Kimmy vs Il Reverendo:la piacevole chiusura interattiva della serie Netflix

La meravigliosa comedy creata da Tina Fey per Netflix si chiude con uno speciale interattivo piacevole e coinvolgente. Ma quelle scelte...

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Gli speciali interattivi di Netflix hanno un potenziale sconfinato. Questo è sotto gli occhi di chiunque, poiché è difficile non scorgere quanto sia vincente, almeno in teoria, un format del genere. E intendiamo qualcosa che si discosta parecchio dalla tanto conclamata possibilità di plasmare la storia a nostro piacimento - slogan che, alla fine dei conti, ha senso solo in sede di marketing. Una vicenda d'altronde ha il suo fascino distintivo e caratterizzante proprio perché è una, ma ciò non equivale a sancire l'impossibilità di creare un prodotto che riesca a toccare gli stessi plot point in maniere differenti.

Un'impresa che richiederebbe uno sforzo di creatività non indifferente e che i vari esperimenti proposti dalla piattaforma di streaming - da Bandersnatch a Carmen Sandiego - non riescono propriamente a raggiungere. Nella maggior parte dei casi, infatti, le scelte si rivelano fittizie: si favorisce un'opzione per poi essere catapultati di nuovo nel giro di pochi minuti al momento decisivo, in modo da selezionare il modo corretto di avanzare. Kimmy vs Il Reverendo, lo speciale interattivo che segue la quarta stagione di Unbreakable Kimmy Schmidt e chiude la serie, non si discosta in alcun modo da questo copione. Però qui almeno ci troviamo davanti ad un episodio speciale ben riuscito, che porta una ventata d'aria fresca tra le uscite Netflix di agosto.

A fascinating transition

La trama è molto semplice: veniamo improvvisamente catapultati nel mezzo dei preparativi del matrimonio di Kimmy (Ellie Kemper) con il principe Frederick (Daniel Radcliffe), membro della famiglia reale britannica, seppur abbastanza lontano dal pretendere al trono. Come si sono conosciuti? Al pari di qualunque altra cosa nella vita di Kimmy, la risposta è dolcemente folle e lo scoprirete soltanto con le scelte giuste.

Tuttavia, la nostra protagonista ritrova nel suo meraviglioso zaino parlante - anche lui in piena dieta per entrare nel vestito - un libro che non solo non le appartiene, ma che potrebbe addirittura rivelare delle nuove e terrificanti verità sul suo acerrimo nemico, il reverendo Richard Wayne Gary Wayne (Jon Hamm). Inizia allora l'ultimo serrato confronto con l'uomo che ha letteralmente segnato la sua vita rinchiudendola in un bunker.

Da un certo punto di vista, non è così facile parlare di Kimmy vs Il Reverendo e il motivo è banale: se lo si vuole considerare come uno speciale interattivo, le aspettative non possono che rimanere deluse. Quasi ogni scelta è fittizia, si viene continuamente rimandati al momento della decisione ed anzi, se le possibilità sono soltanto due la vicenda prosegue in automatico dopo il vicolo cieco e un minuscolo rewind. Ma quindi perché realizzare un episodio interattivo quando l'impatto dello spettatore è confinato puramente a dettagli estetici? Qualche chicca e trovata simpatica c'è, non lo neghiamo - ad esempio vi consigliamo vivamente di skippare l'intro o di provare tutte le opzioni prima di optare per la lampante soluzione verso la fine. Può davvero bastare questo a giustificare un cambio di format?

D'altra parte, però, la puntata in sé risulta veramente bella e coinvolgente. Magari non la migliore in assoluto che una serie ricolma di episodi cult come Unbreakable Kimmy Schmidt abbia sfornato, ma confezionata in maniera squisita, dal ritmo insperatamente privo di cali, nonostante la durata più che raddoppiata, e in certi momenti persino intensa sul piano emotivo. Pungente e sapientemente ironica come la sua creatrice, la maestosa Tina Fey.

Una serie colorata e vivace come il sorprendente cast che ha saputo assemblare nell'arco di quattro stagioni - e il personaggio totalmente sopra le righe di Frederick è la prova che la creatività non si è esaurita. Kimmy vs Il Reverendo è, in poche parole, una combinazione quasi perfetta e sublime della voglia di tornare a passare un po' di tempo con questi protagonisti, di ridere con loro, e della necessità agrodolce di doverli salutare una volta per tutte. Alla fine anche stavolta ne è valsa la pena.