Il femminile in Westworld

La serie targata HBO tra le varie cose si caratterizza anche per l'ottima scrittura dei suoi personaggi. Oggi ci soffermiamo sui personaggi femminili.

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Sin dal suo esordio due anni fa sulle reti HBO negli Usa e su Sky Atlantic in Italia, Westworld si è affermato come prodotto di grande qualità, trasformandosi peraltro in un piccolo oggetto di culto e viaggioni mentali dei più appassionati. La sua fortuna è da ascrivere in prima battuta certamente al suo affascinante setting - basato su quella straordinaria commistione tra fantascienza e western (e non solo) ideata nel 1973 da quel visionario che era Michael Crichton - nel quale si dipanano trame misteriose e intriganti, fatte di indizi da decifrare, linee temporali da riordinare e una buona dose di filosofia esistenzialista, il tutto con una resa tecnica tra le migliori viste in un prodotto televisivo. Il mondo ripensato da Jonathan Nolan e Lisa Joy ottiene però credibilità e spessore grazie alla superba scrittura dei personaggi che lo abitano, tratteggiati con dovizia e profondità che siano androidi o umani. Oggi vogliamo soffermarci sui principali personaggi femminili, i cui caratteri sono tra i più interessanti della serie, oltre a rappresentare il fulcro della narrativa.

Fattoria e rivoluzione

Non possiamo non partire da Dolores Abernathy, la figlia del fattore da cui tutto parte e a cui tutto riconduce. Il personaggio interpretato dalla bravissima Evan Rachel Wood è il cuore pulsante di tutta la serie, l'androide intorno al quale si sviluppano e si articolano i principali snodi di trama, oltre ad essere il mezzo attraverso cui sviscerare le tematiche più profonde. Il suo è un viaggio di scoperta, che la porterà dal semplice loop della sua backstory fino a una presa di coscienza graduale, seguendo la voce di Arnold/Bernard fino al centro del labirinto. Dolores è un semplice host, un'attrazione del parco, una delle preferite dagli avventori; è giovane e bella, ma allo stesso tempo uno dei primi modelli, quello da cui Ford e Arnold sono partiti per la realizzazione della loro utopia. Questo suo viaggio verso l'ottenimento di una coscienza prossima all'umano dà vita a una complessa trasformazione, fatta di dubbi, incomprensioni, paure e certezze, da dolce figlia del fattore che conosciamo nel pilot, alla spietata e vendicativa rivoluzionaria che stiamo ammirando in questa seconda stagione. Dopo i primi cinque episodi però c'è da sottolineare che quell'interessante profondità e ambiguità, data dal processo in corso, ha perso un po' di smalto facendo appiattire il personaggio su un monocorde ritornello di autocoscienza ed emancipazione violenta, ricordando da vicino l'intransigenza della Madre dei Draghi di Game of Thrones, l'altro simbolo di HBO.

Una madre in guerra

A fare da contraltare all'imperante individualismo - e, diciamocelo, novella smania di potere - di Dolores, troviamo l'altro host più rappresentativo della serie. Maeve se vogliamo compie infatti un percorso inverso rispetto alla figlia del fattore. La maîtresse del Mariposa ci veniva presentata come fredda, manipolatrice, una cinica calcolatrice. Il suo spontaneo risveglio la porta a raggirare i tecnici del parco, fino ad acquisire prima un'autonomia dai comandi degli umani, poi la capacità di usufruire lei stessa del potere di comandare gli host. Questo suo stato di quasi onnipotenza le spiana la strada verso una incredibile fuga dal parco, arrivando all'apoteosi dell'egoismo disinteressato. Ma ecco che messo piede nel mondo esterno tutto cambia, quasi in una conversione epifanica. In una delle sue backstory era presente una figlia, figlia che ormai il personaggio di Thandie Newton sente veramente sua, e per cui è disposta a tornare indietro e rischiare la propria libertà. In questa seconda stagione stiamo assistendo a due approcci diversi al libero arbitrio ottenuto. Dove Dolores sta diventando sempre più una despota senza scrupoli, pronta a sacrificare chiunque per arrivare al proprio scopo guerrafondaio, Maeve è sempre più un personaggio empatico, sicuramente più sfaccettato, e aperto al prossimo. È una madre vera, che mette la salvaguardia dei suoi figli al di sopra di se stessa, ma è anche leader comprensivo di un improbabile gruppetto, che nel quinto episodio abbiamo visto incappare in nuove dinamiche con l'arrivo a Shogunworld.

Nuove speranze

Se le due host sono praticamente le colonne portanti dell'universo narrativo della serie, e in particolare di quello femminile, lo stesso non si può dire per le controparti umane. Anzi, si potrebbe addirittura azzardare una simbologia tematica che vede contrapporsi uomini umani, storici dominatori, e host donne, storicamente invece in una posizione di svantaggio, replicando nel contrasto uomo-macchina la lotta per la parità di diritti uomo-donna. Ma qui siamo nel campo della speculazione. Quello che è certo è che se mentre altri host sono chiaramente secondari, come Armistice e Clementine, alcuni personaggi umani potrebbero acquisire un ruolo fondamentale e avere un maggiore approfondimento caratteriale. Parliamo principalmente di Charlotte Hale, direttore esecutivo del consiglio d'amministrazione della Delos, e della nuova entrata Grace/Emily. Charlotte è infatti sempre più nelle trame misteriose che circondano il parco, risaltando come scaltra e determinata donna d'affari, pronta a "fare le scarpe" ai vecchi amministratori. Le più grandi aspettative risiedono però nel ruolo della neo-arrivata Grace. Apparsa per la prima volta nell'inedito Raj, parco di ambientazione indiana sotto dominio britannico, si dimostra da subito come una giovane battagliera, dedita ai piaceri e alle perversioni che il parco può offrire, ma allo stesso tempo avversa alla sua conduzione. Tutte queste prime informazioni che abbiamo su di lei ci risultano chiare nel momento che scopriamo essere la figlia di William. L'esplosiva notizia non può quindi che creare grande curiosità attorno a un personaggio che promette essere un tassello importante della storia, oltre che un altro personaggio da sviluppare con carattere.