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La casa di carta: i momenti più imbarazzanti della serie del momento (parte 2)

Torniamo a parlare dei restanti membri della "squadra rapina", concludendo lo speciale critico-polemico su una delle produzioni più virali dell'anno

speciale La casa di carta: i momenti più imbarazzanti della serie del momento (parte 2)
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È doveroso ripetere ciò che già avevamo scritto nel primo speciale dedicato a La casa di carta di Netflix: questo approfondimento, pensato ad hoc per parlare di una delle produzioni più amate e divisive del momento, non vuole porsi né come recensione né come analisi tecnico-artistica della serie, ma solo riportare in modo critico e un po' polemico dialoghi e situazioni al limite della mediocrità, tornado a parlare dei restanti membri del gruppo messo su dal Professore. Non andremo ovviamente ad approfondire tutte le linee di sceneggiatura dei personaggi: sarebbero troppe da citare e risulterebbe un lavoro inutile, per cui concentreremo l'attenzione solo su quelle essenziali alla "narrazione" del pezzo e funzionali allo stesso. Fatte le dovute precisazioni, vi ricordiamo che l'articolo contiene spoiler sull'intera serie, quindi vi invitiamo a non procedere oltre se non avete ancora concluso La casa di carta.
[ATTENZIONE, SPOILER]

Tokyo e Rio

Lei: vero nome Silene Oliveira, interpretata da Ursula Corbero, che regala una performance rabbiosa ed espressivamente aggrottata. È la grande narratrice della serie, quella che potremmo definire la vera protagonista. La rapina alla Zecca di Stato viene raccontata da Tokyo al passato, senza sviscerare particolari dettagliati della vicenda ma accompagnando lo spettatore in un gioco di scoperta continuo, dato che - nonostante una scrittura dei personaggi e dei rapporti spesso sciatta - l'intero piano del Professore è ben congeniato e ricco di plot twist (più o meno credibili). C'è però un grande ed esasperante problema di fondo nel suo personaggio: parliamo della perdita del suo ex-compagno, dovuta alla sua testa calda, motivo che poi per l'intero arco narrativo della rapina la renderà succube di un amore infantile per Rio, fatto di "scopiamo qua, scopiamo là" (letterale, virgolettato), di facce contrite, pianti e innumerevoli passi falsi. E si inizia infatti già dal pilot, praticamente subito, quando durante la sparatoria in chiusura dell'episodio un proiettile della polizia ferisce il giovane Rio, con cui Tokyo ha intrapreso una relazione passionale per i cinque mesi di preparazione al colpo. Accecata dalla rabbia, apre il fuoco sulla polizia, colpendo due agenti e andando contro le direttive del Professore. "Pazienza", dice lei: "Non osate toccarlo".
La loro relazione si riduce a dialoghi tipo: "Io con te non mi arrendo: getto bandiera bianca solo quando perde il real madrid". Lo dice Rio, utilizzando sempre la solita, fastidiosa e ridondante analogia calcistica di turno per poi aggiungere (come dicevamo) un bel "dai, scopiamo", salvo ricevere un no come riposta da Tokyo. A questo si aggiunge anche il siparietto con uno degli ostaggi, Alison Parker, atto a creare una sorta di triangolo amoroso.
E qui c'è anche un'altra trovata di sceneggiatura estremamente scadente. L'ostaggio è nella sala dove tengono i cellulari, con uno smartphone acceso vicino a lei. Tokyo e Rio si mettono a discutere, con il secondo che rimprovera lei di essere stata cattiva nei suoi confronti e invitandola a dirgli in faccia "se sia stato solo un passatempo". Il tutto condito da espressioni basite à la Boris, mentre Alison chiama in tutta tranquillità la polizia, che sente parte della conversazione e scopre anche il volto di Rio.

La sospensione dell'incredulità

Pina vuole fare del fattore umano l'unica parte imprevedibile del piano, dimostrando come sia impossibile separare il privato dal lavoro. E infatti una delle regole base era non avere relazioni all'interno della squadra, ma il problema risiede in realtà nella semplicità d'attuazione di molte di queste situazioni, tutte simili e tutte di base evitabili. È vero: c'è stress e tensione all'interno della Zecca, ma non tutto è giustificabile in questo modo, certamente non il lasciare acceso un cellulare al fianco di un ostaggio o mettere in bella vista un fucile incustodito mentre ci si affaccia alla porta. Andando quindi oltre i dialoghi e le dinamiche leggermente da soap opera, qui si chiede allo spettatore una sospensione dell'incredulità troppo elevata, acerba e priva di un certo grip drammatico, che invece scade spesso nel ridicolo.
Non fraintendete: ai personaggi in qualche modo ci si affeziona, perché bene o male sono molto differenti tra loro e lavorano in modo eterogeneo su livelli empatici, ma questo è merito più di una certa caratterizzazione di base che del loro sviluppo psicologico-emotivo all'interno della Zecca, dove invece sembra che reiterino in continuazione i loro atteggiamenti, commettendo sempre gli stessi errori, "viaggiando tra moralmente corretto o meno" (dice Pina), e quindi mettendosi il bastone tra le ruote da soli.

Le riflessioni dei più, tra cui Tokyo e Rio, sembrano a un certo punto disinteressarsi del piano, mettendo al centro i rapporti personali, nonostante poi siano nel bel mezzo della rapina e sappiano di non dover commettere errori e disattenzioni che invece puntualmente commettono. E anche se questo può sembrare umanamente giusto, non è per forza di cose vero, dato che in definitiva il ripetersi di mediocrità nella sceneggiatura è solo un modo di giustificare la produzione di 15 episodi, decisamente troppi per raccontare una storia simile. E qui arriviamo agli anelli intellettivi più alti della storia.

Il Professore, Berlino, Nairobi e Raquel Murillo

I primi due, amici da una vita, forse compagni di stanza in ospedale durante l'infanzia e l'adolescenza. Non fratelli, ma si amano come se lo fossero, anche se questo traspare solo poche volte all'interno della serie, specie nella seconda parte. Il Professore, come detto, è la mente del piano: astuto, calcolatore e mentalmente dinamico. È la sola chance che ha il gruppo all'interno della Zecca di uscire di lì, e tenta in tutti i modi di risolvere problematiche che potrebbero far fallire la rapina, creando però un effetto valanga che a suo modo va a inficiare tutto l'impianto. Berlino resta saggio, forse il più saggio, perché fedele alla sua natura, nonostante quei suoi continui monologhi sulla vita che ce lo dipingono come un uomo in bilico tra apparire ed essere. Andrés è invece proprio un sociopatico incapace di provare empatia, motivo che lo spinge a giocare con i sentimenti di tutti, fino alla fine. Una caratteristica che non tradisce mai ma che lo porta diverse volte a scontrarsi con i suoi compagni, anche con il Professore. È forse l'unico ad avere dialoghi più sofisticati e pochissimi e quasi irrilevanti momenti imbarazzanti, legati soprattutto al suo rapporto con un ostaggio, una donna, sfruttata sostanzialmente come schiava sessuale - anche se poi lui vuole vivere quell'esperienza come se fosse amore, in contrapposizione al rapporto realmente passionale e sentimentale di Denver e Stoccolma.

Parallelamente, l'entusiasmo del Professore e forse una certa dose di sicurezza nel piano lo traggono in inganno quando decide di avvicinarsi all'agente Raquel Murillo, a capo del caso della rapina. Lei è una donna sicuramente molto forte ma con delle dinamiche interne alla sua famiglia che fanno sbellicare: un ex-marito che non si capisce fino alla fine se sia violento o no, anche se da quanto visto sembrerebbe proprio di no, motivo che la rende psicologicamente instabile; sempre lo stesso marito sembra essere ben voluto da tutti, molto più di lei; la madre è malata di Alzheimer e sembra che l'unica cosa che riesca a ricordarsi sia il fatto che sua figlia non faccia sesso da mesi, ovviamente dicendoglielo non appena possibile; il collega Angel, il vero eroe che capisce tutto prima di tutti, è innamorato di lei e questo lo rende un burattino senza spina dorsale. E tutti questi piccoli elementi dovrebbero convincerci con fermezza che gli innumerevoli errori che compie nel suo lavoro siano frutto di un'instabilità psicologico-familiare che deve essere giustificata. E invece no, perché nella stessa serie e nello stesso periodo di tempo non è possibile strutturare due storie d'amore nell'arco di sette giorni, tutte e due fortemente emotive e tutte e due passionali: quella di Denver e Monica all'interno della Zecca e questa tra Il Professore e Raquel fuori.

Errori continui

È in un bar che la Murillo incontra il Professore, che si spaccia per un produttore di sidro di nome Salvador Martin. E nel giro di cinque giorni lo fa entrare nell'area centrale dell'operazione di polizia, in casa sua e nel suo letto, senza sospettare mai nulla se non in un breve istante grazie all'intuito di Angel e verso la fine, quando i giochi sono ormai fatti. Assolutamente rimarchevole, poi, è quando le forze dell'ordine scoprono la casa dove si è organizzato il piano e Raquel chiede al Professore non solo di accompagnarla sul posto, ma lo fa anche entrare e sbirciare ovunque, in un luogo dove oltretutto è in corso un'indagine scientifica.
Ma anche il Professore non si dimostra tutto questo genio quando chiede a Helsinki, braccio della squadra con poca materia grigia, di distruggere la macchina con cui erano stati fatti gli spostamenti prima del colpo, dandogli in mano mille euro. Nonostante stessero per incassare 2 miliardi e 400 milioni di euro, Helsinki si tiene quei pochi spicci e non controlla che il veicolo venga distrutto, creando in sostanza una delle prime problematiche da risolvere della serie.
Ma tutto risulta strutturalmente sciatto (nonostante alcune trovare brillanti: il prof. che si traveste da barbone, ad esempio) e soprattutto drammaticamente povero di contenuto, come se la narrazione si sviluppasse su gradi di incredulità basati su una formula che forse nei primi episodi poteva convincere, ma che a lungo andare si dimostra fiacca e scontata, facendo crollare quell'instabile struttura, quella Casa di carta che dà infine la misura della serie.