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Il vero Freud: tra ipnosi, sigari e psicanalisi, una figura problematica

Netflix ha voluto darne una visione romanzata, ma chi era davvero Freud? Ecco il ritratto di una delle figura più complesse e fondamentali dell XX secolo.

speciale Il vero Freud: tra ipnosi, sigari e psicanalisi, una figura problematica
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"Raccomando vivamente la Gestapo a chiunque". Parole vergate da Sigmund Freud in persona, in seguito all'annessione della sua patria, l'Austria, al reich nazista. Era il 1938 e all'epoca non era stata ancora presa la decisione della cosiddetta soluzione finale, perciò fu concesso all'ebreo Freud di emigrare, previo ovviamente il pagamento di alcune tasse e la firma di un documento che attestava l'aver ricevuto un trattamento ben più che accogliente e dignitoso. E quella aggiunta ironica proprio sotto la sua firma è uno dei simboli di una figura al centro tuttora di accesi dibattiti, confutazioni e adesioni su qualsiasi livello, dalle teorie di cui si fece promotore alla sua sfaccettata esperienza umana.

Netflix, con Freud, ha provato a darne una reinterpretazione particolarmente romanzata ed inserita in un contesto molto più soprannaturale (qui potete leggere la nostra recensione di Freud). Ma chi era davvero il fondatore della psicanalisi, dedito inizialmente all'ipnosi? Un cocainomane, un accanito fumatore di sigari e possibilmente un misogino, ma anche uno degli studiosi più acuti del ‘900, capace di aprire un intero campo di studi sulla psiche umana.

Tra l'Università e gli studi sulla cocaina

Passiamo celermente in rassegna i principali dati biografici: Freud nasce il 6 Maggio del 1856 da un commerciante di lana ebreo e da una madre narcisista e anaffettiva, in una cittadina attualmente in Repubblica Ceca, ma che all'epoca faceva parte dell'Impero Austriaco.

Considerato alla stregua di un ragazzo prodigio - al punto che molte delle sue riflessioni sulla religione furono già fortemente sviluppate nell'adolescenza - , Freud si iscrive all'Università di Vienna per studiare medicina. Nonostante un rapporto non idilliaco con i professori - che riteneva non all'altezza - e le continue discriminazioni antisemite, Sigmund riesce brillantemente a conseguire la laurea con specializzazione in neurofisiologia e neuropsicologia, campi in cui inizia la sua attività di ricercatore.

Fatta questa doverosa premessa, è in questi anni che la vicenda umana e intellettuale del giovane Freud prende una strada che finirà per cambiare drasticamente la storia della psicologia. Annoiato dalle mansioni di ricercatore e volendo dei guadagni più immediati, finisce per lavorare all'ospedale di Vienna, dove si appassiona principalmente alla cura delle nevrosi, nello specifico l'isteria.

Qui, ad esempio, attraverso la vicinanza ai pazienti affetti da problemi neurologici e il contatto con le differenti cure, subisce il fascino di una sostanza considerata innocua e priva di significativi effetti collaterali come la cocaina, un dato su cui la serie Netflix ha forse calcato un po' troppo la mano. Freud abbandonerà questa sostanza, dopo averne analizzati i possibili effetti analgesici, soltanto dopo il caso Fleischl, in cui il paziente accusò episodi paranoici e deliranti. Ma lo snodo cruciale, quasi la mano del destino che interviene dall'alto per modificare direttamente la storia, è l'amicizia con l'internista Joseph Breuer e il celebre caso di Anna O.

Anna O. e la catarsi

Anna O., nome letterario che venne conferito a Bertha Pappenheim, fu una paziente di Breuer che venne sottoposta alla sua tipica tecnica di ipnosi per alcuni sintomi di isteria. Sbalzi d'umore, repressione della sfera sessuale, allucinazioni, mutismo, paralisi e numerosi altri indizi erano chiari agli occhi di Breuer; un caso come tanti.

Ma le sedute non riuscivano a produrre gli effetti sperati, Bertha tentò ripetutamente il suicidio durante il trattamento e, ogniqualvolta si approdava a qualche risultato o miglioramento degno di nota, bastava una breve assenza del dottore per annullare qualunque traccia di progresso. Le difficoltà riscontrate da Breuer suscitarono l'interesse di Freud che, come lui, sosteneva la validità del metodo ipnotico, pur iniziando a scorgerne i limiti.

Sigmund allora propose un accorgimento all'amico, il nucleo di quello che poi diventerà il metodo catartico: porre la paziente sotto ipnosi e, in un tale stato, indurla a raccontare i suoi pensieri senza alcun filtro, così come le venivano in mente. Nessuna paura di giudizio né alcuna necessità di dover creare un discorso logico, semplicemente parlare. Insomma, ciò che ancora oggi è una fase fondamentale di una cura psicologica, il rovesciare completamente il contenuto dei nostri pensieri verso una figura - si spera - meritevole di fiducia, sapendo che quelle parole sono protette dal velo della riservatezza tra medico e paziente.

All'epoca - intorno al 1882 - quella di Freud era soltanto una mera intuizione, che in realtà nel caso specifico di Anna O. non ebbe gli esiti desiderati, anzi, per certi versi peggiorò la situazione. È curiosamente molto simile alla parabola che la serie riporta sul personaggio di Fleur, introdotta con "sintomi" simili - le allucinazioni in primis - e in seguito sottoposta al metodo catartico o comunque ad una sua versione romanzata, che va ad inserirsi più coerentemente all'interno del tessuto narrativo di stampo soprannaturale.

Un domino infinito

Il metodo catartico fu, però, la prima tessera di un domino infinito. L'idea predominante nel tardo XIX secolo era di ricondurre i sintomi bizzarri dell'isteria a delle cause organiche, ovvero lesioni fisiche di tessuti nervosi. Breuer e Freud ipotizzarono, invece, che le cause fossero psichiche, trasformando in tal senso i sintomi in espressioni di ricordi repressi poiché dolorosi. Da qui il metodo catartico, il cui scopo era indurre il paziente a scaricare il ricordo tormentoso; una liberazione da esperienze traumatiche ottenibile tramite l'associazione libera, il parlare di ogni argomento. Solo rivivendo l'evento drammatico una persona può guarire e sentirsi sollevata, ripulita.

Questa è la base di tutto, Freud si convince della validità di un simile percorso e costruisce un immenso apparato di teorie intorno ad essa: che la nevrosi sia dovuta ad uno sviluppo sessuale bloccato, che i sogni siano l'appagamento di un desiderio rimosso, che la psiche umana possa essere turbata da pulsioni erotiche - Eros - e di morte - Thanatos e in generale che la psiche sia un teatro di conflitti inconsci.

Per Freud, l'inconscio è centrale, è ciò che determina i nostri comportamenti e azioni. Altro grande elemento cruciale, un po' il collante tra le sue precedenti idee, è la divisione della psiche in tre regni: Es, Io e Super-io. L'Io è la parte cosciente della psiche, la cui funzione primaria è l'auto conservazione e la gestione dei desideri ciechi dell'Es, l'inconscio. L'Es è come un'ombra immensa, inaccessibile e primitiva, guidata solo dal piacere e dal soddisfacimento delle pulsioni. Il Super-io è, infine, una sorta di giudice che contemporaneamente tiene a freno l'Es e tormenta in profondità l'Io.

Appena l'Io fallisce nel rimuovere i desideri e le pulsioni dell'Es, l'equilibrio psichico di una persona viene irrimediabilmente scosso. La psicanalisi diventa così indagine sulla psiche umana; Freud ha letteralmente aperto un vaso di Pandora dalle ramificazioni incalcolabili e dall'importanza storica impressionante. Sono posizioni che vengono spesso citate nella serie, anche se in forma abbozzata, non solo per la giovane età del Freud ritratto nello show, ma per necessità narrative: le intuizioni del Sigmund storico vengono trasposte come se si stesse osservando un antenato del profiler moderno, insomma.

Adesioni? Tante. Critiche? Ancor di più, dai suoi stessi allievi - Jung - fino a giungere ai movimenti femministi - Anne Koedt e il suo Il mito dell'orgasmo vaginale - e altre correnti filosofiche. Ricoeur lo definirà un deleterio maestro del sospetto, mentre Wittgenstein apostroferà le sue idee come dei miti dall'enorme potere. Freud stesso, in occasione di una serie di lezioni, si mostrerà conscio di essere una personalità scomoda. Eppure, a prescindere da qualunque giudizio si possa esprimere su di lui, quel signore che fumava 15-20 sigari al giorno, pur avendo contratto - chissà come - un cancro alla mascella, ha creato da minime basi un campo di studi inedito e squisitamente problematico.