Le migliori serie tv del 2017

Emozionanti, impegnate, politiche. Alcune delle novità seriali più interessanti di quest'anno raccolte nella nostra Top 5

speciale Le migliori serie tv del 2017
INFORMAZIONI SCHEDA
Articolo a cura di

Difficilmente ci si sarebbe potuti imbattere in un anno più prolifico per la serialità televisiva del 2017. A fronte di molti, attesissimi ritorni (Stranger Things sopra tutti), complice un'offerta senza precedenti e una realtà capace, mai come ora, di superare qualsiasi fantasia, non sono state infatti poche, quest'anno, le nuove serie che hanno visto la luce, così come, tra queste, quelle che sono emerse dal mucchio, conquistandosi prepotentemente già un posto nel nostro immaginario. A giochi ormai conclusi, salutiamo allora il nuovo anno con cinque prodotti che, più o meglio di altri (possano perdonarci i clamorosi esclusi da questa classifica: da Big Little Lies ad American Gods) hanno saputo affrontare, con occhi e modi differenti, le contraddizioni e le brutture della nostra contemporaneità, dandoci nuovi mezzi e chiavi per interpretare un presente mai tanto oscuro, caotico e schizofrenico.

Legion

Come potrebbe l'ennesima serie supereroistica gettare una luce totalmente nuova su un panorama seriale ormai saturo di Defenders, Agents of S.H.I.E.L.D. ed altri eroi assortiti? Forse basterebbe fosse scritta da un veterano del settore (il Noah Hawley di Fargo) capace di distorcere generi e linguaggi a proprio piacimento, o diretta da una manciata di registi in bilico tra il miglior Gondry e un Wes Anderson sotto acido. O forse, semplicemente, basterebbe fosse capace di mantenere fino alla fine la sua ambiguità, la sua essenza di oggetto allucinato e caleidoscopico in grado di andare ben oltre il semplice mantra su grandi poteri e grandi responsabilità. Legion è tutto questo e molto altro ancora. I fan dei cinecomics sono stati avvertiti.

The Handmaid's Tale

Si dovesse scegliere la serie simbolo di questo 2017, difficilmente la scelta potrebbe cadere su qualcosa di diverso da The Handmaid's Tale. Questo non solo perché la serie prodotta da Hulu e interpretata da Elisabeth Moss è stata la più premiata dell'anno (otto Emmy), ma anche perché l'adattamento del romanzo di Margaret Atwood è forse la cosa più attuale e sfacciatamente politica che si possa immaginare in un periodo come questo. Difficile, d'altronde, in quel mondo distopico, opprimente e patriarcale, non trovare più di un preoccupante punto di contatto con il nostro; impossibile, in quella forza tenace e genuinamente femminista, non scorgere più di un elemento capace di condizionare l'immaginario di un'annata mai così attenta e sensibile a queste tematiche.

Mindhunter

Chi poteva immaginarsi che True Detective avrebbe trovato, a rimpiazzarlo, un erede tanto anomalo come Mindhunter? Eppure in questo thriller soffocante e discontinuo - prodotto da David Fincher e basato sulle memorie di uno dei primi profiler della FBI - che fa delle atmosfere e della sua impostazione drammaturgica il suo principale pregio, c'è tutta la forza archetipica del poliziesco, tutta la tensione di due mondi che si incontrano e scontrano fino a confondersi tra loro. Un trionfo antispettacolare capace tuttavia di tenere alta l'attenzione e di restituire, per un momento, l'oscurità di quell'abisso all'interno del quale, tra una registrazione e l'altra, ci si ostina, sempre e comunque, a guardare.

Godless

Curioso come una serie che si professa, sin dal titolo, senza Dio, galoppi, in soli sette episodi, a perdifiato verso una resa dei conti che ha tutta l'aria di un'Apocalisse. D'altronde, nel rispolverare un immaginario sporco e spietato, è proprio l'anima nera del western più teorico e brutale che i creatori di Godless, Steven Soderbergh e Scott Frank (quest'ultimo già sceneggiatore di un altro anomalo "western" come Logan), riescono a portare in scena, prendendo temi e motivi tipici del genere per poi attualizzarli, creando un mondo dove le donne estraggono le pistole più velocemente degli uomini e le sfumature tra Bene e Male si colorano di tonalità finalmente inedite. Godless sancisce il ritorno definitivo dell'epica western sui nostri schermi, dimostrandoci che anche un genere all'apparenza così lontano può ancora sussurrarci qualcosa su di noi e sul nostro presente.

The Deuce

Pare una maledizione quella degli anni Settanta, un flagello pronto a colpire chiunque corteggi l'idea di farne un affresco. Da Vinyl a The Get Down - non importa quanto altisonanti i nomi impegnati nel progetto - ogni serie ambientata nel decennio della disco music e dei lustrini pare (ingiustamente) destinata a fallire. Non certo una responsabilità da poco per The Deuce che, raccogliendo la scomoda eredità dei suoi predecessori, decide di abbandonare qualsiasi rivoluzione musicale abbracciandone piuttosto un'altra, quella ben più problematica e paradossale della liberalizzazione sessuale e dell'ascesa dell'industria pornografica. Sfacciata e schietta, sebbene estremamente filologica e rigorosa, la serie creata dal David Simon di The Wire (e si vede) è una danza continua dove intrecci e personaggi si confondono e si mischiano tra loro, mossi da un desiderio che fa del corpo merce di scambio e del mondo un grottesco gioco di potere tra papponi e prostitute.