in tutto il mondo. Ed ecco perché la seconda stagione di Halo sta funzionando, nonostante una prima che aveva evidenziato diversi problemi (ve lo raccontavamo nella nostra recensione della prima stagione di Halo).

L'adattamento di Halo

Tra tutti questi adattamenti, quello dello sparatutto sci-fi Halo è sicuramente tra i più interessanti. Nata sulla originale Xbox ad inizio millennio, la saga fantascientifica con protagonista Master Chief e la sua crociata contro la civiltà aliena dei Covenant ha generato una marea di sequel, spin-off e storie parallele che hanno valicato i confini del medium videoludico sfociando in una ricchissima produzione letteraria, fumettistica e di animazione.

Va da sé che ciascuna di queste iterazioni del brand, tutte appartenenti ad uno stesso corposo e articolato canone, rappresenta un minuscolo tassello in un mosaico di proporzioni mastodontiche che fa da sfondo a uno degli universi narrativi più complessi e affascinanti mai apparsi sugli schermi di una console.

Quando Paramount+ ha deciso di imbarcarsi nella creazione di una serie televisiva dedicata alla creatura di Bungie (recentemente affidata alle cure di 343 Industries), per svincolarsi dalla difficile contingenza di ripercorrere tutti gli avvenimenti che si sono susseguiti negli ultimi 20 anni, ha dovuto compiere una scelta difficile quanto coraggiosa: Halo sarebbe stato un serial fortemente radicato nella lore transmediale del franchise ma allo stesso tempo non avrebbe fatto parte del canone costituito. Si tratta, in definitiva, di una sorta di reinterpretazione dell'immaginario classico di Halo, con personaggi, ambientazioni e situazioni concettualmente simili ma con sviluppi della trama anche parecchio differenti.

Proprio per questa ragione, la prima stagione della serie ha letteralmente spaccato in due critica e pubblico: i puristi non hanno apprezzato il taglio da classico 'drama hollywoodiano' conferito alla serie e le drastiche modifiche ad alcune delle dinamiche fondamentali viste nei videogiochi mentre, molti altri, hanno saputo apprezzare un racconto tutto sommato gradevole, impreziosito da un setting fantascientifico di pregevole fattura (al netto di qualche innegabile incertezza sotto il profilo tecnico e nell'uso della CGI). Ad appena due anni di distanza, Master Chief e il suo Silver Team tornano su Paramount+ con una seconda stagione che, già dai primissimi minuti, sembra aver fatto tesoro delle critiche mosse dagli appassionati per confezionare un prodotto più coinvolgente e curato, sotto pressoché ogni punto di vista.

Ho bisogno di un'arma

All'indomani delle sconvolgenti rivelazioni sull'operato della Dottoressa Halsey e sulla reale natura del suo controverso progetto 'Spartan' (che prevedeva la creazione di un esercito di super-soldati in seno all'UNSC per garantire stabilità al governo delle Nazioni Unite), ritroviamo John-117 'Master Chief' (Pablo Schreiber) e i suoi commilitoni del Silver Team sulla superficie del pianeta Sanctuary, intenti ad evacuare la popolazione in vista di un imminente, poderoso attacco da parte dei Covenant nonché ad indagare sull'improvvisa sparizione di una squadra di Marine precedentemente dislocata sul posto.

Mentre Chief è impegnato nelle sue indagini, sotto l'occhio vigile dei suoi compagni, Vannak-134 (Bentley Kalu) e il formidabile cecchino Kai-125 (Kate Kennedy), qualcosa va irrimediabilmente storto. Un'insperata trasmissione radio da parte della squadra di marine scomparsa spinge John-117 ad addentrarsi in una zona avvolta da una nebbia densa per rientrare in contatto con il caporale Perez (interpretata da Talia Rodlo) e gli ultimi sopravvissuti della sua squadra.

In breve, però, il gruppo viene assalito da un manipolo di Elite dotati di una tecnologia di camuffamento ottico che li rende del tutto invisibili. La presenza di un nutrito plotone di Covenant sul pianeta, però, sfugge alla comprensione: che senso avrebbe invadere il mondo di Sanctuary e rimanere nascosti per settimane nella nebbia se l'obiettivo era quello di polverizzarlo con devastanti attacchi orbitali? È possibile che questa civiltà aliena abbia mire diverse dalla semplice distruzione di tutto ciò che incontra sul suo cammino?

Inizia qui una nuova, complicata missione per il Silver Team, un viaggio che li porterà a scoprire nuove, sconcertanti verità su entrambe le fazioni in guerra e a scontrarsi con il consiglio direttivo dell'UNSC e dell'ONI, ora rappresentato da una new-entry assoluta, il colonnello James Ackerson (Joseph Morgan). Quest'ultimo è una figura chiave per l'avanzamento della trama, un uomo dal passato confuso ma piuttosto noto ai fan più appassionati del brand, ben interpretato dall'attore inglese che riesce a portarne in scena correttamente luci e ombre.

Volendo evitare di anticiparvi troppo sulle vicende che si susseguono in questa prima frazione del pacchetto di otto puntate che comporranno la stagione, ci limitiamo a dirvi che la linea narrativa impostata dal nuovo showrunner David Wiener riesce a catturare gli spettatori già dalle prime battute con un tessuto più coerente e stratificato. Se la prima stagione aveva l'arduo compito, invero riuscito solo in parte, di gettare le fondamenta su cui costruire tutto il resto del racconto, questa seconda tranche di episodi si concentra spesso su un aspetto più intimo della guerra, sulle cicatrici fisiche ed emotive che un conflitto di questo calibro è capace di lasciare dietro di sé e sui rapporti personali che intercorrono tra i vari comprimari.

Sebbene il conflitto tra Umanità e Covenant continui a essere il punto focale dell'intero impianto narrativo, questa seconda season indugia parecchio anche sul racconto di alcuni frangenti importanti del passato di ognuno dei protagonisti nonché sulla lenta evoluzione delle relazioni tra i personaggi in scena. Per tali ragioni ci sentiamo di promuovere quanto visto nei primi quattro episodi: la serie di Halo sembra essersi lasciata alle spalle l'incedere un po' confusionario della precedente stagione per abbracciare in toto uno stile espositivo più lineare, senza per questo sacrificare le atmosfere solenni e gli incredibili colpi di scena che questo universo narrativo ci ha abituati a conoscere.

Signore, pongo fine a questa battaglia!

Le prove attoriali di tutto il Silver Team e degli altri comprimari risultano sempre piuttosto convincenti in ogni tipo di situazione e anche lo stesso Pablo Schreiber, spesso criticato per le scelte azzardate che hanno coinvolto il personaggio di Master Chief, sembra aver trovato il modo giusto di trasporre questa icona dei videogiochi senza snaturarne la psicologia.

Accantonato lo shock derivante dalla rimozione dell'elmo, infatti, Schreiber incarna la parte più umana di questo leggendario guerriero: potente ma fallibile; temuto ma a suo modo fragile. I suoi rimpianti, il suo rapporto con l'IA Cortana, il suo senso dell'onore e il suo legame indissolubile con i compagni del Silver Team vengono approfonditi in ogni episodio e contribuiscono ad aggiungere spessore alla personalità di questo erculeo combattente. Anche nel campo della tecnica e della cinematografia, comunque, i valori produttivi di questa seconda stagione di Halo hanno compiuto un netto balzo in avanti.

Ciò che stupisce maggiormente è come la regia, affidata per i primi due episodi alla cineasta londinese Debs Paterson (già vista all'opera nel recente e già cancellato reboot di Willow per Disney+) e per i successivi due allo statunitense Craig Zisk (regista, tra le altre cose, di svariati episodi di Scrubs, Nip/Tuck e Alias) appaia notevolmente più curata rispetto al passato. Nel primo episodio, ad esempio, assistiamo a una straordinaria sequenza di lotta tra John e gli Elite che mette in luce tutte le abilità combattive del super-soldato in armatura verde con la macchina da presa che segue da vicino tutti gli scambi di colpi fornendo al pubblico una visione d'insieme davvero gradevole senza ricorrere ai noiosi artifici in sala di montaggio che, solitamente, caratterizzano questo genere di produzioni.

Eccellente anche il lavoro svolto sotto il punto di vista del color grading che passa organicamente dai toni del grigio che riflettono l'atmosfera tetra e desolante di un pianeta sull'orlo della distruzione a quelli del rosso, appena dopo l'inizio dell'aggressione da parte delle navi Covenant, che restituiscono allo spettatore la tremenda drammaticità di un devastante attacco su larga scala. Negli episodi successivi, inoltre, la corretta gestione della palette cromatica nonché un uso brillante di suoni, luci e ombre, riescono a restituire a chi guarda l'angosciante sensazione di oppressione derivante dall'implacabile avanzata dell'esercito alieno... e di un'altra, agghiacciante minaccia che sembra osservare la situazione in attesa del momento giusto per colpire.

Che dire, infine, degli effetti visivi, il principale tallone d'Achille della stagione d'esordio di Halo? Nonostante le cifre relative al budget per episodio non siano ancora state diffuse, potremmo scommettere che questa seconda stagione abbia potuto contare su risorse più cospicue: le scenografie, i prop di scena e le corazze dei protagonisti appaiono ancora più realistiche rispetto a quanto visto due anni fa e anche le creature avversarie realizzate in CGI, ora presenti in quantità e varietà maggiore, sono perfettamente amalgamate con gli scenari proposti.

C'è ancora qualche piccolo difetto visibile in alcuni specifici frangenti, come una realizzazione non sempre ottimale delle fiammate provenienti dai fucili degli Spartan o le animazioni dei nemici nelle fasi più concitate ma, in generale, stiamo parlando di un contesto di qualità elevatissima, raro da ritrovare in un serial episodico di genere fantascientifico. Resta da valutare ciò che accadrà nelle prossime quattro puntate e l'epilogo architettato dallo showrunner per il finale di stagione ma, almeno per il momento, la seconda incarnazione televisiva di Halo sembra aver risolto la stragrande maggioranza dei problemi contestati alla precedente iterazione (e infatti Halo è diventata la serie più vista su Paramount+). Non vediamo l'ora di scoprire se il bilancio dell'esperienza, alla fine dei giochi, confermerà quanto di buono visto in questa prima porzione dell'opera. Per ora possiamo dirci cautamente fiduciosi.