House of the Dragon insegna come andrebbero girate le scene di sesso

A differenza della serie madre, la rappresentazione degli atti sessuali nello spin-off è contestualizzata e mai fine a se stessa.

House of the Dragon insegna come andrebbero girate le scene di sesso
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Parlare di aspetti negativi quando si analizza un prodotto dalla portata storica come Game of Thrones potrebbe sembrare inizialmente pretestuoso, come l'abitudine del cinico nel voler ricercare con pedanteria il pelo nell'uovo e smontare quanto di buono è stato fatto in un'opera, eppure - nonostante i numeri vertiginosi registrati dalla serie HBO - lo show tratto dalle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco non era esente da difetti. Senza soffermarci sulla tanto criticata stagione conclusiva - noi l'abbiamo inserita tra le serie tv col finale peggiore - un'altra caratteristica tenacemente osteggiata dal pubblico e dalla critica era la gestione della nudità e degli atti sessuali, i quali si dimostravano spesso gratuiti e privi di una motivazione narrativa, ai limiti del fanservice.

C'erano di conseguenza molti dubbi sull'effettiva riuscita dello spin-off House of the Dragon, il timore diffuso (ma non taciuto nemmeno dai protagonisti dello spettacolo) era che anche questo racconto venisse traviato dalla faciloneria con la quale gli showrunner hanno cercato di accalappiare l'attenzione del pubblico nella serie madre, ed invece la sceneggiatura ha finora gestito con oculatezza la sfera sessuale dei suoi personaggi, calandola sempre con maturità all'interno della sua sontuosa cornice di un dramma politico.

Sesso e potere

Nonostante i due show siano molto vicini per atmosfere e temi trattati, a differenza di quanto sta accadendo con lo spin-off erano numerosi gli episodi in cui Game of Thrones inseguiva trame amorose soltanto per piazzare in bella mostra le nudità dei suoi personaggi, mostrando non solo l'intimità di coppie esistenti o in via di formazione, ma anche gli sfoghi meno lungimiranti a cui si rivolgevano con la prostituzione, reiterando un forte erotismo che trovava raramente un'evoluzione in termini di racconto.

Poteva sembrare un elemento dallo scarso potenziale, ma nella trama immaginata da Ryan Condal e Sara Hess - con il contribuito di un George R.R. Martin che si è detto molto coinvolto nella scrittura - la sessualità rientra invece perfettamente negli intriganti canoni di una caccia al trono sempre più convulsa (qui trovate la recensione di House of the Dragon 1X07), una gara che vede i suoi partecipanti utilizzare qualsiasi mezzo a propria disposizione per mettere le mani sulla corona oppure, non potendo tutti ambire al ruolo di reggente, per acciuffare posizioni che garantiscano il prestigio perenne alla loro famiglia.

All'interno di una scala gerarchica solida e quasi impossibile da scalare, bloccata nell'immobilismo causato dalla pace generale, i personaggi della serie sono costretti a sfruttare al meglio ciò che i loro corpi possono offrire o hanno già offerto: nella storia delle casate (reali o immaginarie che siano) i matrimoni sono sempre stati il mezzo migliore per garantire le alleanze necessarie al mantenimento del potere, per questo non sorprende vedere nello show HBO i genitori intenti a proporre i loro figli (spesso in età prepuberale) al miglior partito disponibile, mentre chi non ha prole da donare deve esporsi in prima persona per garantirsi una posizione eccelsa.

Questo è frequentemente il caso delle donne, le quali non hanno alcun potere decisionale nella sfera politica maschilista dipinta dallo spettacolo, ma possono infilare le loro considerazioni nelle scelte più decisive del regno con atti sibillini e stratagemmi di corte, sfruttando le debolezze dell'altro sesso per piegarlo al proprio potere.

Intrighi di corte

La serie diretta da Miguel Sapochnik si è dimostrata fino ad ora perfettamente centrata nel calare in questo modo l'erotismo nel contesto del political drama, evitando qualsiasi forma di sensualità gratuita e portandolo sullo schermo soltanto quando era davvero necessario riferirlo attraverso le immagini. Se la maggior parte dell'intimità di coniugi ed amanti viene lasciata al sottotesto descritto con eleganza dagli sceneggiatori, il sesso prorompe sulle scene soltanto per aumentare l'effetto drammatico dell'atto e delle sue prossime conseguenze.

Nonostante l'insoddisfazione di un Matt Smith che si è lamentato delle scene di sesso, bisogna ammettere che in House of the Dragon esse sono nettamente inferiori per numero e vengono anche gestite con più accortezza rispetto a quanto fatto nella serie madre: l'atto è sempre foriero di una macchinazione politica, il rapporto tiene in considerazione la volontà femminile e la nudità viene mantenuta al minimo indispensabile.

Un moto di improvvisa repulsione si è scatenato nel pubblico per una scena in particolare, la quale ha preso di sprovvista coloro che ignorano la storia di una casata in cui l'incesto è sempre stato un vanto, forse perché inaspettata e ancora incompiuta nei piani a lungo termine della corsa al trono, ma essa ha avuto ripercussioni immediate (e catastrofiche) nell'immediato ed è molto improbabile che non si palesino nella trama anche quelle future, già descritte nel libro di Martin dal quale è tratta la serie.

I paragoni con uno spettacolo mastodontico come Game of Thrones sono ancora affrettati (noi ci siamo limitati a confrontare gli inizi di Game of Thrones e House of the Dragon) ma, quantomeno dal punto di vista della sessualità e della sua rappresentazione sullo schermo, lo spin-off targato HBO sta dimostrando quella maturità che nello show precedente ha latitato in più di un'occasione: vedremo se a questa si affiancherà anche un dramma politico avvincente e mozzafiato, il quale fino a questo momento si sta lasciando ammirare per la lungimiranza dei suoi intrighi.