Speciale I soliti idioti

La serie italiana del momento! I soliti idioti, interpretati da Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli, conquistano il pubblico di MTV Italia

Speciale I soliti idioti
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Quello che leggerete non sarà né un saggio né tanto meno un’analisi critica, ma solo un sincero resoconto di una delle serie italiane più amate degli ultimi anni. La serie di cui tutti hanno parlato e che, giunta ormai alla terza stagione, non riesce ancora a smettere di far parlare di sé.
Battute taglienti e una buona dose di satira politica e sociale compongono un’ideale cornice agli irriverenti sipari comici dei due protagonisti, che, di volta in volta, si cimentano in irresistibili caratterizzazioni di vari personaggi.
Ovviamente, il paradosso e l’eccesso sono due elementi indispensabili al fine di procurare al pubblico il giusto divertimento, evitando, tuttavia, l’esagerazione fine a se stessa.
Il sottoscritto Francesco Manca, che ha avuto la grande fortuna di prendere parte in qualità di “attore” ad alcuni episodi della seconda e terza stagione del programma, farà ricorso a tutta la sua buona volontà per esporvi al meglio quel che caratterizza questa serie e ciò che succede all’interno del set, come i vari processi di realizzazione degli sketch.

I SOLITI ITALIANI

Tutto parte dallo storico film di Mario Monicelli del 1958, “I soliti ignoti”, da cui la serie ricalca - oltre che il titolo - anche la fisionomia dei personaggi.
Sia nella pellicola del compianto maestro viareggino che in questa sua “trasposizione televisiva”, infatti, gli interpreti portano in scena più che altro delle macchiette, o meglio, degli stereotipi che si rispecchiano, in modi differenti, nell’attuale società. Padri sb(r)occati e coatti che cercano di scrollarsi di dosso il peso dei figli bamboccioni, precari costretti a sottostare alle angherie del principale per uno stipendio da fame, coniugi perbenisti che si trovano in difficoltà ogni qual volta notano intorno a loro delle “stranezze”, impiegati postali negligenti, politici rampanti e “disponibili”, coppie gay alle prese con una “gravidanza”, preti ingegnosi che vogliono rinnovare l’ambiente ecclesiastico, poliziotti imbranati con problemi di flatulenza...
Chi non ha mai notato, anche camminando normalmente per strada, anche solo alcuni dei modelli sopraccitati?
Alla fine siamo tutti degli idioti e non ci rimane altra soluzione se non quella di ridere di noi stessi e delle nostre idiozie, piccole o grandi che siano.
Secondo le stesse dichiarazioni degli autori/attori, infatti, il miglior modo per scrivere e dare vita a delle gag efficaci è quello di sedersi su una panchina di un qualsiasi parco italiano ed osservare la gente che passa. Noteremo senza dubbio il mescolarsi di vari individui con caratteristiche diversissime tra loro, che, a loro modo, impressionano e affascinano. Si prende poi in considerazione ognuna di queste caratteristiche e la si applica ad un potenziale soggetto, donandogli un nome, un'origine, un determinato modo di vestire e di atteggiarsi e un tipico marchio di fabbrica in grado di renderlo unico rispetto agli altri.
Ci troveremo quindi di fronte ad un’autentica massa di “idioti” che suscitano ilarità non tanto per l’immagine che trasmettono, ma proprio perché, forse inconsapevolmente, sono degli individui proprio come noi; persone comuni, appartenenti a diverse classi sociali, che vivono una vita monotona e che sono quotidianamente alle prese con problemi futili, spesso (inutilmente) amplificati e che distolgono l’attenzione da quelle che sono, in realtà, le vere disgrazie in cui possiamo incorrere.
Il pubblico de “I soliti idioti” vuole divertirsi, ridere di gusto, mettere da parte le noie e concedersi mezz’ora di relax (o anche un’ora, dato che, in una serata, vengono mandate in onda due puntate da 30 minuti ciascuna).
Tuttavia, se riflettessimo anche solo per un attimo sui temi presi in esame nel programma, ci accorgeremmo che, dietro l’atmosfera quasi idilliaca, si nascondono le controversie e gli scandali che sono ormai all’ordine del giorno nella nostra "bell’Italia".
Si ride per non piangere. Ricorriamo alla risata per evitare le lacrime, perché, da buoni idioti quali è ormai certo che siamo, ci piace restare nell’indifferenza quando, invece, dovremmo affrontare la realtà. Ma, comunque, ritorniamo sempre al punto di partenza: chi ce lo fa fare?!?

MAKING OF

Riallacciandoci al discorso di poco fa, possiamo dire che, al di là delle apparenze, “I soliti idioti” è una serie tv tutt’altro che improvvisata, sia dal punto di vista narrativo che da quello prettamente tecnico.
Da quello che il sottoscritto ha potuto vedere quando si trovava sul set, l’attenzione degli attori e di chi sta dietro le quinte nei confronti dei dettagli raggiunge livelli, se non maniacali, certamente superiori alle aspettative.
Lo spettatore medio, probabilmente, non ci farà caso, ma i più attenti noteranno senza dubbio quanta cura viene impiegata, in particolar modo, per le scenografie e la fotografia, per non parlare del trucco che farebbe invidia anche al Vittorio Sodano de “Il divo”; vedere gli episodi di “Father & Son” per credere.
Tanto per essere ulteriormente chiari sulla professionalità dei realizzatori, gli sketch della terza stagione dedicati a Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi (realizzati, come è facilmente intuibile, per commemorare il 150° anniversario dell’Unità d'Italia), hanno richiesto l’utilizzo di una macchina da presa formato 16mm unita ad una comune videocamera digitale. Per girare i 4 sketch previsti ci sono volute non meno di 5 ore di lavorazione, per un risultato complessivo che somiglia non poco al leggendario “Frankenstein Junior”.
Discorso analogo anche per la sigla di chiusura, che sebbene sia girata come un videoclip e non abbia, in fatto di tecnica, le stesse qualità dei suddetti sketch, ha richiesto ben 11 ciak.
Accennavamo prima al trucco, senza dubbio uno degli aspetti meglio riusciti di tutto il reparto tecnico, che sfiora la perfezione e, soprattutto, non condiziona le prestazioni degli interpreti, ma anzi, le arricchisce.
Lo stesso Francesco Mandelli ha dichiarato che, per rendere sufficientemente credibile il personaggio di Ruggero De Ceglie (divenuto ormai un’icona in tutto lo stivale), il trucco è una parte più che indispensabile, altrimenti, sempre secondo la sua opinione, non farebbe ridere.
La seduta di make-up per creare la maschera di questo personaggio ha una durata di circa 4 ore, più un’ulteriore ora per toglierla dal volto.
Anche in fase di scrittura il lavoro non è certo uno scherzo. Trovare le giuste battute e “commercializzarle” per farle diventare dei tormentoni è più difficile di quanto sembri. Non che l’intento della serie sia quello di commercializzare le sue trovate, ma il clima di spontaneità che regna sul set gioca probabilmente un ruolo a favore, riflettendosi in questo modo sia sugli attori che, in un secondo momento, sul pubblico.

INFLUENZA SULLA CULTURA POPOLARE

Quando si parla di “influenza sulla cultura popolare”, ci si riferisce spesso a serie tv di lunga durata, che hanno conquistato il successo solo dopo diverso tempo e che, soprattutto, abbracciano in maniera significativa una ristretta fascia di pubblico.
Tuttavia, l’incredibile e forse anche inaspettato successo ottenuto da “I soliti idioti”, dopo sole 3 stagioni, induce già a pensare ad una sorta di rivoluzione non solo tra i giovanissimi ma anche tra spettatori anagraficamente più navigati.
Come detto all’inizio dell’articolo, tutti ne parlano e nessuno vuole smettere di parlarne.
“Dai cazzo!”, l’espressione preferita dal personaggio di Ruggero De Ceglie, popola ormai le conversazioni di molti di noi, ma non è solo una valvola di sfogo per le nostre frustrazioni, è anche un modo per urlare al mondo che qualcosa non va, che sono necessari dei cambiamenti.
Come abbiamo visto al recente “Day cazzo!”, evento tenutosi a Roma lo scorso 12 febbraio per inaugurare la terza stagione del programma, gli autori/attori Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio hanno dato la possibilità alle migliaia di partecipanti di esporre il proprio pensiero su ciò che non va bene e per cui, come detto, sarebbe necessaria una svolta.

PROSSIMAMENTE...

Da quello che si dice in giro e in base alle chiacchiere udite sul set, ci sono buone possibilità di vedere realizzato un adattamento cinematografico della serie, che sarà probabilmente prodotto da Pietro Valsecchi per Taodue Film e distribuito da Medusa. Si tratta ancora di voci di corridoio, ma, a quanto pare, la notizia potrebbe ufficializzarsi a breve.
I vari Checco Zalone, Antonio Albanese, la serie “Boris” e tutti gli altri fenomeni comici del momento hanno un fortissimo concorrente con cui avere a che fare...

I soliti idioti Una serie che si appresta a diventare epocale e che ha finalmente risollevato le quotazioni di Mtv Italia dopo alcuni periodi tutt’altro che memorabili. Se avete imparato delle cose che non sapevate su “I soliti idioti” e se avete trovato anche solo minimamente interessante questa recensione, fatecelo sentire con un bel "Dai cazzo!".