House of the Dragon VS Game of Thrones: inizi a confronto

Dopo aver ammirato i primi episodi dello spinoff di GoT, proviamo ad analizzare le sensazioni suscitate dagli esordi di entrambe le serie

House of the Dragon VS Game of Thrones: inizi a confronto
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A distanza di qualche settimana dalla messa in onda, possiamo affermare con certezza che House of the Dragon è riuscito nell'intento di riportare attorno a sé l'attenzione di buona parte del fandom di Game of Thrones. La premiere di House of the Dragon è la più vista su HBO e, dopo aver battuto questo record, lo show di George R.R. Martin e Ryan J. Condal sta raccogliendo consensi sia in termini di pubblico che di critica, riuscendo a risollevare il morale di molti fan delusi dal triste finale della serie madre.

Come accennato nelle nostre prime impressioni su House of the Dragon, l'impatto in termini qualitativi e narrativi non può che essere profondamente diverso tra le due opere. Il Trono di Spade era una scommessa in piena regola che ha acquisito reale grandezza ben oltre la sua prima uscita, mentre lo spin-off è partito con i favori di un enorme budget (superiore persino a quello della stagione finale di GoT) e ha raccolto l'onere di riavvicinare il fandom al mondo di Westeros dopo una cocente delusione. Proviamo quindi a mettere a confronto l'impatto iniziale delle due serie, analizzandone similitudini e peculiarità.

Prime sequenze: il contesto

Sin dalle prime battute, entrambi i prodotti riescono con estrema facilità a mostrare le rispettive qualità in termini di scrittura e costruzione narrativa. Tra presentazioni in pompa magna o particolari sequele di eventi, le due serie HBO instaurano sin da subito un certo tipo di contatto con lo spettatore, ponendolo di fronte a mood decisamente diversi.

Game of Thrones, specialmente col passare del tempo, si è rivelato molto variegato in questo senso: le primissime immagini della serie mostrano un cenno cupo e misterioso agli estranei, mentre si concentrano poi in maniera quasi totale su Ned Stark e sugli intrighi politici che lo vedranno protagonista insieme alla sua famiglia. Orrore, potere e politica mescolati insieme in un particolare debutto colmo di macchinazioni, personaggi e nomi da ricordare. House of the Dragon, invece, segue la piega di molti spin-off canonici - seppur solamente in parte, permettendo probabilmente allo stesso Martin di togliersi qualche sassolino dalla scarpa dopo il deludente finale di GoT.

La prima sequenza presuppone che chi osserva abbia conosciuto gli eventi della serie madre, ma sposta immediatamente il proprio focus sul racconto di successione e lotta per l'emancipazione che contraddistinguerà l'intera serie. Il gran Concilio del 101 ha sin da subito posto al centro la famiglia Targaryen, la potenza della casata e dei loro draghi nel dominare tutta Westeros. Le premesse, chiare e concise, evitano di approfondire eccessivamente personaggi di contorno per mantenere il proprio focus sui dinasti e sul re, che in questo senso appare chiaramente come un novello e combattuto Ned Stark.

Dopo quella sequenza particolarmente intensa e imponente, lo spin-off pone al contempo la prospettiva femminile al centro del proprio dialogo e da lì alle battute successive non alterna né sposta mai la propria concentrazione. La prospettiva maschile e patriarcale, contrapposta alla bramosia femminile sull'onda di un'emancipazione ancora da affermare, prende il sopravvento anche in ottica "rimediativa" rispetto alla serie madre.

Volti e Caratteri

Ponendo a confronto le scelte adottate dagli showrunner, sia in termini stilistici, sia in termini squisitamente narrativi, appare evidente che Condal sia stato in parte costretto a giocare a carte scoperte senza particolari azzardi. Da una parte, la presenza di Martin funge da collante perfetto tra libro di riferimento e adattamento televisivo, dall'altra HBO tiene a freno le penne dopo gli strafalcioni compiuti da Benihoff e Weiss.

In questo senso, la caratterizzazione dei personaggi è stata il principale punto di forza di GoT, che con molti volti da introdurre al pubblico ha potuto giocare le proprie carte in maniera impeccabile puntando tutto sull'eterogeneità. Le scelte più sicure e meno coraggiose di House of the Dragon non pagano allo stesso modo, ma ciò dipende anche dalla maggior presenza di sfumature far i personaggi dello show.

Eccezion fatta per Daemon, leggermente più spiccato come carattere rispetto agli altri e proprio per questo posto nella posizione di pseudo-villain, tutti i personaggi dello spin-off vagano per grigi senza particolari schieramenti di sorta in grado di indirizzare il pubblico. Con i Lannister e gli Stark chiaramente delineati sin dall'inizio, così come per le differenze tra Daenerys e il fratello Viserys, Game of Thrones ha invece mostrato con largo anticipo degli schieramenti per i quali parteggiare, evidenziando l'estro e la forza di personaggi come Tyrion o Arya senza mai allontanarsi troppo dall'approfondimento di Ned e dei suoi timori. In un certo senso, lo stesso vale per il Viserys di House of the Dragon, dal cui punto di vista siamo portati a sentire ogni tumulto alternandolo alla voglia di Rhaneyra.

GoT offre una chiara visione di chi amare e di chi non apprezzare, mentre House of the Dragon si tiene (almeno finora) su una via ben più sottile, per quanto sfaccettata. I caratteri di contorno non prendono mai particolarmente piede e il focus rimane chiaro in ogni scena, tenendo fissi gli occhi sui volti di punta. Paddy Considine e Matt Smith mostrano due parti della stessa medaglia, l'Otto Hightower di Rhys Ifans invece alterna con estremo acume atteggiamenti da Tywin e da Ditocorto.

Le due facce di Westeros

Alla luce di quanto mostrato finora, le differenze in termini visivi e di spirito non sono minimamente paragonabili. I 10 anni di differenza si sentono tutti, ma GoT mantiene intatto il proprio fascino anche di fronte all'inizio roboante del suo primo spin-off, che in termini di violenza esplicita e atmosfera riesce spesso a superare la serie madre. Ciò che può far gioire i fan di vecchia data e incuriosire i nuovi, invece, è il mantenimento da parte di House of the Dragon di quel fervente cuore che contraddistingueva le prime battute di una serie destinata a divenire fenomeno mondiale.

In questo senso, anche soltanto per la forza e il pochissimo timore avuti al tempo, GoT si aggiudica una menzione d'onore sulla scala dei valori. Specialmente in questi termini, e la stessa presenza corposa di Martin ne è la prova, l'esperienza fa tutta la differenza del mondo e permette di affrontare con decisione situazioni assai complesse.