Hannah Montana: la serie cult riscoperta da uno sceneggiatore Disney

Riscopriamo un cult Disney come Hannah Montana dalla prospettiva di Vito Stabile, autore italiano dei fumetti di Topolino.

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Seconda metà degli Anni Duemila. Provate a chiedere alla gente qualunque, per strada, se ha mai sentito parlare di Zack e Cody. O di Raven. O dei Maghi di Waverly. O di Cory alla Casa Bianca. Chi vi dice di conoscerli, con tutta probabilità è un assiduo spettatore di Disney Channel. Provate adesso a chiedere in giro di Hannah Montana. Esatto: anche l'eremita che non sa neppure dell'esistenza della Pay TV vi farà un cenno di intesa. Hannah Montana è qualcosa di più di una semplice sitcom per ragazzini; è a tutti gli effetti un fenomeno pop, che può vantare merchandising di ogni tipo, capi d'abbigliamento, album di figurine, dischi musicali e, ad oggi, svariate pagine commemorative che ripercorrono i momenti migliori dello show.

Creata da Michael Poryes (già ideatore di Raven), Rich Correll e Barry O'Brien, la serie debutta sugli schermi statunitensi il 24 marzo 2006, ma ha alle spalle una lunghissima gestazione. Lo dimostrano i provini di una Miley Cyrus ancora bambina, che si propone per la parte della migliore amica della protagonista. Non può ancora immaginare che, oltre ad ottenere il ruolo principale, la sitcom contribuirà a lanciarla presso il grande pubblico, rendendola la star mondiale che ancora oggi fa parlare di sé. Con la chiusura di Disney Channel, in queste ultime settimane la serie sta acquisendo nuova popolarità grazie alla sua presenza su Disney+, e per l'occasione ho avuto modo di riguardarla tutta con un occhio diverso rispetto a quello adolescenziale. Ma andiamo con ordine.

Il meglio dei due mondi

Hannah Montana parte da un concept molto semplice, ma decisamente accattivante: raccontare le vicende di una teenager, Miley Stewart (Miley Cyrus), che gestisce una doppia vita con tutti gli inghippi del caso. Smessi i panni della normale studentessa, Miley si trasforma nella popstar Hannah Montana, celando la sua vera identità grazie ad una parrucca bionda che la rende irriconoscibile. Con questo stratagemma gli autori hanno modo di giocare con la sua identità segreta come fosse una supereroina, mostrandoci le difficoltà nelle quali Miley incappa puntualmente cercando di mantenere il segreto, ma anche i privilegi di questa vita da sogno.

Ad accompagnare Miley nelle sue avventure ci pensano i suoi migliori amici, Lilly Truscott (Emily Osment) e Oliver Oken (Mitchel Musso), oltre al fratello maggiore Jackson (Jason Earles) e al padre-manager Robbie Ray (Billy Ray Cyrus, noto cantante country e padre di Miley anche nella realtà). Il legame fra Miley e l'amica del cuore Lilly è senza dubbio il cuore della serie, mostrato in tutte le sue sfaccettature senza mai cadere (troppo) nella sdolcinatezza: sebbene all'inizio il personaggio di Lilly sembri ricalcare lo stereotipo dell'amica goffa e un po' maschiaccio, nel corso della serie si sviluppa un rapporto più complesso e, verso la fine, le due sembrano delle vere e proprie sorelle.

Tuttavia la chimica maggiore si percepisce - e non potrebbe essere altrimenti - fra Miley e suo padre. La reale parentela fra i due rende inevitabilmente autentiche e genuine le loro dinamiche: l'affetto che entrambi provano l'una per l'altro è reale, come reali sembrano gli scontri e i battibecchi che affrontano nel corso della serie. Emblematica la scena di un episodio della seconda stagione, I Want You To Want Me To Go To Florida (Sono abbastanza grande, papà), nella quale Robbie Ray canta a Miley una canzone scritta per lei anche nella realtà, mentre vediamo scorrere sullo schermo foto e filmati della piccola Cyrus con suo padre.

Non mancano numerosi personaggi secondari e guest star anche di un certo livello (tra tutte è impossibile non citare Dolly Parton, madrina di Miley sia nella serie che nella realtà, e una gustosissima apparizione di Dwayne "The Rock" Johnson, preda dei tranelli di Miley e Lilly che cercano in tutti i modi di scattargli una foto imbarazzante).

Le vicende della serie si svolgono a Malibu, assolata città californiana che contribuisce a dare allo show quel tono da estate perenne, a base di gelati in spiaggia e infradito. Si tratta tuttavia di una California decisamente teatrale, fatta di fondali finti e scenografie alla buona. Per avere una resa più realistica bisogna attendere Hannah Montana: The Movie, uscito nelle sale cinematografiche nel 2009 a seguito del clamoroso riscontro dello show. Un film malinconico e romantico che si discosta fin troppo dai toni umoristici della serie, va detto.

Hannah Montana si sviluppa in quattro stagioni (l'ultima delle quali denominata Hannah Montana Forever), concludendosi con un emozionante finale tutto dedicato al rapporto fra Miley e Lilly (mentre l'alter ego Hannah avrà una propria chiusura qualche episodio prima). Può sembrare un particolare scontato ma, tenendo conto delle numerose serie coeve prive di una vera conclusione - Raven, per esempio, finisce con una puntata casuale -, la scelta di regalare ai fan un toccante episodio di doppia durata è un segno della grande considerazione che Disney ha nei confronti di Hannah Montana.

Supereroina Glam

Ma che cosa rende davvero speciale Hannah Montana? La formula vincente e ben pensata è riscontrabile già dal pilot: la migliore amica di Miley la invita a un concerto di Hannah, facendole fare i salti mortali per celare la doppia identità. Sono dinamiche di sicuro appeal, simili (come già detto) alle vicende di una supereroina, alle quali va aggiunta tutta la patina glamour rappresentata dal lato "popstar".

La camera di Miley è il sogno di ogni bambina: ha un armadio segreto che dà accesso a un'enorme stanza piena di scarpe, vestiti e accessori per trasformarsi da comune studentessa a idolo delle folle. Non a caso il guardaroba di Miley all'epoca viene venduto come playset per bambole, oltre all'intera casa di Malibu. Insomma, se praticamente tutte le serie live action di Disney Channel presentano ragazzi normali alle prese con vicende normali, Hannah Montana mescola supereroi, Sailor Moon, l'Incantevole Creamy e un pizzico di estetica alla Barbie per creare qualcosa di iconico e mai fatto prima, senza tuttavia scadere nell'infantilismo facile e stucchevole. La serie è una sitcom e come tale presenta situazioni umoristiche al limite del demenziale, senza dubbio rivolte ad un pubblico giovane, ma spesso realmente divertenti e con numerose battute riuscite, specialmente grazie al sarcasmo della protagonista o alla simpatia di Jackson.

Una caratteristica molto positiva dello show è la sua capacità di trattare con schiettezza e senza ipocrisie temi non scontati. Come l'episodio nel quale Miley, dopo aver consigliato all'amico Oliver di non badare così tanto all'aspetto fisico, si ritrova nella stessa situazione quando è a disagio nell'uscire con un ragazzo molto più basso di lei. Oppure quando sempre Oliver confessa a Miley di essere invidioso dei suoi successi e che sarebbe contento di vederla fallire ogni tanto. Assai divertente è inoltre un episodio nel quale Hannah è dilaniata da un dilemma morale quando sponsorizza un profumo che la disgusta, finendo nel panico in diretta televisiva.

Non mancano puntate che raccontano lati interessanti dello star system; come quando Hannah viene ingaggiata come doppiatrice per un film d'animazione, ma si rivela una totale schiappa nonostante l'impegno, o quando scopre che non può parlare liberamente perché ciò che dice viene emulato dai fan.

La musica di Hannah

Ma la vera peculiarità della serie, che l'ha resa un successone presso il pubblico mondiale, è ovviamente la musica. A partire dai titoli di ogni puntata, che citano sempre una canzone famosa. Spesso gli episodi mostrano scene nelle quali Hannah canta le sue canzoni; sequenze tratte da registrazioni apposite che fungono da veri e propri videoclip che Disney Channel manda in onda separatamente per incuriosire gli spettatori. Non solo; le canzoni pop di Miley vengono realmente pubblicate in appositi album - ne esistono in tutto 6 -, alcuni dei quali contenenti i primi pezzi di Miley Cyrus non associati ad Hannah Montana, preludio di una carriera musicale duratura che va avanti ancora oggi tra successi e provocazioni.

Ad accrescere il mito di Hannah c'è la possibilità di vederla dal vivo in veri e propri tour, uno dei quali (il Best of Both Worlds Concert) finito anche al cinema nel 2008, con tanto di occhialini 3D. Un'operazione senza precedenti, dove realtà e finzione si fondono regalando ai fan un coinvolgimento unico che tuttora non ha paragoni. In un panorama di serie per ragazzini piene di comuni personaggi, Hannah diventa qualcosa di più: un vero e proprio mito, una versione americana di una idol giapponese da poter ammirare in concerto o in TV, vederla su uno zaino scolastico, su una rivista di moda o su uno scaffale di bambole.

E le canzoni, come sono? Secondo il parere di chi scrive si tratta di materiale non inferiore ad altri fenomeni come le Spice Girls o perfino a certe sonorità di Avril Lavigne, molto simili per il mood "rockeggiante" e scatenato. Ne sono un esempio pezzi davvero piacevoli e orecchiabili come "I Got Nerve", "Rock Star", "Pumpin' Up the Party", "Let's Do This". Altre come "Who Said" e "Nobody's Perfect" sono riconosciute da molti come una dimostrazione di empowerment ai massimi livelli, dicendo a pieni polmoni alle ragazzine dell'epoca che si può essere Superman o il Presidente, se lo si vuole. Non mancano canzoni più mature ed emozionanti come l'intensa "The Climb", cantata da Miley al termine di Hannah Montana: The Movie, o "I'll Always Remember You", con la quale Miley saluta (per sempre?) la sua identità segreta. Ma la più famosa e simbolica è senza alcun dubbio la fantastica "The Best of Both Worlds", usata come sigla della serie, che descrive il dualismo della protagonista in quello che è un vero inno al dimenarsi senza freni.

Il fatto che alcune canzoni di Hannah raccontino apertamente della doppia identità di Miley, nonostante poi la ragazza faccia di tutto per mantenere il segreto, è a volte oggetto di autoironia all'interno della serie. Si tratta chiaramente di musica leggera con testi leggerissimi, ma l'estrema orecchiabilità e l'animo catchy di molte canzoni ne hanno garantito un ottimo invecchiamento. E, in generale, contribuiscono a definire molto bene un certo sound del periodo, risultando una curiosa fotografia culturale.

Hannah Montana The Movie Hannah Montana è una sitcom fortemente targettizzata, con tutto ciò che comporta. Si tratta certamente di un prodotto criticabile. I più, superati una certa età, non faticheranno a considerarla una futile pacchianata, come tutte le produzioni di questo tipo. Non sta certo a me convincerli del contrario. Quello che posso far notare è la sua, piuttosto oggettiva, capacità di raccontare uno spaccato dell'epoca in maniera cristallina, molto meglio di tante altre produzioni artisticamente più rilevanti. Se vi interessa esplorare gli Anni Duemila dal punto di vista del costume, analizzarne le mode, i look e le tendenze, o se volete semplicemente scoprire un pezzo di cultura pop purissima che ha lanciato una vera star planetaria, Hannah Montana potrebbe essere una visione molto interessante. Per tutto il resto, ovviamente, ci sono I Soprano.