Harry Potter: perché c'è bisogno di una serie TV

La trasposizione dei libri di Harry Potter al cinema è sempre stata motivo di dibattito tra i fan. Una serie TV potrebbe essere la soluzione?

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Il 2020 negli Stati Uniti sarà l'anno di HBO Max, piattaforma di streaming di proprietà di Warner in cui andranno a confluire sia prodotti già di proprietà, come i film DC e affini, che nuovi originals, curati da grandi nomi dell'industria. Il recente accordo con J.J. Abrams si muove in questa direzione e a tal proposito vi invitiamo a leggere il nostro speciale su Overlook, la serie tv ispirata a Shining, e quello su Justice League Dark.

Visto lo schieramento di risorse in atto, questa potrebbe essere l'occasione perfetta per rispolverare Harry Potter, una IP che al cinema ha avuto un successo straordinario, ma che come serie tv potrebbe davvero regalarci qualche sorpresa. Stiamo ovviamente parlando del potenziale ancora insito nelle avventure del mago più amato del mondo. Curiosi? Seguiteci nel nostro speciale.

Le conseguenze dell'adattamento cinematografico

Harry Potter è uno dei franchise più famosi e di successo della storia del cinema e dell'editoria. I libri hanno venduto milioni di copie e i film macinato miliardi di dollari. Ed è un brand ancora solido, visti i riscontri della saga di Animali Fantastici, seppur non di successo quanto l'originale. Ma c'è una cosa che ai fan non è mai andata giù: il fatto di aver dovuto tagliare interi personaggi o vicende per far rientrare i singoli romanzi in circa due ore di pellicola. E, in termini puramente cinematografici, è normale nell'adattamento tra la pagina e il grande schermo.

Il problema è che così facendo si è spesso e volentieri smontata l'abilità di J.K. Rowling come ottima tessitrice di una tela, quella soprattutto degli ultimi quattro romanzi, che si è dimostrata di una tale complessità da essere difficile da dipanare nell'arco di soli sette film. Sebbene alcune scelte siano risultate comprensibili, altre non lo sono state. Come si fa ad adattare un libro di seicento pagine come Il Calice di Fuoco in un film della durata di due ore? O uno di ottocento come L'Ordine della Fenice?! L'impresa è difficile, per non dire impossibile.

E così facendo, come già detto, si è semplificata una trama arzigogolata, che prevede una serie di eventi intrecciati che spesso e volentieri innescano una reazione a catena che porta alla conclusione stessa della vicenda. Sono cambi importanti, quelli adottati da Yates principalmente negli ultimi tre film. E spesso e volentieri si sono sacrificati avvenimenti importanti per scene decisamente inutili, come il ballo di Harry ed Hermione ne I Doni della Morte oppure la scena della "stanza delle necessità" di Ginny ed Harry.

Non è certo facile riassumere dei tomi del genere in centoventi minuti circa, ma c'è sempre l'opportunità di creare delle extendend edition. D'altronde, Warner pare ormai essere avvezza alla questione, tra le versioni estese di Suicide Squad, Batman v Superman o per tutti i film ispirati all'universo creato da Tolkien (New Line Cinema fa parte proprio del gruppo Time Warner). Perché per un crepa che ci lasciamo indietro, ci sono tante altre vicende che meritano di essere raccontate: la storia di Barty Crouch e di suo figlio, Ludo Bagman, e la sua passione per le scommesse; Ron ed Hermione prefetti, la vittoria della coppa di Quidditch con Harry in qualità di capitano e tanto, tanto altro.

Un caso emblematico: Harry Potter e il Principe Mezzonsangue

Principalmente, però, il pensiero corre sempre a Harry Potter e il Principe Mezzonsangue, romanzo tagliato brutalmente, quando i suoi principali punti di forza stavano nel raccontare l'infanzia e l'ascesa di Voldemort al grande pubblico. E questa scelta si è ripercossa anche sui successivi due film de I doni della morte, in cui si spiega genericamente che "sì, Voldermort creava Horcrux con oggetti appartenuti ai fondatori di Grifondoro e l'anello era della mamma".

Una spiegazione troppo semplice, che non fa altro che velocizzare una narrazione che, in alcuni punti, avrebbe avuto bisogno di essere approfondita maggiormente. Sarebbe bastata una mezz'ora in più a film. Magari quarantacinque minuti nel caso del sesto lungometraggio. Anche perché Animali Fantastici serve principalmente a spiegare la storia di Silente tralasciata nella trasposizione del settimo romanzo.

Come rimediare? Ma con una serie TV!

E qui si torna al discorso HBO Max. Primo, perché i diritti sono e rimangono della Warner e difficilmente si potrebbe fare su un'altra piattaforma. Secondo, perché nessuno avrebbe la stessa potenza di fuoco di HBO per portare una simile qualità sul piccolo schermo, basti pensare ad opere come Game of Thrones e Westworld. i mezzi sul piccolo schermo. Ma che tipo di serie potrebbe essere? Ci sono tre opzioni.

La prima è di una serie in live action. E, lo ammettiamo, ci sembra una strada davvero poco percorribile. Un po' perché ci vorrebbero mezzi titanici, con budget probabilmente superiori a quelli dei film, e un po' per la velocità alla quale si dovrebbe lavorare. Si riavrebbe lo stesso problema avuto con le pellicole: attori che crescono in fretta e che, alla fine delle sette stagioni, avrebbero ben più degli anni necessari al ruolo. Lo stesso Radcliffe era ben oltre i diciassette anni che avrebbe dovuto avere nel film.

La seconda opzione, invece, è una serie animata con animazione tradizionale. Sarebbe relativamente più semplice e potrebbe coinvolgere nuovi e vecchi fan. Attirare un pubblico più piccolo anagraficamente, ma portare anche quello delle vecchie generazioni. Lo stile del castello, delle uniformi e di tutti gli altri elementi sarebbe facile da mantenere e si potrebbe così riuscire a raccontare attraverso una serie di episodi tutto ciò che nei film è stato estromesso.

La terza opzione, quella che sicuramente potrebbe andare più di moda, è quella di una serie in CGI. Anche qui, come per l'animazione in 2D, sarebbe molto semplice mantenere lo stile e tutto il resto, ma il vantaggio, probabilmente, risiederebbe nell'avere più appeal sugli adulti che non sono molti interessati ai prodotti animati. Lucasfilm ha già dimostrato, grazie a The Clone Wars, che un prodotto ben fatto, seppur animato, può attirare anche i fan più scettici e le persone che non hanno particolare interesse nell'animazione, 2D o 3D che sia.

Non è necessario che si tratti di una serie per forza da tredici episodi, come ormai va di moda, ma è necessario che si riesca a trasmettere quella ricchezza dell'intreccio che rende J.K. Rowling un'ottima scrittrice.