I Simpson: top e flop della 29esima stagione

Si è chiusa anche la 29esima stagione per la famiglia gialla più famosa del mondo, sarà andato tutto per il verso giusto?

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Articolo a cura di
Luciano Moscariello Appassionato di serie tv e videogiochi, non disdegno qualche occasionale capatina filosofica, dovrei anche laurearmici un giorno.

I Simpson sono ormai un prodotto che si tende a dare un po' per scontato, non gli si dedica grande attenzione, semplicemente arriva ogni anno e sembra quasi procedere per inerzia. Di norma questo è il commento che accompagna il nome della famiglia gialla più famosa della televisione nei tempi recenti, mescolato alla convinzione di trovarsi al cospetto di un gigante decaduto che ha già espresso il suo massimo potenziale.
È una visione estrema, senza dubbio, in Italia ancora più roboante in seguito alla dipartita del doppiatore storico di Homer, il meraviglioso Tonino Accolla, ma che racchiude in sé una piccola porzione di verità: negli ultimi anni è mancato l'ultimo guizzo in quel di Springfield, una carenza che viene ancora pagata fin troppo dispendiosamente e che ha portato alla stesura di una quantità generosa di buone/ottime puntate e ben pochi capolavori. La ventinovesima stagione dello show, pur non sottraendosi a questo status quo, è tuttavia diverse spanne sopra le ultime annate, complice un umorismo rispolverato e squisitamente pungente e alcune sortite estetiche splendide come coronamento. E qualche immancabile e orrendo fantasma dal passato. Questi sono, per noi, gli episodi migliori e peggiori dell'ultima stagione.

Top - Dei gran bei picchi


3. Throw Grampa From The Dane (29x20)

Onestamente è una puntata che inizia in sofferenza a causa di una situazione piuttosto abusata, ovvero il caro nonno Simpson ammalato e in cerca di soldi per un'operazione. La famiglia decide allora di portarlo in Danimarca e beneficiare dell'assistenza sanitaria gratuita. Dall'arrivo a Copenaghen in poi, però, parte un festival dell'ironia sagace sull'America e sulla cultura Nordeuropea senza limiti e senza peli sulla lingua. C'è di tutto, tra battute in sequela sulla costruzione sfrenata di mobilio, lo sfondo che si popola di giochi di parole esilaranti su personaggi danesi famosi e anche una versione del celebre discorso dell'Amleto shakespeariano in chiave culinaria. Insomma, una piccola vetrina di ciò che ha reso immortale questa serie animata.

2. 3 Scenes Plus A Tag From A Marriage (29x13)

In superficie è una situazione analoga alla precedente, in quanto è l'ennesimo escamotage sfruttato più intensamente di una miniera di diamanti. Già, una nuova rielaborazione della vita pre-figli di Marge e Homer, una noia letale se non fosse l'edizione, per così dire, più ampia, curata e pregna di significati che si sia mai vista fino ad ora. La creazione felice della famiglia dipinta amaramente come una bugia da trasmettere ai neo-sposati per assicurare la continuità stessa della specie umana è un colpo da maestro. Una dimostrazione di come gli autori riescano ancora a posare lucidamente lo sguardo sulla realtà, immortalando e facendo proprio un sentimento complesso e diffuso, per quanto generazionale. Poi il siparietto sulle scene post-credit della Marvel, una versione nuova di zecca di Those Were The Days e la gag del divano curata da Bill Plympton e modellata intorno al suo memorabile corto Your Face. Se non si tratta di un capolavoro, lo sfiora di pochissimo.

1 . Homer Is Where The Art Isn't (29x12)

Il capolavoro indiscutibile della stagione è questo. Gli sceneggiatori hanno estratto meticolosamente tutti gli elementi caratteristici dei classici polizieschi, Colombo in primis, e li hanno portati fino alle estreme e ridicole conseguenze.

La trama segue in furto di una famosa opera d'arte, La Poetessa di Miró, di cui sono sospettati l'onnipresente Montgomery Burns, la magnate della tecnologia Megan Matheson e Homer Simpson, ossessionato dal dipinto. L'unica persona che può risolvere questo spinoso caso è l'investigatore Manacek, lo stereotipo del detective anni ‘70, donnaiolo, fumatore, intenditore di alcolici e sarcastico fino al midollo. Ogni singola sequenza dell'episodio è una parodia perfettamente riuscita del poliziesco standard, dalle scene allungate che ritraggono l'entrata in scena dell'investigatore con i vari titoli di testa, agli interrogatori fino alle assurde e machiavelliche rivelazioni di fine caso. E non va dimenticato il fitto sottobosco di riflessioni sull'arte e sulla sensibilità artistica di cui la puntata si fa carico in maniera egregia, innalzandola a un livello sensibilmente più elevato rispetto a una seppur brillante parodia integrale.

Flop - Pochi, ma devastanti


3. King Leer (29x16)


A dispetto del titolo, fareste meglio a non alzare troppo le speranze, poiché non si tratta di una rivisitazione del King Lear di Shakespeare. In realtà è una fiacca puntata incentrata sulla lite inestinguibile tra Boe e suo padre, un tempo padrone del più importante centro di vendita materassi della città. Ecco, l'unico aspetto positivo è questa voglia di accrescere il background dei Simpson, ponendo sotto i riflettori una famiglia rimasta nell'ombra fino a oggi. Ma il resto è composto da una sceneggiatura confusa che vorrebbe raccontare un quantitativo spropositato di avvenimenti, tra continui flashback e colpi di scena, senza mai trovare il bandolo della matassa, senza approfondire i vari membri degli Szyslak e pertanto rimanendo confinata in un dimenticabile limbo incolore e insapore. Non necessariamente pessimo sotto qualunque punto di vista, ma di sicuro un'occasione sprecata.

2. No Good Read Goes Unpunished (29x15)

Questo è invece l'episodio della delusione, in quanto offre degli invidiabili spunti di riflessione che però o non vengono portati a compimento o si risolvono in una semplicistica e intollerabile chiacchierata con una bottiglia di sherry. Marge trova il suo libro preferito di quando era bambina, ma i ricordi non combaciano con la realtà dei fatti, mentre Bart controlla Homer tramite lezioni acquisite leggendo l'Arte della Guerra di Sun Tzu. Potenzialmente è una puntata completa, non le manca nulla e in realtà si registra qualche momento riuscito, ma è tutto caratterizzato da una superficialità a tratti imbarazzante. Si sollevano straordinarie problematiche di storicità letteraria che non vengono affrontate, nonostante si vada appositamente da un gruppo di letterati. È precisamente questo il problema, banalizzare fino ad annichilire una serie di spunti intriganti che dovevano distinguere la puntata da un tradizionale "Bart fa cose a Homer".

1. Whistler's Father (29x03)

Il fondo malauguratamente non è stato ancora toccato. Whistler's Father è l'esempio di come non vada gestita una puntata, un'accozzaglia male assortita di elementi randomici presi da precedenti stagioni per rattoppare una storia asettica che sa di già visto condito da scaglie di inutilità. Homer scopre che Maggie possiede un talento innato nel fischiettare e decide di sfruttare ciò a suo vantaggio, mentre Marge diventa l'arredatrice di Tony Ciccione dopo aver decorato una sala d'accoglienza nella scuola elementare.

Se trovate difficoltà nel cogliere il collegamento di un plot simile, non preoccupatevi poiché non siete i soli. Quindi in sostanza metà episodio è minato da un totale nonsense nel suo incedere, e l'altra metà è un ripieno di cliché dei talent show giovanili a cui si è già assistito molteplici volte, in aggiunta a una Lisa gelosa del talento della sorellina. Un fatto assolutamente inedito, vero? Siamo convinti non ci sia necessità di aggiungere altro per descrivere il peggior momento della stagione e, probabilmente, uno dei punti più bassi e sterili sondati dai Simpson.